La città del sole di Salvatore Enrico Anselmi

La città del sole Salotto Giallo

Recensione di Cristina Casareggio

TRAMA

Millesettecento, Italia meridionale, la violenza irrompe sulla povertà e sulla rassegnazione del popolo. Una serie di efferati omicidi turba la quiete della «città bianca».

L’insediamento, che si inerpica sulle colline come un animale pigro e stordito dal sole, è dominato dal santuario di Nostra Signora. Qui echeggia la voce di Iddu, il poderoso organo costruito per imitare tutti gli strumenti che risuonano nel mondo.

Vittime delle uccisioni sono un sacerdote, una suora e un frate cappuccino. Un clima di mistero e sospetto cala sulla comunità. Inspiegabili appaiono le ragioni che sono all’origine dei fatti di sangue.

Viene chiamato a indagare Don Argante Palomara, aristocratico ed ex inquisitore domenicano, osteggiato dal potente vescovo, monsignor Torrecremata. Un giovane di belle speranze, Lisandro, è il protagonista di questo che può essere definito un giallo ma, allo stesso tempo, un romanzo storico e di formazione.

Arruolato in una congregazione segreta, Lisandro viene coinvolto nel groviglio inestricabile degli accadimenti. In un crescendo avventuroso, l’azione giunge al parossismo secondo ritmi serrati ed eventi che si susseguono come esplosioni a ripetizione. Dramma e commedia si intrecciano aprendosi a sprazzi ora lirici, ora cruenti.

Una narrazione avvincente, un libro di libri, una favola barocca, una storia di storie raccontata con stile sontuoso è La Città del Sole, dove le lingue e i dialetti si intersecano in un grammelot che è voce della diaspora civile in cerca di riscatto.

La città era bianca, adagiata sulle colline gialle d’estate, come un pigro animale sonnolento che non reagisce alle sollecitazioni, stordito a causa dello stesso sole che ha cercato a terra, in un riquadro di terra, per stendercisi sopra e dimenticare il mondo.

Salvatore Enrico Anselmi, con La città del sole, ci consegna un romanzo che si definisce giallo, ma che in realtà sfugge a ogni classificazione: attraversa i territori del romanzo storico e del romanzo di formazione.

È un’opera in cui la vera protagonista è una città.

Una città che parla attraverso i suoi abitanti, senza nome né ubicazione precisa, ma che si intuisce essere nel Sud Italia grazie alla lingua, un misto di napoletano e siciliano.

Il popolo è la voce narrante di questa città, divisa da profonde disuguaglianze sociali di stampo tardo barocco: i poveri sono poverissimi, i ricchi ricchissimi. Una città spaccata in due.

Anche il periodo storico non è dichiarato, ma è perfettamente riconoscibile: un’epoca in cui i ricchi parlavano francese e la gente, che non capiva quella lingua, si rifugiava in una propria.

Un’epoca in cui al popolo non restava alcuna speranza, le differenze di casta erano esasperate e il clero rappresentava il potere assoluto.

È in questo scenario che la città viene sconvolta da tre omicidi: un sacerdote, una suora e un frate cappuccino. Da questi delitti si dipanano le vicende dei protagonisti del romanzo.

Gli omicidi compiuti avevano ammorbato l’aria, come se un’epidemia fosse dilagata, dalle strade principali a quelle secondarie della città bianca e si stesse diffondendo sotto forma di un invisibile torrente diviso in rivoli separati a monte, che si ricongiungevano verso valle, alla corrente.

A indagare su questi crimini è Don Argante Palomara, un sacerdote scomunicato dal passato turbolento, ex inquisitore domenicano che ha ottenuto una nuova vita grazie a un matrimonio di convenienza.

Si diceva fosse stato un religioso, già domenicano inquisitore che per vie oscure avesse abbandonato una brillante carriera, avviata addottorandosi in utroque iure, seguita dallo specializzarsi sul campo nel perseguitare ogni sorta di nemico di Santa romana Chiesa.

È un personaggio ambiguo, fortemente legato alla scienza, ma intriso di contraddizioni. La sua ricerca della verità si muove tra astronomia e astrologia.

In quel periodo le letture di Palomara vagavano nell’alveo della letteratura lecita e di quella illecita. Oscillavano dalle opere di Galileo Galilei, recentemente sottratte al bavaglio inquisitorio dell’Indice, alle visionarie utopie di Tommaso Campanella, alle disquisizioni di Tommaso Bruno su come vivere e a quale modello etico-fisiologico doversi attenere da parte dell’uomo virtuoso.

Apparentemente rigido e razionale, Palomara è in realtà una figura in perenne oscillazione tra logica e mistero. Conduce un’indagine fuori dagli schemi e rimane ai margini della comunità ecclesiastica proprio per il suo essere “altro”.

Accanto a lui, Lisandro: giovane umilissimo ma pieno di speranze, deciso a costruirsi una nuova vita. Coinvolto suo malgrado negli omicidi, dovrà lottare con ogni mezzo per ritrovare un equilibrio. La sua è una ricerca personale della verità, condotta con intelligenza e determinazione, passando dai mestieri più umili alle “masquerades” più astute.

Una costellazione di personaggi — buoni e cattivi — attraversa le pagine di un romanzo che è un viaggio nella storia ma anche nell’animo umano.

Tutto ne La città del sole ha una doppia faccia: l’ambiguità permea sia i personaggi sia la società. L’apparenza inganna, la realtà è altrove. È un gioco di specchi che tiene il lettore incollato alle pagine, perché ogni dettaglio ha un peso e un significato.

Salvatore Enrico Anselmi

Salvatore Enrico Anselmi, storico e critico d’arte, scrittore, docente MIM, è dottore di ricerca in Memoria e materia delle opere d’arte, Università degli Studi della Tuscia e ha collaborato con il Centro di Studi sulla Cultura e l’Immagine di Roma, alla redazione dell’Atlante del Barocco in Italia.

Ha tenuto insegnamenti di Storia dell’arte Moderna presso il corso di laurea in Conservazione e restauro dei beni culturali dell’Università della Calabria, presso l’Università di Bari-Ssis Puglia, presso il Tirocinio Formativo Attivo, moduli di Storia dell’Arte Moderna, Arte e Territorio Università degli Studi della Tuscia e presso il Dipartimento di Studi dei Beni Culturali e la Scuola di Specializzazione in Conservazione e Tutela dei Beni culturali dello stesso ateneo dove attualmente svolge attività di ricerca in collaborazione con la cattedra di Storia dell’Arte Moderna.

Ha preso parte, in qualità di relatore, a numerosi convegni nazionali e internazionali, tra gli altri, presso l’Accademia dei Lincei nel 2002 e nel 2007.

È intervenuto anche al Primo Corso internazionale di Studi superiori su Vignola .

La storia de La città del sole di Anselmi si intreccia alla finzione in un raffinato meccanismo narrativo, per raccontare un crimine che si rivela, in fondo, una condanna dell’ambiguità stessa dell’essere umano.

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