Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
Smetti di guardare di Franco Forte
Smetti di guardare di Franco ForteUna famiglia criminale, rampante, fin dove si deve spingere per arrivare in cima alla piramide?. Un viaggio disturbante nei recessi della violenza e della perversione. Un racconto estremo, feroce, che non lascia spazio a compromessi, tra visioni allucinate e realtà che sfuma nell’incubo
Lockdown di Diego Lama
Un noir urbano ambientato durante il lockdown. L’agente Cimmino, esasperato dalla chiusura e dalla solitudine, si scontra con il disordine della società e dei suoi stessi pensieri, in una Napoli deserta e inquietante
Teatranti di Luciana Vicidomini
Esplora il lato oscuro di una coppia borghese apparentemente equilibrata. Quando i due attori amatoriali devono scavare nella propria coscienza per interpretare un ruolo, segreti, frustrazioni e rancori sopiti esplodono, portando a un epilogo tragico
Tre racconti che scavano nell’animo umano, tra tensioni familiari, paure di una città (e di un mondo) in lockdown, e follie morali legate al crimine.
Questi sono i temi dominanti della raccolta Nero come il buio, un libro che riunisce tre autori: Franco Forte, Diego Lama e Letizia Vicidomini.
Tre storie che parlano di vite che improvvisamente si spezzano, forse perché già sospese su un filo logoro. Come sottolinea Serena Venditto nella prefazione, è spesso la paura stessa del buio a generare il vero terrore, più ancora del buio in sé.
È l’attesa di qualcosa di terribile, più che il suo arrivo, a incrinare quei già fragili equilibri su cui si costruiscono le esistenze, facendo crescere la tensione ben oltre l’evento che la scatena.

Franco Forte
Franco Forte scrittore, sceneggiatore e giornalista, nato a Milano, è il direttore editoriale delle collane da edicola Il Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo.
Sempre per Mondadori è editor degli Oscar Mondadori, e collabora alla realizzazione delle collane Oscar Draghi Urania, Oscar Historica, Oscar Fantastica e alla linea Giallo Mondadori da libreria.
È autore di numerosissimi saggi e romanzi di grande successo, in particolare storici, fra cui la serie dedicate a Gengis Khan, ai Sette Re di Roma, e a Cesare ai confini del mondo.
I suoi titoli più recenti sono Karolus – Il romanzo di Carlo Magno (2023) e L’alba di Cesare – Il romanzo del De bello gallico (2024).
Il primo racconto, Smetti di guardare di Franco Forte, non lascia spazio all’immaginazione: fin dalle prime battute non ci sono compromessi, e soprattutto non ci sono personaggi buoni.
Ognuno interpreta un ruolo preciso in un gioco di morte e sesso che raggiunge subito il culmine in una sequenza decisamente splatter. Anche una famiglia “criminale” può sprofondare in perversioni capaci di gelare l’anima.
Lasciai che l’acciaio fendesse l’aria umida della stanza, muovendosi come una creatura dotata di vita propria. Due colpi, e il sangue ruscellò su quei due corpi levigati

