In salotto con… Romano De Marco

In salotto con...Romano De Marco2

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Marco Lambertini

Graditissimo ospite del nostro spazio dedicato alle interviste agli autori “In salotto con…” Romano De Marco.

Romano De Marco (Francavilla al mare, 1965) è responsabile safety in uno dei maggiori gruppi bancari italiani.

Esordisce nella scrittura nel 2009 con il romanzo Ferro e fuoco (Giallo Mondadori 2009, ripubblicato in libreria, nel 2012, da Pendragon Edizioni).

De Marco è una delle voci più solide e riconoscibili del noir italiano contemporaneo, un autore pluripremiato, con all’attivo romanzi di successo e collaborazioni di rilievo nel panorama editoriale.

Il suo nuovo romanzo, Dimenticare Milano, edito Ubagu Press, segna il ritorno dell’ex poliziotto Marco Tanzi. Il libro è stato letto e recensito per noi di Salotto Giallo da Marco Lambertini (potete leggere la recensione cliccando questo link).

Oltre all’intervista scritta, abbiamo avuto il piacere di incontrare l’autore dal vivo in occasione della presentazione del suo libro a Bologna, dove ci ha raccontato curiosità, retroscena e riflessioni sul romanzo e sulla sua scrittura.

In particolare, durante la presentazione, De Marco ha spiegato come i libri della serie Nero a Milano, di cui Dimenticare Milano rappresenta il quarto capitolo, siano stati costruiti in modo che sia possibile leggerli iniziando da uno qualsiasi degli episodi, non necessariamente partendo dal primo, questo anche perché i libri sono usciti a distanza di tempo l’uno dall’altro.

Molti sono gli spunti che l’autore ci ha fornito durante la presentazione, di seguito proponiamo le risposte alla nostra intervista… con qualche curiosità in più.

In questo romanzo sembrano emergere con forza i rapporti tra i personaggi, in particolare tra Luca, Marco e chi ruota intorno a loro. È una scelta voluta quella di mettere al centro le relazioni, talvolta anche più della trama investigativa? 

Romano De Marco:

Nei romanzi di questa serie, l’approfondimento psicologico dei personaggi ha sempre avuto un ruolo importante. I temi sono quelli dell’amicizia, dei rapporti famigliari, delle relazioni sentimentali difficili. D’altra parte, non penso di aver sottovalutato la trama investigativa, la cosiddetta “intelaiatura di genere”. Perlomeno, ho cercato di non farlo.

Credo che la risorsa, l’arma in più del noir italiano sia proprio quella di trovare un equilibrio fra questi due aspetti. Un romanzo può essere più cose contemporaneamente, come lettori (e come autori) non dobbiamo accontentarci di soddisfare un unico punto di vista. Dobbiamo, invece, pretendere e fornire più chiavi di lettura, togliendoci dalla testa che “scrivere un libro” sia una cosa facile e alla portata di tutti.

Scrivere un buon romanzo è una operazione complessa, di perenne equilibrismo, che richiede impegno, studio e tanta umiltà.

Il noir spesso lavora sul confine tra giustizia e vendetta. In Dimenticare Milano, qual è il confine che Marco e Luca sono disposti a oltrepassare — e quale no? 

Marco Tanzi e Luca Betti sono uomini che spesso sono dovuti scendere a patti con la propria coscienza (soprattutto il primo).

Più che tra giustizia e vendetta il vero dilemma che si trovano spesso ad affrontare è la scelta fra il rispetto della legge e il loro personale concetto di giustizia. Un concetto che entrambi, spesso, applicano al di fuori delle regole. E in questo romanzo, in particolare, questo modo di agire è evidente.

Entrambi sono sia una mia proiezione che una mia immedesimazione, in entrambi c’è molto di me.

Personaggi come Daniela Boschi e Michela sembrano svolgere un ruolo importante accanto a protagonisti segnati da dolore e senso dell’onore. Che tipo di forza rappresentano, secondo lei, le figure femminili nella serie? 

