Finale Ligure, un’indagine privata per la vicecommissaria Castiglioni
Recensione di Samuela Moro
TRAMA
«Il titolo recitava: Uccide la moglie davanti alla figlia. Impossibile risalire alla data di pubblicazione o alla testata, il frammento non includeva il bordo pagina. La Castiglioni si sentì artigliare al petto.»
A Finale Ligure, durante il lockdown, la vicecommissaria Nicoletta Castiglioni, rovistando tra le vecchie carte di famiglia, scopre una verità rimasta sepolta per trent’anni: tutte le certezze sul passato e sulla sua identità crollano improvvisamente, sprofondandola in un abisso di disperazione e attacchi di panico.
Nicoletta intraprende così un’indagine privata per trovare se stessa e riconciliarsi con i suoi fantasmi: le ombre di un delitto risalente al 1989 si allungano sul presente in cui un traffico di farmaci illegali imperversa nel Ponente ligure, mietendo vittime tra i malati di Covid. Riuscirà Nicoletta a fare luce sulla complessa tela criminale delle infiltrazioni mafiose in Liguria?
Comunque vada, il prezzo che la vicecommissaria dovrà pagare sarà molto alto
Ne Il Morso del vento, Marco Marinoni intreccia un’indagine poliziesca a una profonda riflessione sull’identità e sulla memoria, ma anche, purtroppo, sulla mala giustizia.
Protagonista del romanzo è Nicoletta Castiglioni, vice commissaria della Squadra Mobile di Savona.
Mobile di Savona già protagonista di altri titoli dell’autore, (sempre appartenenti alla Collana Giungla Gialla di Mursia) assieme ad alcuni personaggi che via via si incontrano nel romanzo.
La Castiglioni, reduce dall’indagine de L’Epatologo, è qui alle prese con un nuovo, complesso caso, archiviato frettolosamente come risolto, ma non per questo dimenticato dalla gente di Finale Ligure. La riapertura delle indagini riporterà a galla una verità taciuta per decenni, destinata a sovvertire non solo le certezze investigative, ma anche le fondamenta stesse della vita privata della protagonista.
Nicoletta entra in crisi, sospesa su un equilibrio fragile tra dovere e disorientamento personale. La tensione che attraversa il romanzo non è solo quella della ricerca della verità, ma anche quella che nasce dal confronto con il proprio passato, con i ricordi distorti e con un’identità che vacilla. Marinoni costruisce con precisione il ritratto di una figura femminile credibile e sfaccettata, capace di smarrirsi senza perdere integrità professionale e umanità.
Fondamentale nel percorso di Nicoletta è il sostegno del suo gruppo di lavoro, colleghi che diventano àncore di stabilità nei momenti più critici. Ritroviamo il vicequestore Di Vincenzo, il criminologo Damiano Danti, Michele Carraro, ormai in pensione. Accanto a loro si inseriscono però nuovi personaggi, tra cui spicca Simona, un’adolescente dal temperamento forte e lucido che si rivelerà una presenza chiave, non solo sul piano investigativo, ma anche nella sfera più intima e personale, dando vita a un legame inaspettato e significativo con Nicoletta.

Marco Marinoni
Marco Marinoni (Monza, 1974) vive a Finale Ligure e insegna Musica Elettronica al Conservatorio di Latina.
Ha vinto il primo premio alla VII edizione di GialloLuna NeroNotte 2019, sia nella sezione Racconto Inedito sia nella sezione Romanzo Inedito.
I suoi racconti sono pubblicati sui Classici del Giallo Mondadori.
È autore di sei romanzi, tra cui Follia a due (2021), La memoria del male (2022), L’origine del male (2023) e L’Epatologo (2024) editi da Mursia.
L’ambientazione scelta da Marinoni per Il morso del vento si rivela una componente narrativa di grande rilievo.
La Liguria che fa da sfondo agli eventi è lontana dalle immagini da cartolina: è una terra campestre, segnata da boschi fitti, sentieri dimenticati, proprietà abbandonate e strade che sfuggono alle mappe. La natura, descritta con tratti asciutti e talvolta duri, contribuisce a costruire un’atmosfera d’inquietudine, specchio ideale del tormento interiore della protagonista e dell’incertezza che sta vivendo. Il paesaggio, più che semplice cornice, diventa quindi attore silenzioso che accompagna, amplifica e a tratti anticipa gli sviluppi della vicenda, ambientata peraltro in pieno periodo Covid.
Lo stile di Marco Marinoni è chiaro e scorrevole, la narrazione segue una linea ben definita, con due filoni investigativi che si alternano e si rincorrono: da un lato un caso attuale, dall’altro il vecchio fascicolo riaperto da Nicoletta, che si rivela tutt’altro che risolto.
L’intreccio è costruito con cura e mantiene alta la tensione, grazie anche a qualche colpo di scena ben collocato nell’arco narrativo.
Tuttavia, in alcuni passaggi, il ritmo viene leggermente compromesso da digressioni tecniche o da descrizioni dettagliate di percorsi e luoghi, che rischiano di rallentare l’azione e fare momentaneamente smarrire il filo principale della trama. Si tratta comunque di elementi marginali in un impianto solido e ben orchestrato, che tiene insieme analisi psicologica e tensione investigativa.
Il morso del vento è un giallo che va oltre la mera dimensione investigativa, proponendo una riflessione profonda su verità, identità e memoria. Marinoni costruisce una storia interessante, sorretta da una protagonista complessa e credibile, in un contesto narrativo che unisce introspezione e tensione.
Nonostante qualche digressione di troppo, il romanzo si distingue per equilibrio, solidità e atmosfera, confermandosi una lettura coinvolgente per chi ama i gialli “all’italiana” in cui l’anima del protagonista pesa tanto quanto l’indagine.
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