Diego Lama
Diego Lama è nato a Napoli, dove vive e lavora come architetto.
È autore della serie gialla ambientata nella Napoli della Belle Époque con protagonista il commissario Veneruso (Sceneggiata di morte, Tutti si muore soli, Il mostro di Capri, La collera di Napoli), tutti editi da Mondadori.
Con la sorella Diana Lama è autore di La casa delle Sirene(Mondadori), pubblicato sotto lo pseudonimo di Valeria Galante e vincitore del Premio Selezione Bancarella 2024.
Lockdown, di Diego Lama, è un racconto noir ambientato a Napoli durante la chiusura imposta dalla pandemia.
Un agente “quasi scelto”, durante una notte sospesa nel silenzio del confinamento, si ritrova immerso nei suoi pensieri — ma anche, all’improvviso, protagonista di un’azione spettacolare.
Tutto sembra tranquillo e pacifico. Seguiamo la serata di pattuglia dell’agente Cimmino Gaetano — “cognome e nome”, come tiene a precisare lui stesso — tra lo sfoggio di un’autorità ottusa, accentuata dal contesto di isolamento, e l’ansia per una fidanzata che forse ha qualcosa da nascondere.
Poi, all’improvviso, tutto accelera in una vera e propria azione di guerriglia che sconvolge Cimmino e il suo collega.
Ma però intanto adesso gli spari sono terminati e c’è solo un gran silenzio. Pure le stelle si stanno spegnendo una dopo l’altra. Patty è una zoccola. Buonanima ha smesso di sanguinare. Lockdown
Il racconto è scritto in modo estremamente visivo, come un video dai tratti notturni e oscuri, che improvvisamente deflagra nelle battute finali.

Letizia Vicidomini
Letizia Vicidomini è nata in provincia di Salerno e lavora a Napoli.
È speaker per le maggiori emittenti nazionali e regionali (RTL 102.5, Kiss Kiss, Radio Marte).
Ha pubblicato con Homo Scrivens La poltrona di seta rossa, Nero. Diario di una ballerina, Notte in bianco, Lei era nessuno e Il segreto di Lazzaro(Premio Giallo Garda, 2021) e, con Mursia, La ragazzina ragno (Premio Garfagnana in Giallo), Dammi la vita, e Non si uccide il passato.
Teatranti, di Letizia Vicidomini, l’ultimo racconto e il più lungo della raccolta, mette in scena, in senso letterale, le prove che due coniugi, attori dilettanti, si trovano ad affrontare per la rappresentazione di una pièce molto particolare sul rapporto di coppia.
La richiesta del regista di una completa immedesimazione porta al progressivo sconvolgimento del legame tra Eleonora e Francesco.
La loro vita coniugale inizia a sovrapporsi a quella dei personaggi che interpretano, o forse era già così, e lentamente la realtà supera l’immaginazione.
Una pièce teatrale può diventare la causa della distruzione di un rapporto? Può far emergere tutti i non detti sepolti nel tempo? Sono queste le domande al centro del racconto.
«L’orrore livella ogni cosa, le asperità spariscono, ma a volte possono invece emergere più cattive le ombre tenute celate per civiltà, obbligo formale e necessità di varia natura. Qui sotto può accadere di tutto, è una zona franca, per questo ricordate che i vostri personaggi possono comportarsi in modo anche opposto a quanto ci si aspetterebbe da loro. Il teatro è una lente d’ingrandimento: occorre per amplificare ogni sensazione. Voi seguite il testo, ma lasciatevi andare: così si recita davvero».
La narrazione si sviluppa con toni esasperati, e i confini tra palcoscenico e realtà diventano sempre più sfumati.
Il tempo del racconto è scandito come in un’opera teatrale, attraverso atti e scene, e la rappresentazione si fonde con la vita.
La deflagrazione tra marito e moglie è davvero nera come il buio: non lascia scampo e, pur essendo intuibile sin dall’inizio, colpisce con forza.
Il regista ha affidato loro quei ruoli proprio perché li ha riconosciuti simili ai personaggi? Due individui completamente ripiegati su sé stessi, egoisti, centrati solo sul proprio benessere?
Tutti i racconti di Nero come il buio mancano, forse, di una certa leggerezza: appaiono come storie drammatiche di vita quotidiana, più che veri e propri noir.
L’aspetto “nero” è spesso marginale, oppure emerge solo nel finale, come una lama improvvisa.
Ciononostante, ciascuno di essi riesce a raccontare in modo efficace le inquietudini dell’animo umano, acuite da situazioni particolari e di crisi.
E proprio questa tensione sotterranea onniopresente in Nero come il buio che ne rende comunque piacevole e interessante la lettura.
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