Il gioco del potere di Federico e Jacopo Rampini

Il gioco del potere Salotto Giallo

Recensione di Alessandra Isabella Spanò

TRAMA

Nel 2027 il mondo è sull’orlo di una guerra: la Cina stringe d’assedio Taiwan e gli Stati Uniti preparano una risposta. Nel cuore di questo scontro planetario, un’azienda italiana diventa una preda ambitissima: NaviTech, leader nella produzione di microchip avanzati, possiede segreti industriali che potrebbero cambiare i destini del mondo. E tutti li vogliono.

Ma quella tra Cina e Stati Uniti non è l’unica guerra che l’azienda dovrà affrontare. Ottavio De Luca, il visionario fondatore, non ha mai designato un erede. Si prepara quindi una violenta lotta per la successione. La favorita sembra essere la figlia maggiore, Caterina, che ha affiancato Ottavio per tutta la vita, con ottimi risultati. Ma il nipote, Stefano, l’attuale CEO, è disposto a tutto pur di mantenere il potere.

Di certo nessuno darebbe credito al figlio minore, Gregorio, considerato da sempre la pecora nera, che per uscire dall’ombra del padre si è trasferito a New York e ha inseguito il sogno di diventare fotografo. La sua carriera, però, non è mai decollata e, con l’avvicinarsi dei quarant’anni, il peso del fallimento accende in lui un desiderio di riscatto. Federico e Jacopo Rampini scrivono un romanzo in cui le grandi questioni geopolitiche si intrecciano con le relazioni familiari.

Un thriller dal ritmo serrato, in cui l’innovazione tecnologica può determinare le sorti del pianeta, ma anche la storia di un padre e di un figlio, divisi da incomprensioni e silenzi, che nel caos degli eventi troveranno un modo per riavvicinarsi.

Al centro, lo spietato gioco del potere, in cui le alleanze si spezzano, i principi si piegano e la lealtà si vende al miglior offerente. L’unica regola è vincere.

Il gioco del potere è un libro scritto a quattro mani da Federico Rampini e da suo figlio Jacopo; si colloca in una zona di confine tra il romanzo politico, il thriller d’intreccio geopolitico e il racconto di formazione storico-morale.

Sebbene Federico Rampini sia noto principalmente per la sua produzione saggistica e giornalistica, in Il gioco del potere si cimenta con la finzione narrativa, ibridando il romanzo d’idee con elementi di spy story.  Infatti, l’universo narrativo che i Rampini costruiscono ne Il gioco del potere è fortemente ancorato alla realtà contemporanea, ma vorrebbe configurarsi come uno specchio, in cui la cronaca internazionale — dagli intrighi di Washington alla diplomazia di Pechino, dalle logiche della finanza internazionale ai retroscena dei servizi segreti — viene trasfigurata in uno scenario dominato dalla tensione ideologica e dalla manipolazione.

Si tratta di una rappresentazione lucida, per certi versi spietata, del potere come tendenza totalizzante, che plasma le vite dei singoli e determina le traiettorie dei popoli.

i Rampini ne Il gioco del potere adottano una narrazione non lineare, che alterna scene d’azione, flashback biografici e digressioni saggistiche. Questa costruzione a mosaico, consente all’autore di modulare i diversi registri narrativi — il drammatico, il filosofico, il giornalistico — dovendo però pagare lo scotto di far perdere l’unità dell’intreccio. Ne deriva un testo denso, che richiede al lettore un’attività interpretativa costante e vigile.

I personaggi de Il gioco del potere sembrano delineati con cura pur rispondendo in parte a funzioni narrative precise — il burattinaio, la pedina, il traditore, il dissidente — ma i Rampini non riescono a far acquisire loro una complessità psicologica che li sottragga alla pura tipizzazione.

Il protagonista, in particolare, incarna l’archetipo dell’intellettuale disilluso, colto nel momento apicale della sua crisi emotiva, amorosa, familiare, lavorativa, mentre i comprimari sono figure ambigue, spesso doppi, capaci di scivolare da un campo ideologico all’altro senza soluzione di continuità.

Il risultato è che ne Il gioco del potere il lettore trova una galleria di personaggi che, non riescono a rappresentare individualità compiute, ma servono più che altro a sostenere il ruolo di emblemi delle forze in campo.

Ne Il gioco del potere emergono temi cari a Rampini: la manipolazione dell’informazione, la trasformazione delle democrazie occidentali in tecnocrazie opache, la nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina, la crisi dell’intellettuale pubblico, la perdita di un’autentica capacità critica di pensiero e di azione dell’individuo nell’epoca dell’algoritmo.

Lo stile de è denso, spesso eccessivamente saggistico, con un lessico talvolta troppo ridondante e didascalico, nonostante desideri essere funzionale all’altezza concettuale che gli autori vorrebbero raggiungere.

Federico Rampini

Federico Rampini, editorialista del «Corriere della Sera», è stato vicedirettore del «Sole 24 Ore» e corrispondente de «la Repubblica» a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino e New York.

Ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai e alla Sda Bocconi.

È membro del Council on Foreign Relations, think tank americano di relazioni internazionali. Come esperto di geopolitica è public speaker per The European House – Ambrosetti.

Ha pubblicato più di venti saggi di successo, molti tradotti in altre lingue, come i bestseller Il secolo cinese (Mondadori 2005) e L’impero di Cindia (Mondadori 2006).

Tra più recenti, La speranza africana (Mondadori 2023), Grazie, Occidente! (Mondadori 2024).

Ha realizzato il programma televisivo «Inchieste da fermo – America e Cina» per La7.

I Rampini alternano sezioni di prosa asciutta e dialogata a pagine di densità speculativa, dimostrando la padronanza tecnica tipica dell’esperienza del pubblicista e del conferenziere, e che quindi non si adatta totalmente bene alla costruzione narrativa.

Jacopo Rampini

Jacopo Rampini, attore, è laureato in Letteratura e Filosofia alla Sorbona.

Ha studiato recitazione all’American Conservatory Theatre di San Francisco e all’American Academy of Dramatic Arts di New York.

Nel 2016 consegue un Master presso l’Accademia Teatro alla Scala e il Politecnico di Milano. Tra i suoi lavori, Medici: Masters of Florence con Dustin Hoffman e Richard Madden (2016), Catch 22 diretto da George Clooney (2019), Romantiche per la regia di Giovanni Veronesi (2023), La quattordicesima domenica del tempo ordinario diretto da Pupi Avati (2023) e Shakespea Re di Napoli per la regia di Ruggero Cappuccio (2023).

Insieme a suo padre, Federico, ha messo in scena gli spettacoli teatrali Trump Blues e A cosa serve l’America.

Il principale limite de Il gioco del potere è quindi da individuarsi in una certa sovrabbondanza argomentativa, che talvolta sacrifica l’efficacia dell’azione narrativa a favore dell’esposizione teorica. Alcuni passaggi risultano ridondanti, e la costruzione di alcuni personaggi secondari appare talvolta subordinata a esigenze di tesi.

Il lettore de Il gioco del potere è investito da un senso di inquietudine, di smarrimento esistenziale, di solitudine intellettuale.

I Rampini non cercano la commozione né il coinvolgimento sentimentale: il loro intento è quello di mettere il lettore davanti a un sistema di potere che si sottrae alle categorie morali tradizionali, e che per questo genera un sentimento di angoscia lucida, di consapevolezza amara.

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