Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
Accompagnare i suoi genitori a Edimburgo, per festeggiare le loro nozze d’oro, non è esattamente ciò che Jole chiamerebbe una vacanza. Semmai, un supplizio. Sua madre ha un carattere complicato, e suo padre da sempre asseconda la moglie in tutto.
Benché Jole sia pronta al peggio quando, dopo un volo turbolento, mette piede nell’elegante hall del Princess Hotel, non può immaginare quali imprevisti le abbia riservato il soggiorno scozzese. Poche ore più tardi, infatti, in quell’albergo avverrà una serie di decessi.
Cosa unisce quelle morti? Possibile che si tratti di una fatale coincidenza, come qualcuno vorrebbe far credere?
Non spetta certo a lei indagare, ma un altro ospite italiano dell’albergo, Mariano Di Gesù, straripante e ficcanaso come un incrocio tra Poirot, Miss Marple e la signora Fletcher, si è messo in testa di risolvere il caso e di coinvolgere la donna, trascinandola con sé in una serie di guai, pericoli e situazioni surreali.
La maestria di Sorgi cattura il lettore fin dalle prime pagine di Mariano di Gesù al Princess Hotel, grazie a una scrittura fluida ed evocativa.
Una prosa coinvolgente, che fa sentire il lettore come se fosse uno dei personaggi del libro, immerso in un’atmosfera avvolgente e in descrizioni ricche di dettagli.
I protagonisti, spinti da un forte desiderio di rivalsa e giustizia, esigono verità e sono pronti a confrontarsi con il proprio passato e con segreti nascosti che minacciano di distruggere tutto ciò che hanno faticosamente costruito nelle loro vite.
Gli aeroporti la sera mi sono sempre piaciuti. Le luci degli shop, la gente nei bar, c’è un che di luccicante ed effimero incorniciato in un’atmosfera efficiente e ordinata, anche se poi di efficiente e ordinato talvolta c’è ben poco.
Al Princess Hotel di Edimburgo arrivano dall’Italia Mariano di Gesù, professore in pensione, e suo marito Rodolfo, uomo dall’intelligenza sagace e dal carattere tranquillo. Con loro c’è Jole Giacchetti, voce narrante del romanzo, a Edimburgo per accompagnare i genitori in occasione del loro 50° anniversario di matrimonio. Da Bologna arriva invece Monica Halley, con uno scopo ben preciso. Cresciuta con gli zii materni, Monica ha perso il padre, un pilota della British Airways, suicidatosi dopo aver denunciato l’apparizione di un UFO durante un volo ed essere stato licenziato. Anche la madre è scomparsa qualche tempo dopo.
Da quando Monica ha iniziato a indagare sul suicidio del padre, al quale non ha mai creduto, ha cominciato a ricevere minacce di morte sul cellulare.
Le minacce di morte erano cominciate con il suono delle notifiche del suo cellulare, quasi per caso. Quando era giunto il primo SMS, Monica aveva pensato si trattasse di uno scherzo, invece qualche giorno dopo eccone un altro e poi un altro e così via.
Dall’Italia arriva anche il marito di Monica, Davide, intenzionato a convincerla a interrompere le indagini, temendo che possa mettersi nei guai. Ma il mattino seguente, il colonnello Taylor — l’uomo che avrebbe dovuto incontrare Monica — viene trovato morto nella sua stanza. Poco dopo, anche Monica e Davide vengono rinvenuti senza vita, in camere diverse, uccisi entrambi con la stessa arma.
Quando anni prima si erano conosciuti, era stata lei a pregarlo di aiutarla, adesso si erano invertiti i ruoli. Tuttavia a lui non era giunta alcuna minaccia. Era vecchio e solo. Non aveva nulla da perdere. Monica no, era decisamente più vulnerabile. In qualche modo difatti ne avevano intercettato il numero e non avevano perso tempo ad agire, un chiaro segnale dell’importanza della posta in gioco e della potenza dei mezzi a disposizione.
Jole e Mariano, nel frattempo diventati amici, non si lasciano sfuggire l’occasione di collaborare con il commissario Munro e la dottoressa Craig, medico legale. Così, tra incantevoli gite nella splendida città scozzese, escursioni nei dintorni e una serie di strani indizi, si ritrovano coinvolti nell’indagine. E alla fine, la verità verrà inevitabilmente a galla.
Cazzo, pensò, imbeccato da due detective improvvisate! Si corresse mentalmente: improvvisati, uno dei due era un uomo. Comunque, quei due cominciavano a stargli davvero sui nervi.
Lo stile di Mariano di Gesù al Princess Hotel è fluido, arguto, accattivante e divertente, con un ritmo narrativo vivace, sapientemente orchestrato, e una regia magistrale nel tratteggiare i personaggi e le loro interazioni. Mai scontati, umoristici e intrisi di ironia, i dialoghi permettono al lettore di approfondire la conoscenza dei protagonisti, dei loro desideri, delle loro paure e malinconie.
Questa peculiarità è senz’altro merito dell’esperienza teatrale e televisiva di Giuseppe Sorgi, che arricchisce la qualità della sua scrittura.

Giuseppe Sorgi
Giuseppe Sorgi, attore, autore e regista, nasce nel 1976 a Palermo, dove si laurea in Lettere; vive a Roma dal 2006.
Debutta come autore teatrale nel 1998 in Un problema alla volta, con la regia di Pippo Spicuzza.
È autore televisivo per Rai e Mediaset.
Nel 2016 per Salani ha pubblicato Io Vergine, tu Pesci? da cui è tratto l’omonimo spettacolo che con grande successo è tuttora in tour.
Nel 2025 pubblica per Salani Mariano di Gesù al Princess Hotel.
Ci fu un breve silenzio, poi a parlare con voce rigida e cortese fu la signora: «Sono il Colonnello Renfert, dell’aeronautica militare inglese» e rivolgendo lo sguardo verso il signore coi baffi proseguì: «Lui è il Generale Branley». «Colonnello Karting» disse il tizio panciuto di prima.
La narrazione è punteggiata da momenti di introspezione e riflessione, che conferiscono profondità emotiva alla storia. L’autore costruisce un intreccio capace di esplorare con sensibilità e tensione narrativa temi come l’identità, la verità e la redenzione.
Edimburgo, con la sua atmosfera misteriosa e affascinante, diventa parte integrante del racconto: le sue strade e i suoi scorci si fondono con la trama, conferendo alla storia un’aura magica e coinvolgente.
«I giovani devono sapere. Devono avere gli strumenti per salvare il pianeta. Se poi saranno così sciocchi da farsi abbindolare come è successo a noi, a questo punto fatti loro. Se l’essere umano si estingue, non è poi una grave perdita per l’Universo. Siamo una specie recente, sciocca, distruttiva e infestante» concluse.
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