La lotteria degli innocenti
Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Quando il dipartimento di polizia di Buckeye riceve una lettera che minaccia una diabolica missione di vendetta, per l’ispettrice Izzy Jaynes inizia un’indagine oscura e pericolosa. Per fermare chi promette di «uccidere tredici innocenti e un colpevole» come riscatto per «l’inutile morte di un innocente», c’è bisogno della detective Holly Gibney.
Nel frattempo, Kate McKay, attivista carismatica, simbolo di una nuova ondata di femminismo, inizia un tour di conferenze che attraverserà diversi Stati. Mentre le sale si riempiono di sostenitori e detrattori, qualcuno trama nell’ombra per metterla a tacere. All’inizio si tratta solo di piccoli sabotaggi, ma presto il pericolo si fa reale. Holly accetta di fare da guardia del corpo a Kate, tra la difficoltà di difendere chi non accetta protezione e l’accanimento di uno stalker rabbioso che agisce nel nome di una verità distorta.
Le due storie si rincorrono e si intrecciano, tra personaggi nuovi e volti noti, come la leggendaria cantante gospel Sista Bessie e un assassino che ha fatto della violenza il suo culto, in un finale stupefacente che solo un maestro come Stephen King poteva concepire.
Never Flinch – La lotteria degli innocenti è fondamentalmente un thriller psicologico, con molti elementi tipici del thriller investigativo e del romanzo sociale.
Stephen King, vuole, con quest’opera, esplorare le dinamiche della giustizia, della vendetta e della paranoia collettiva.
L’ambientazione principale del libro è Buckeye City, una città americana contemporanea, teatro di eventi che riflettono le contraddizioni della società moderna. Stephen King costruisce un mondo narrativo realistico, in cui le istituzioni, i media e l’opinione pubblica giocano ruoli determinanti nello sviluppo della trama.
La città diventa così un microcosmo manicheo delle tensioni sociali e politiche che attraversano l’America odierna, offrendo al lettore uno specchio inquietante della realtà.
Never Flinch affronta, come accennato, tematiche di grande attualità, quali la giustizia fai-da-te, la violenza di genere, la polarizzazione ideologica e il ruolo dei media nella costruzione della realtà.
King esplora in questo modo le zone oscure della psiche umana, invitando il lettore a riflettere sulle conseguenze delle azioni individuali e collettive, e sul sottile confine che separa giustizia e vendetta.
Il libro si distingue per l’intreccio di due trame parallele che convergono in un crescendo carico di tensione.
La prosa fluida di King alterna momenti di profonda introspezione a scene di suspense sempre più intensa. Grazie all’uso sapiente del punto di vista multiplo, l’autore offre al lettore una molteplicità di prospettive sugli eventi.
Never Flinch rappresenta quindi un’opera ambiziosa e profondamente personale, in cui Stephen King riflette non solo sulla paura e sulla resilienza, ma anche sulla propria identità narrativa. Tuttavia, proprio da questa ambizione e dal tono riflessivo emergono alcune debolezze che si possono rilevare a una lettura attenta, soprattutto se si tengono presenti le note conclusive firmate dallo stesso King.
Nelle note finali, King ammette che Never Flinch è un’opera in cui ha voluto “guardarsi allo specchio”, facendo emergere chiaramente la presenza di una componente autobiografica, sia nei personaggi sia nei temi trattati. Questo intento, pur legittimo, genera a tratti una scrittura un po’ compiaciuta: il protagonista del romanzo sembra un alter ego fin troppo trasparente di King, e ciò riduce la necessaria distanza critica tra autore e personaggio, appiattendo in tal modo la complessità psicologica.
Il libro corre così il rischio di suonare come un’autoanalisi romanzata più che come un’opera di finzione totalmente compiuta.

Stephen King
Stephen King è l’autore di bestseller mondiali che hanno venduto centinaia di milioni di copie e hanno ispirato registi di culto come Stanley Kubrick, John Carpenter, Brian De Palma, David Cronenberg e George A. Romero.
Alcuni dei film tratti dai suoi romanzi sono diventati pietre miliari del cinema: tra questi, Stand by me – Ricordo di un’estate, Le ali della libertà, Il miglio verde e It, il film horror con il più alto numero di incassi di sempre.
Tra i suoi ultimi romanzi pubblicati in Italia ci sono L’uomo in nero, Holly e Fairy Tale. Vive nel Maine con la moglie, la scrittrice Tabitha King
King riconosce inoltre, sempre nella sezione conclusiva, di aver “dovuto combattere con il ritmo”.
La narrazione in Never Flinch presenta infatti numerosi momenti di stasi, descrizioni ridondanti e digressioni che rallentano la progressione drammatica. Alcuni capitoli risultano dilatati senza una reale necessità narrativa, come se l’autore stentasse a superare certi passaggi più per ragioni affettive che strutturali. Questo incide sicuramente sulla tensione e sulla compattezza del racconto.
Inoltre, alcuni personaggi secondari sembrano pure funzioni narrative, privi di uno spessore psicologico autentico. Essi servono principalmente a far emergere il protagonista, che domina quasi ogni scena, ma il risultato è che il mondo narrativo appare impoverito, poco credibile nella sua coralità. Questo difetto viene parzialmente riconosciuto dallo stesso King, che ammette di essersi “focalizzato troppo su una sola voce”.
Nel commento conclusivo, King mostra consapevolezza delle imperfezioni della sua opera più recente, che definisce “un esperimento più che un capolavoro”.
Questa disarmante onestà contribuisce al fascino del libro.
Never Flinch risulta, in definitiva, un testo interessante per comprendere l’evoluzione umana e creativa dell’autore, pur non rientrando tra le sue prove più riuscite sotto il profilo letterario.
Quando ci si accosta a una figura così singolare del panorama contemporaneo, è essenziale concedergli la libertà di essere pienamente se stesso e, soprattutto, di vivere con serenità e senza drammi anche le proprie imperfezioni creative.
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