Sospese di Alessandra De Vita

Sospese Salotto Giallo

Femminicidi irrisolti, dal caso Montesi al delitto di Via Poma

Recensione di Samuela Moro

A cura di Francesca Pica e Samuela Moro

TRAMA

Tante e troppe innocenti sono morte negli scorsi decenni, quando ancora non era stato coniato un termine per l’omicidio di genere: femminicidio. La differenza rispetto ad allora è che molte tra loro non hanno avuto giustizia. A distanza di anni, troppi crimini sono rimasti impuniti.

Ci sono nomi e visi scolpiti nel nostro immaginario: su tutti, quello di Simonetta Cesaroni, la ragazza di Cinecittà assassinata nell’estate di Italia ’90 e diventata il simbolo delle giovani donne uccise dal potere.

Queste ragazze avevano sogni e progetti, un lavoro, amori e amicizie, e soprattutto madri, padri, sorelle e fratelli che ancora invocano verità.

Dal caso Montesi al delitto di via Poma, il volume ripercorre le storie di vite spezzate nel pieno della giovinezza da assassini senza nome e dà voce ad assenze che lottano per uscire da un vuoto incolmabile, che sembrano destinate a restare sospese come spettri nel limbo.

In Sospese. Femminicidi irrisolti, Alessandra De Vita ripercorre, come scrive Pietro Orlandi nella prefazione, “nove casi di femminicidio che non hanno verità e di familiari che non hanno pace”.

L’autrice analizza storie di donne uccise tra il 1947 e il 1990 i cui casi, ancora oggi, restano irrisolti. Tra questi, anche i noti delitti di Simonetta Cesaroni, di Francesca Alinovi del Dams e quello di Simonetta Ferrero della Cattolica. Ma anche casi meno conosciuti, caduti nel dimenticatoio. Elvira Orlandini, Wilma Montesi, Antonietta Longo, Lidia Macchi, Elisabetta Di Leonardo, Roberta Lanzino. Sono nomi che in pochi ricordano, vittime dimenticate.

Oggi, scriviamo di tutti questi crimini indicandoli come femminicidi irrisolti ma fino a poco più di un decennio fa erano solo delitti senza un colpevole, senza nemmeno una pista o con innocenti che scontano pene per un omicidio che non hanno commesso. Per ognuno di questi dolorosi misteri c’è una famiglia che vive nell’eterna angoscia di non conoscere quale sia stato il destino di una propria figlia o sorella

L’obiettivo di Sospese è proprio quello di ricordare. Ricordare che per ciascuna storia dimenticata ci sono familiari che vivono

perennemente l’ergastolo di una vita sospesa e di un dolore che si trasformerà in una serenità apparente

Con rigore giornalistico e attenzione alla dimensione umana e sociale, De Vita ricostruisce per ciascun caso gli snodi fondamentali delle indagini e dei processi, soffermandosi anche sul ruolo giocato dai media nella narrazione e percezione pubblica dei fatti. La scrittura, asciutta ma coinvolgente, evita sensazionalismi e restituisce uno sguardo lucido e documentato sulle vicende. La narrazione è concentrata in poche pagine, il libro è scorrevole, ma non per questo superficiale.

Una parte rilevante del lavoro è dedicata al contesto. Ogni femminicidio viene inserito nel suo tempo e nel suo ambiente: le dinamiche storiche, politiche e culturali emergono come fattori non secondari nella comprensione degli eventi. Ne risulta di conseguenza una lettura che non si limita alla cronaca, ma si apre alla riflessione critica, nonché all’inevitabile confronto con l’attualità.

Alessandra De Vita

Alessandra De Vita ha studiato al DAMS di Bologna e all’Università «Suor Orsola Benincasa» di Napoli dove ha conseguito un master in Radiofonia, e ha studiato Pianoforte al Conservatorio di Salerno.

Ha collaborato per un quotidiano del Gruppo GEDI, Radio Capital, ANSA e per «Domani». Scrive per «Il Fatto Quotidiano» e per la rivista «Grazia».

Ha pubblicato due raccolte di racconti Suites acide vol. 1 e vol. 2 (2021 e 2023).

De Vita evidenzia anche alcuni elementi ricorrenti nei casi trattati tra cui la cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, in cui le scelte di vita delle donne uccise vengono poste sotto giudizio morale. Elemento che ritroviamo, purtroppo, da prima degli anni Cinquanta, così come in molti casi odierni.

Sospese è dunque un’indagine che riporta alla luce storie dimenticate, ma soprattutto un’opera che denuncia il silenzio e l’ingiustizia che continuano ad avvolgere troppe vittime.

Un libro necessario per ricordare, ma anche per comprendere le radici profonde di un fenomeno che attraversa il tempo e la società.

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