Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Ad Abinei, piccolo paese dell’entroterra nella Sardegna orientale, vivono da sempre 808 persone: un ordine superiore pareggia il conto delle anime, e così ogni volta che qualcuno nasce, qualcun altro muore – o almeno così sostengono i superstiziosi.
Il decesso dell’anziana e ricca vedova del notaio, mentre nel villaggio una donna partorisce due gemelli, altera l’immobilità numerica della comunità, ma il medico locale nota qualcosa di strano in quella morte, e chiede aiuto a un vecchio compagno di studi, il celebre medico-imbalsamatore Efisio Marini.
Attraverso l’autopsia, lo scienziato non solo svela un omicidio, ma scopre anche l’incredibile arma del delitto. In cima alla lista dei colpevoli finisce Grazia, bellissima e selvatica figlia illegittima del notaio, ma la Morte non ha ancora lasciato Abinei, perché continuano i delitti, e dai cadaveri emergono inquietanti segreti.
L’istrionico Marini è deciso a scoprire la verità, e il suo tormentato spirito positivo finisce per contagiare non solo il vecchio amico medico, ma anche il capitano dell’Arma incaricato delle indagini. La soluzione dell’enigma sarà ben più scura di quanto credeva, e lo porterà a guardare dritto al cuore di tenebra dell’essere umano.
Lo stato delle anime, romanzo d’esordio di Giorgio Todde pubblicato nel 2001, inaugura una serie poliziesca che vede protagonista il medico “cristallizzatore” Efisio Marini, inserendosi nel filone del noir storico con caratteristiche distintive che meritano particolare attenzione critica.
L’opera si colloca in quella tradizione letteraria che coniuga l’investigazione poliziesca con la ricostruzione storica, ma si distingue per l’originalità nella scelta del protagonista e per l’ambientazione sarda di fine Ottocento e primi Novecento.
Ma Lo stato delle anime non può essere considerato solo come un giallo d’indagine, magari fuori dagli schemi: è piuttosto un’opera che, attraverso gli strumenti del genere poliziesco, interroga l’identità, la morte e il destino, aprendo la strada a un “noir dell’anima”, che segna una novità rilevante nella narrativa italiana contemporanea.
Todde mette già nella sua opera prima una tensione metafisica e simbolica, che lo distingue nettamente dalla tradizione del giallo italiano di stampo veristico.
Il paesaggio descritto da Todde in questo suo romanzo è sospeso, quasi onirico, carico di presagi e impregnato di un’atmosfera cupa e arcaica. Ogni dettaglio – dalle strade deserte ai muri scrostati, dalle case abbandonate al cielo che grava pesante sui tetti – è carico di una tensione simbolica. Lo spazio è teatro e metafora, riflesso interiore dei personaggi, soprattutto del dr. Marini.
Il romanzo presenta una struttura compatta, con una narrazione che si articola in una progressione lineare, ma che inserisce numerose digressioni di natura filosofica e saggistica.
Efisio Marini è un personaggio che unisce rigore razionale e inquietudine spirituale, incarnando la figura dell’intellettuale tragico, consapevole dei limiti della conoscenza. I personaggi secondari sono delineati da Todde con tratti netti ma mai caricaturali: figure spesso segnate da un passato ingombrante, da ossessioni latenti, da una costante ambivalenza tra colpa e redenzione.
Tutti sembrano agire sotto l’ombra di uno stigma che li precede, li segna, li consuma.

Giorgio Todde
Medico oculista, viveva e lavorava a Cagliari.
I suoi libri sono stati tradotti in olandese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese e russo.
Nel 2001, col romanzo d’esordio Lo stato delle anime, inaugurò la serie che pose al centro della vicenda il personaggio, realmente esistito, dell’imbalsamatore-detective Efisio Marini.
Al medesimo protagonista furono dedicati altri cinque romanzi: Paura e carne, L’occhiata letale, E quale amor non cambia, L’estremo delle cose e Il mantello del fuggitivo.
Todde è morto dopo una lunga malattia nell’estate del 2020 a 68 anni.
Lo stile di Todde è caratterizzato da una prosa asciutta, ma insieme aulica senza però risultare fastidiosamente anacronistica.
La tecnica narrativa privilegia la focalizzazione interna sul protagonista Marini, consentendo al lettore di seguire il processo investigativo attraverso gli occhi del medico-detective. Questa scelta permette a Todde di orchestrare sapientemente la tensione tra il punto di vista scientifico-razionale del protagonista e gli elementi irrazionali che emergono dall’indagine.
Particolarmente efficace ne Lo stato delle anime è inoltre l’uso del dialogo, che consente di differenziare i registri linguistici dei diversi personaggi e di restituire la stratificazione sociale della comunità.
La lettura di questo romanzo non è solo un’esperienza intellettuale, ma anche profondamente perturbante. Todde riesce a evocare un senso di inquietudine diffusa e continua, che agisce attraverso il costante richiamo alla caducità dell’esistenza.
Il lettore è condotto a interrogarsi, attraverso la vicenda investigativa, sul proprio rapporto con la morte, con la memoria e con il corpo.
Il romanzo produce un impatto duraturo, perché non cerca di confortare, ma di disturbare e di spingere alla riflessione.
Lo stato delle anime propone, in conclusione, una nuova declinazione del poliziesco come forma di conoscenza, come strumento per interrogare il mistero dell’umano. Todde in questo romanzo ha saputo rinnovare il genere poliziesco prestando attenzione alla specificità dei contesti regionali, senza cadere nella trappola del localismo fine a se stesso.
La figura di Efisio Marini si inserisce nel pantheon dei grandi protagonisti del giallo italiano, portando con sé le contraddizioni e le potenzialità di un’epoca di grandi trasformazioni.
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