Questo romanzo, inutile negarlo, ha un punto di vista fortemente maschile. Tuttavia, questo non significa che i personaggi femminili si accontentino di fungere da comprimari senza una propria identità e senza una propria voce.

I miei personaggi femminili sono sempre molto forti e, spesso, sono loro a risolvere davvero le situazioni. In parte avviene anche in questo romanzo dove proprio i personaggi che hai citato (e non dimentichiamo Sara e Giulia, le figlie di Betti e Tanzi) contribuiscono a orientare le scelte di vita dei protagonisti.

L’assalto iniziale alla nave nel Golfo di Guinea è raccontato con una tensione quasi cinematografica, ma anche con una precisione che colpisce. Si è documentato su episodi reali? Quanto c’è di vero in quella scena? 

Per scrivere poco più di dieci pagine del prologo, ho dovuto studiare circa trecento pagine di documenti. Ho appreso parecchie cose che non sapevo a proposito della pirateria nel golfo di Guinea, partendo dai resoconti ufficiali dell’ONU, da relazioni di commissioni di inchiesta, passando per interviste a ex mercenari che hanno lavorato su quelle rotte.

Ci sono due realtà, una ufficiale e una sommersa, gestita dalle grandi agenzie di contractor internazionali. Un sequestro di una nave da parte dei pirati può costare fino a 3 milioni di euro agli armatori, una voce di bilancio da sanare. Per questo, spesso, il rispetto delle regole e della vita passano in secondo piano.

Anche perché il mare aperto a centinaia di miglia dalla costa, in zone ad alta pericolosità, non è un luogo protetto come saremmo portati a credere. È una giungla dove vige la legge del più forte. E del più ricco.

C’è un dettaglio, un dialogo o una scena di questo romanzo a cui è particolarmente legato, e che magari è nato prima del resto della trama? 

I due prologhi, il primo su Marco nel golfo di Guinea e l’altro su Luca, che compie una specie di azione suicida per salvare un bambino, li avevo in testa da tempo. Spero di essere riuscito a trasmettere le emozioni forti a cui volevo dare voce.

Ho provato qualche difficoltà a scrivere le lettere di Giulia, la figlia di Marco Tanzi. Sono messaggi che lei ha scritto al padre durate la sua assenza, una sorta di dialogo a distanza e a senso unico. La mia scrittura non è sentimentale o poetica, quindi ho dovuto concentrarmi molto per non rendere quelle lettere banali. Spero di esserci riuscito.

Guardando avanti, se ci sarà un nuovo capitolo (e lo speriamo), possiamo aspettarci un ruolo sempre più centrale per personaggi come Daniela o le figlie di Luca e Marco? Le “voci laterali” prenderanno più spazio? 

Un nuovo capitolo di Nero a Milano ci sarà senz’altro ma non il prossimo anno, bensì nel 2027. Prima uscirà un altro mio romanzo slegato da questa serie. Inoltre, sono previste anche novità nel campo del fumetto che porteranno il mio nome insieme a quello di disegnatori straordinari e di grande successo.

Tutti i personaggi presenti in Dimenticare Milano torneranno e se ne aggiungeranno di nuovi. È mia intenzione continuare ad alternare azione e approfondimento psicologico, in questa serie, quindi sì, le “voci” dei vari personaggi avranno sempre un peso importante nell’equilibrio del romanzo. 

Infine la nostra domanda di rito. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore o autrice preferito/a per fargli una sola domanda: chi inviti e cosa gli chiedi? 

Invito Giuseppe Pontiggia, scrittore immenso scomparso nel 2003 e gli chiedo di consigliarmi un libro che lui ritiene imprescindibile per un appassionato lettore che coltiva il vizio di raccontare storie.

In salotto con...Romano De Marco

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la gentilezza e disponibilità e gli dà appuntamento al prossimo romanzo.

Dimenticare Milano Salotto Giallo

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