Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
La sparizione di una celebre artista che da anni si negava al mondo, ritirata in clausura all’ultimo piano di uno strano edificio. Un mistero la cui spiegazione è nascosta negli angoli bui di una mente piena di talento, nella storia di una famiglia, di una casa, di un’intera città. Dal vincitore del Prix du Polar Européen, un nuovo romanzo con protagonisti Bramard e Arcadipane.
Nell’ottobre del 2013, mentre il commissario Vincenzo Arcadipane e il suo mentore Corso Bramard indagavano su un omicidio in una valle del cuneese, a Torino una donna di trentasette anni scompariva senza lasciare tracce. Niente di clamoroso, se la donna in questione non fosse stata Tina, pittrice di fama internazionale che da tempo viveva rinchiusa nel suo appartamento-studio all’interno della “Prora”, il bizzarro palazzo progettato dal bisnonno architetto.
Quando il caso viene archiviato come allontanamento volontario, Muriel Gallirossi – agente, confidente e tuttofare di Tina – si rivolge a Bramard: è sicura che l’amica sia stata assassinata. Corso sa che le indagini sono state approfondite e che il presunto responsabile ha un alibi di ferro eppure, nemmeno lui saprebbe dire perché – forse a turbarlo sono i quadri di Tina, forse la bellezza di Muriel –, decide di parlarne con Arcadipane.
La donna della mansarda è il sesto romanzo con protagonisti Bramard e Arcadipane, ma può essere letto senza difficoltà anche da chi non ha familiarità con le opere precedenti di Davide Longo.
La trama risulta autonoma e comprensibile, offrendo un’esperienza completa anche ai nuovi lettori.
Il primo personaggio che incontriamo è il commissario Arcadipane, guidatore devoto della sua malconcia Alfa Romeo 33, segnata da ogni genere di danno provocato dal suo inseparabile compagno di sventure: il fedele cane Trepet. Quest’ultimo, oltre a rosicchiare sedili, dissemina “ricordini” qua e là quando Arcadipane non si ferma per i suoi bisogni impellenti.
La descrizione fisica del commissario è impagabile: basso, tarchiato, rozzo, con in bocca perennemente un sucai, tipica caramella piemontese, e addosso vestiti improbabili. Tutto ciò, unito alla relazione con l’amante Ariel, e alle spassose conversazioni di Arcadipane con il fedele Trepet, ne delineano una caratterizzazione particolare ed eccentrica del commissario, descrivendolo non esattamente come un superuomo…!
Arcadipane ha anche una sua personalissima visione del carattere piemontese, che non manca mai di giudicare con battute sagaci e pungenti:
“Ma non eravate falsi e cortesi voi? Proprio con me devi essere sincero?”
“Commissario, lei scherza sempre!”
“Non parlare di umorismo, Pedrelli, sei piemontese, potrebbe caderti l’ernia. E siamo già sottorganico.”
O ancora:
E’ proprio vero che un piemontese quando ha fatto le sue dieci ore di lavoro, è rientrato dalla moglie trentennale e si prende una tisana con addosso il pigiama marrone, che cosa vuoi di più dalla vita!
La forza di queste battute sta nel fatto che non sono mai scontate o prevedibili, e scatenano sempre nel lettore una risata improvvisa e autentica, di quelle che fanno perdere il segno della pagina.
Accanto ad Arcadipane troviamo Corso Bramard, ex commissario ed ex insegnante in pensione. Riflessivo, intuitivo, uomo di poche parole ma molta sostanza, accetta di partecipare all’indagine solo dopo essersi lasciato catturare dalla mostra di Tina, la pittrice scomparsa.
I due protagonisti formano una coppia affiatata, seppur improbabile: complementari e sopra le righe, si muovono tra intuito e intelligenza con una sinergia sorprendente.
Uno degli elementi più affascinanti de La donna della mansarda è sicuramente la gestione del tempo narrativo.

Davide Longo
Davide Longo è uno scrittore italiano nato a Carmagnola, che vive a Torino dove insegna scrittura presso la Scuola Holden.
Tiene corsi di formazione per gli insegnanti su come utilizzare le tecniche narrative nelle scuole di ogni grado.
Tra i suoi romanzi ricordiamo, Un mattino a Irgalem (Marcos y Marcos, 2001), Il mangiatore di pietre (Marcos y Marcos 2004), L’uomo verticale (Fandango, 2010), Maestro Utrecht (NN 2016), Ballata di un amore italiano (Feltrinelli 2011).
Nel 2014 ha scritto il primo romanzo della serie che ha come protagonisti Arcadipane-Bramard Il caso Bramard (Feltrinelli 2014, Einaudi 2021), cui è seguito il secondo Le bestie giovani (Feltrinelli 2018, Einaudi 2021), il terzo episodio della serie Una rabbia semplice (Einaudi 2021), il quarto La vita paga il sabato (Einaudi 2022) e il quinto, Requiem di provincia (Einaudi, 2023).
Nel 2017 ha scritto la sceneggiatura per il film Il Mangiatore di Pietre interpretato da Luigi Lo Cascio.
Davide Longo costruisce un intreccio che parte dal presente e, senza forzature, ci accompagna indietro nel tempo, fino all’epoca di Vittorio Emanuele II.
Ogni tassello si incastra con naturalezza, creando un mosaico narrativo perfetto e un disegno finale sorprendente.
Lo stile di Davide Longo è difficile da definire con un’unica etichetta: ironico e tagliente, si fa a tratti pacato e descrittivo, per poi accelerare con dialoghi rapidi e incalzanti. Questa varietà contribuisce a mantenere alta l’attenzione del lettore, senza appesantire la narrazione.
Il risultato è un romanzo brillante, originale, mai scontato.
La donna della mansarda è un romanzo ben costruito, che unisce elementi del giallo classico a considerazioni più ampie sulla società contemporanea. Il tema delle apparenze, contrapposto alla sostanza delle azioni e delle persone, attraversa l’intera storia, insieme all’idea che la verità, seppur nascosta a lungo negli, possa infine emergere.
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