Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
A settantasette anni Rusty Sabich è un giudice in pensione che vive con la sua compagna, Bea in una bella casa sul lago nel Midwest. La loro tranquilla esistenza viene turbata dall’improvvisa sparizione di Aaron, il figlio adottivo di Bea, un ragazzo nero poco più che ventenne che ha avuto guai con la giustizia per questioni di droga ed è in libertà vigilata: se non tornerà a casa, andrà in carcere.
Quando finalmente riappare, Aaron racconta in modo piuttosto confuso di essere stato in campeggio con Mae, la sua ragazza, e di essersene poi andato lasciandola sola nel bosco dopo una litigata furibonda. Di Mae però si sono perse le tracce; iniziano le ricerche e dopo un paio di settimane viene ritrovata morta. Tutti i sospetti ricadono su Aaron che viene accusato di omicidio di primo grado e arrestato. Nonostante gli indizi a suo carico sembrino schiaccianti, Bea è convinta dell’innocenza del figlio e prega Rusty di diventare suo avvocato difensore, e lui, dapprima riluttante, accetta.
Ma il sistema giudiziario al quale Rusty ha dedicato la sua intera vita può davvero garantire giustizia a chi è presunto colpevole? Dopo Presunto innocente, il romanzo che ha ridefinito il legal thriller, torna per l’ultima volta in tribunale l’indimenticabile giudice e avvocato Rusty Sabich, alle prese con un caso che fin dall’inizio si prospetta disperato e un processo complesso dalle forti implicazioni razziali, che non risparmia colpi di scena fino all’ultima pagina.
Presunto colpevole è il tredicesimo romanzo di Scott Turow e il terzo con protagonista l’ex procuratore ed ex giudice Rusty Sabich.
Per gli appassionati di legal thriller, Sabich non ha bisogno di presentazioni. A tutti gli altri basterà ricordare il titolo del primo libro di Turow, Presunto innocente, che ha fatto da apripista e reinventato questo genere di narrativa.
Nel romanzo d’esordio, Rusty Sabich è un pubblico ministero accusato dell’omicidio di una collega, che si scopre essere anche la sua amante. Le prove contro di lui sembrano schiaccianti, fino all’incredibile colpo di scena finale. Altrettanto celebre è l’adattamento cinematografico del 1987, con protagonista Harrison Ford.
Mancava, in effetti, un capitolo conclusivo, un aggiornamento. Ecco quindi Presunto colpevole, dove troviamo Rusty, ormai settantasettenne, alle prese con la difesa del figlio adottivo della sua attuale compagna, Bea.
Rusty è in pensione come ex giudice della contea di Kindle e vive con Bea e suo figlio Aaron. Quest’ultimo, dopo aver abbandonato il college, è in libertà vigilata per reati legati alla droga, ma sembra deciso a cambiare vita. Dopo un weekend romantico con la fidanzata Mae, Aaron rientra da solo: i due hanno litigato. Purtroppo per lui, pochi giorni dopo Mae viene trovata morta nella sua auto, e Aaron diventa il principale sospettato.
Presunto colpevole parte lentamente, con capitoli dedicati alla descrizione di Rusty, alla sua vita attuale, a ciò che è accaduto negli anni trascorsi e alla nuova relazione. Era necessario riannodare i fili lasciati in sospeso nel romanzo precedente, Innocente (2010), in cui Rusty si era trovato nuovamente a difendersi da un’accusa di omicidio.
In questo nuovo capitolo, emerge con forza il racconto, evidentemente molto caro a Turow, della storia d’amore tra Rusty e Bea. Entrambi hanno superato la mezza età, portano con sé un passato ingombrante, eppure si amano intensamente, come due adolescenti.
Attraverso questa relazione, Turow mostra cosa accade nella vita di una coppia affiatata trascinata, suo malgrado, nel vortice di un processo per omicidio.

Scott Turrow
Scott Turow è uno scrittore e avvocato penalista statunitense. Si è laureato all’Amherst College nel 1970.
Quell’anno riceve la Edith Mirrielees Fellowship dal centro di scrittura creativa dell’università di Standford.
Dal 1972 al 1975 insegna scrittura creativa a Stanford. Nel 1975 entra ad Harvard dove si laurea con lode nel 1978. Dal 1978 al 1986 è stato assistente del procuratore generale a Chicago.
È stato uno degli avvocati dell’accusa nella causa contro William J. Scott, accusato di frode fiscale ed è considerato l’inventore del legal thriller.
In più occasioni, Turow ha dichiarato di provare per Rusty una sorta di lealtà e di adorazione, perché è “colui che gli ha cambiato la vita”.
Nei primi capitoli, il lettore viene travolto dall’affetto che l’autore nutre per il suo protagonista, dal legame profondo che lo unisce alla sua nuova famiglia e dal desiderio di non perdere quella felicità ritrovata, seppur in tarda età.
Quando la narrazione entra nel vivo del processo per omicidio, ça va sans dire, il romanzo si fa strepitoso.
Realistico e brillante, con colpi di scena che si susseguono senza sosta, il processo mette in scena uno scontro apparentemente impari: non tanto per capacità o competenze dei legali, quanto per la disparità delle prove a disposizione.
Tuttavia, il conflitto non si limita all’aula di tribunale: viene abilmente intrecciato con tensioni sociali, razzismo, potere e ricchezza, evidenziando in modo marcato il divario tra le classi sociali.
Ambientato nella provincia americana, in una località chiamata Como, nella contea di Walworth (Wisconsin), il romanzo ci porta in una zona frequentata da famiglie benestanti e ricchi turisti estivi. Turow tratteggia con maestria la sproporzione di mezzi, opportunità e trattamento tra le varie classi sociali, senza dimenticare i più emarginati.
La contea di Walworth è un’area rurale abitata prevalentemente da poche famiglie bianche, che durante l’estate raddoppiano con l’arrivo di turisti facoltosi.
Ancora una volta, non resta che godersi questo legal thriller — o thriller giudiziario che dir si voglia — un genere che Turow ha saputo reinventare, così come fece a suo tempo John le Carré con le spy stories.
Con Presunto colpevole, Turow non solo chiude idealmente il cerchio narrativo iniziato con Presunto innocente, ma lo fa con la maestria di chi sa raccontare la complessità umana nei luoghi dove giustizia e verità raramente coincidono.
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