Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Charlotte è consapevole che Stella non è come le altre bambine di nove anni, ma per lei è perfetta così: irrequieta, iperattiva, spesso intrattabile, eppure brillante, con un’intelligenza vivace, a volte anche geniale. È sua figlia, e questo le basta per amarla con tutto il cuore. E poi c’è la loro giovane tata armena ad aiutarla.
Fin dal primo giorno, Blanka ha instaurato un ottimo rapporto con Stella, e con il suo atteggiamento tranquillo e rassicurante è l’unica che riesce a gestirla senza problemi. Tuttavia, proprio adesso che Charlotte sta affrontando una seconda gravidanza difficile e stressante, Blanka si licenzia senza preavviso e, qualche tempo dopo, viene trovata morta affogata in una piscina. Un tragico incidente o un gesto volontario?
Charlotte quasi non ha tempo per elaborare il lutto. Con il marito spesso fuori casa per lavoro, tutto il peso della famiglia ora ricade su di lei. Fortunatamente, ogni giorno che passa Stella sembra più pacata del solito. All’inizio Charlotte non può che esserne felice, ma ben presto ai suoi occhi il cambiamento della figlia appare sempre più strano.
Stella comincia a replicare i gesti che erano tipici di Blanka, la sera prima di addormentarsi sussurra frasi in una lingua incomprensibile, spesso chiede di mangiare piatti dai nomi mai sentiti prima. E poi Charlotte fa la scoperta più inquietante: ogni notte, nel suo diario segreto, Stella scrive intere pagine in armeno… È lei che sta perdendo il contatto con la realtà o è la realtà che si è trasformata in un incubo? Mentre suo marito continua a ripeterle che si sta inventando tutto, Charlotte invece è convinta che Stella sia in pericolo e che solo lei possa salvarla.
La tata, opera prima di Helena Echlin, si colloca nel filone del thriller psicologico familiare imperniato sulla figura materna, che ha come fine l’esplorazione delle complessità della maternità attraverso una lente deformante oscura e inquietante.
La tata integra elementi gotici e soprannaturali, mantenendo un’ambiguità narrativa che sfida costantemente il lettore a discernere tra realtà e allucinazione.
Il romanzo è ambientato in un elegante quartiere londinese e dipinge un ambiente borghese e apparentemente idilliaco che si rivela progressivamente soffocante e perturbante, soprattutto per la rappresentazione della protagonista, che a volte sfiora il caricaturale. Gli elementi culturali armeni presenti nella narrazione, inseriti da Helena Echlin, provengono dai personaggi di Blanka e di sua madre Irina. Questi contributi arricchiscono la storia, introducendo tematiche legate al trauma e all’alienazione.
La tata esplora temi quali la maternità, l’identità, la salute mente-corpo, il trauma e la percezione della realtà.
L’ambiguità tra possessione soprannaturale e psicosi ossessiva-compulsiva post-partum solleva interrogativi sulla fondatezza delle impressioni della coscienza, sull’influenza ambientale nelle relazioni parentali e familiari e sulla fiducia nelle relazioni interpersonali.
Echlin nel romanzo esplora anche con particolare acutezza il tema della responsabilità intergenerazionale, mostrando come i segreti e i silenzi si trasmettano di madre in figlia come un’eredità invisibile ma onnipresente.
La prosa di Echlin si distingue per la capacità di coniugare precisione descrittiva e intensità emotiva, evitando, salvo rare eccezioni, l’eccesso ornamentale. Il suo stile si contraddistingue per un ritmo variabile, capace di alternare passaggi carichi di tensione interiore a momenti di asciutta efficacia drammatica. Ne La tata, è particolarmente riuscito l’uso del silenzio e dell’elusività come strumenti narrativi: elementi che riflettono sia la complessità psicologica dei personaggi sia la natura della memoria, fatta di vuoti eloquenti quanto le presenze.
Inoltre, la risonanza emotiva per il lettore si costruisce attraverso un accumulo graduale di tensione che culmina in momenti di rivelazione di particolare intensità.

Helena Echlin
Dopo aver insegnato a Stanford per otto anni, Helena Echlin è tornata con il marito e i figli a vivere in Inghilterra, dove insegna Fiction writing al Department of Continuing Education di Oxford.
La tata è il suo romanzo d’esordio.
Tuttavia, La tata di Helena Echlin presenta anche alcune zone di minor tenuta.
In alcuni passaggi la ricchezza descrittiva rallenta il ritmo narrativo in modo eccessivo con una tendenza alla sovrascrittura che appesantisce inutilmente la prosa. Inoltre, pur nella sua complessità strutturale, il finale risulta parzialmente prevedibile e non all’altezza del resto.
Alcuni personaggi secondari, infine, restano leggermente poco sviluppati rispetto al potenziale che sembravano promettere nella loro prima apparizione.
Nonostante alcune lievi discontinuità stilistiche e narrative, La tata segna in definitiva un esordio promettente per Helena Echlin. La combinazione tra tensione psicologica, riflessione sul trauma e costruzione atmosferica conferma l’intento dell’autrice di offrire un romanzo che, pur con qualche incertezza, riesce a inquietare, coinvolgere e far riflettere.
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