Recensione di Samuela Moro
TRAMA
Sette amici, un luogo selvaggio, un delitto improvviso.
Dall’autore del best seller La paziente silenziosa, un romanzo spiazzante e di grande atmosfera che, tra miti, drammi e false piste, ha il sapore di una tragedia greca.
«Quante sciocchezze sono state scritte sugli eventi di quella sera. Io li conosco di prima mano, i fatti. Ero lì. Sono il narratore e sono anche un personaggio della storia. Ma prima che ti lanci in ipotesi, sappi che questo non è il classico giallo dove il lettore è sfidato a scoprire il colpevole. Qui non interessa tanto chi, piuttosto il perché.»
Sull’isola privata dell’ex star del cinema Lana Farrar, nelle Cicladi, la situazione è fuori controllo. Come ogni anno l’idea dell’attrice era di trascorrere le vacanze di Pasqua con gli amici più stretti, lontano dai riflettori e dal freddo di Londra. Ma Lana ha sottovalutato il carico di rancori, tensioni e veleni che i suoi ospiti si sono portati dietro.
Ben presto, con l’arrivo di una tempesta di pioggia, gli screzi degenerano in scenate, poi in liti durissime e alla fine in un omicidio. A raccontarci questa storia di vendette e desideri inconfessabili è lo sceneggiatore Elliott Chase, il miglior amico di Lana, o almeno così sembra. Uno che con le parole ci sa fare, anche troppo.
La furia di Alex Michaelides è un romanzo che gioca consapevolmente con le regole del giallo, orchestrando una narrazione che si presenta, sin dalla struttura,
come un omaggio al teatro classico.
Suddiviso in Prologo, cinque Atti ed Epilogo, il libro richiama la forma della tragedia, suggerendo fin dalle prime pagine che ciò a cui il lettore assisterà non è solo un intreccio di eventi, ma una vera e propria rappresentazione teatrale.
L’intera vicenda di La furia è raccontata in prima persona da Elliott Chase, sceneggiatore di successo e narratore della storia, nonché migliore amico di Lana Farrar, ex star del cinema oggi ritiratasi dalle scene che trascorre le sue vacanze su un’isola greca di sua proprietà.
Ed è proprio in questa ambientazione isolata e suggestiva che si consuma la vicenda.
L’isola greca, pur restando sullo sfondo e priva di eccessivi approfondimenti descrittivi, diventa il palcoscenico ideale per una narrazione chiusa, sospesa, carica di tensione.
Fin dalle prime battute, Elliott si rivela un narratore inaffidabile. Il suo racconto procede per deviazioni, omissioni e rivelazioni parziali, in un continuo tentativo di orientare e manipolare il lettore. L’intento viene esplicitato senza ambiguità:
Quante sciocchezze sono state scritte sugli eventi di quella sera. Io li conosco di prima mano, i fatti. Ero lì. Sono il narratore e anche un personaggio della storia.
E ancora:
Tutto ciò che ti ho raccontato finora è quanto di più vicino alla verità. Ma a noi le questioni morali piacciono semplici, no? […] Ciò che cerco – o meglio: ciò che pretendo – è che tu capisca.
I personaggi appaiono come maschere, figure archetipiche che più che vivere, interpretano un ruolo: l’attrice carismatica, il marito ombroso, l’amico ambiguo, l’amica ubriacona. La dimensione psicologica resta accennata, subordinata all’andamento narrativo.
La trama segue volutamente le coordinate del giallo classico alla Agatha Christie: pochi personaggi, uno spazio chiuso, una morte da chiarire.

Alex Michaelides
Alex Michaelides (1977) Ha studiato Letteratura inglese all’Università di Cambridge e Cinema all’American Film Institute di Los Angeles.
Ha scritto le sceneggiature di vari film, tra cui La truffa è servita, con Uma Thurman e Tim Roth.
Tra le sue pubblicazioni: La paziente silenziosa (Einaudi, 2019) e Le vergini (Einaudi, 2021).
Michaelides sembra voler omaggiare quel modello tradizionale, pur cercando di scardinarlo attraverso un approccio metanarrativo.
Tuttavia, nonostante il gioco letterario e la cura nella costruzione, il romanzo rimane in superficie. Le dinamiche tra i personaggi sono funzionali più che approfondite, e l’effetto complessivo punta soprattutto all’intrattenimento.
La furia è dunque un romanzo che affascina più per la forma che per la sostanza.
Non aggiunge molto di nuovo al genere e non ambisce a stravolgerne davvero le convenzioni, ma riesce a intrattenere grazie a una narrazione studiata e alla scelta di un protagonista-narratore manipolatore e consapevole.
Elliott Chase è il vero perno del libro: la sua voce, i suoi tentativi di confondere e sovvertire la percezione del lettore costituiscono l’elemento più interessante e riuscito dell’opera.
In definitiva, una lettura godibile, ben costruita ma priva di veri scarti narrativi o sorprese eclatanti.
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