Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Claudia Pieri
Oggi gradita ospite del nostro spazio dedicato alle interviste agli autori In salotto con… Francesca Mautino.
Francesca Mautino è nata a Ivrea, si è laureata in Storia del cinema e ha scritto per la televisione. Vive a Torino con il compagno e i due figli gemelli.
Ha esordito nella narrativa con il romanzo Qualcuno che conoscevo (Longanesi 2024).
Nel 2025 Longanesi pubblica Tutti conoscono tutti, secondo romanzo con protagonista Valentina Bronti.
Claudia Pieri lo ha letto e recensito per noi di Salotto Giallo (recensione a questo link) e, con l’occasione, ha posto all’autrice qualche domanda di approfondimento.
Salotto Giallo: Tutti conoscono tutti è un romanzo che intreccia mistero, introspezione e relazioni umane. L’indagine sulla morte di Mattia apre una crepa nel presente da cui riaffiorano emozioni, segreti e ricordi sospesi. Ogni storia, però, nasce da un dettaglio che risuona più forte degli altri: qual è stato, per lei, il primo tassello di questo puzzle narrativo? E quando ha capito che proprio quella notte del 2006 sarebbe stata il punto da cui iniziare?
Francesca Mautino: Nel romanzo, Mattia annega in un lago artificiale. Sono partita proprio da lì. Quel lago esiste, si trova nella periferia sud di Torino e ha una storia particolare. Era stato realizzato per il centenario dell’Unità d’Italia ed era una delle attrazioni dell’Esposizione Internazionale del Lavoro, che si è svolta appunto nel 1961.
È un’ambientazione molto suggestiva, soprattutto di notte, e nel 2006 l’area si presentava ormai dismessa, quasi abbandonata… insomma mi è sembrato il posto giusto da cui far partire un mistero.
Valentina Bronti è una protagonista fuori dagli schemi: madre di tre gemelline, podcaster investigativa, donna ironica ma segnata da profonde incertezze. Come ha preso forma questo personaggio così complesso e imperfetto? E che percorso ha compiuto, secondo lei, rispetto al suo esordio?
Valentina si reinventa podcaster un po’ per caso, in un periodo in cui le sue certezze (lavorative e sentimentali) sono praticamente crollate e io volevo raccontare una protagonista che partisse da zero su tutto: un lavoro che non sa di saper fare, le difficoltà dell’essere genitore, del trovare un suo scopo.
Rispetto al romanzo precedente, ora però dovrebbe avere sviluppato più fiducia nelle sue capacità ma, scrivendo, mi sono resa conto che non sarebbe da Valentina trovarsi al posto giusto, nel momento giusto. I posti sbagliati e i momenti sbagliati sono la sua cifra.
Nei suoi dialoghi si percepisce una scrittura brillante e realistica, mentre le parti più introspettive colpiscono per profondità e autenticità. Come gestisce questo equilibrio tra leggerezza e densità emotiva?
Non so se i miei romanzi possano essere considerati dei cozy crime, perché appunto i personaggi mi sembrano sempre molto arrovellati su loro stessi.
Però del cozy crime amo l’ironia, la leggerezza, la sagacia e cerco quindi di andare in entrambe le direzioni, provando a equilibrarle.
Nel romanzo il mistero è presente, ma sembra quasi un pretesto per scavare nella psicologia dei personaggi. Nell’approccio alla stesura di un libro, cosa trova più interessante: costruire l’intreccio o esplorare la psicologia di chi lo abita?
Le due cose per me sono correlate. Il mistero da risolvere è un modo per capire di più la psicologia e, ampliando lo sguardo, anche la società e le dinamiche relazionali in cui si muovono i personaggi.
Nella storia, la maternità attraversa la narrazione con naturalezza, senza mai cadere in cliché. Quanto è stato importante per lei raccontarla attraverso una protagonista che sfugge ai modelli convenzionali e che, pur tra caos e contraddizioni, costruisce un’idea tutta sua di essere madre?
Da genitore io stessa, mi sono resa conto che i modelli convenzionali poi nella realtà non esistono, sono appunto modelli a cui soprattutto le donne dovrebbero rifarsi, ma all’applicazione pratica sono insostenibili.
Valentina è sempre tesa tra ciò che si suppone dovrebbe fare come madre, come se fosse una performance, e la vita vera. Credo sia importante, nelle storie che raccontiamo, provare a descrivere situazioni famigliari diverse, alternative, persino un po’ strane come quella di Valentina, proprio per tentare di scardinare quei modelli imposti che generano solo frustrazione.
Infine, cosa spera che rimanga ai lettori una volta chiusa l’ultima pagina del libro?
La voglia di leggere ancora, ma non per forza cose mie: i libri che ti piacciono alimentano la voglia di leggere.
Prima di salutarla, vogliamo porle la nostra domanda di rito. Ha la possibilità di sedere nel nostro Salotto con il suo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi invita? E cosa gli chiede?
Inviterei Stephen King, per chiedergli una dritta sul suo modo incredibile di scrivere.
Salotto Giallo ringrazia l’autrice per la disponibilità all’intervista

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