Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Un’agenda trovata per caso su una panchina da Sofia si rivela piena di indizi che riguardano la sua famiglia. La sorella maggiore, Isabela, ragazza dal carattere problematico e dalle indubbie capacità extrasensoriali, si offre di interpretarli, coinvolgendo anche il fratello minore, Miguel.
Quello che appariva un tranquillo nucleo familiare alto borghese svela aspetti oscuri e drammatici, in un crescendo di azione e presa di coscienza sospinto da un’onda di energia esoterica.
Spirale spezzata di Michael Robert Michon si colloca nel solco della narrativa moderna e contemporanea, con un’ibridazione tra il romanzo familiare e il thriller psicologico, arricchito da elementi esoterici.
Il romanzo dialoga con il giallo classico attraverso la struttura investigativa legata alla scoperta progressiva di segreti, ma se ne distanzia grazie a una prospettiva introspettiva che esplora le dinamiche relazionali e le devianze psichiche all’interno di un tipico nucleo familiare della medio-alta borghesia.
Michon costruisce un mondo narrativo fortemente interiorizzato, dove l’ambiente esterno, la città di Madrid, diventa un riflesso del disordine psichico dei protagonisti. Il mondo descritto in Spirale spezzata si presenta come un sistema chiuso, claustrofobico, in cui i confini tra reale e allucinatorio si sfaldano progressivamente.
Michon non ambisce alla verosimiglianza descrittiva in senso stretto, ma alla resa di un’atmosfera percettiva disturbante. Il paesaggio urbano non è altro che uno specchio deformante, funzionale alla disgregazione della soggettività.
La struttura narrativa si articola in una spirale temporale frammentata e volutamente discontinua.
Spirale spezzata pur seguendo sostanzialmente una linearità cronologica, si sviluppa in realtà attraverso una successione di quadri mnemonici e digressioni interiori che compongono un mosaico identitario disgregato. In pratica, la progressione narrativa, seppur presente, è sacrificata a favore di una stratificazione percettiva e tematica.
I temi dominanti ruotano attorno alla memoria, al trauma, all’identità e alla colpa. La riflessione sull’inadeguatezza delle parole, sul silenzio come forma di verità e sullo smarrimento del soggetto in un mondo disarticolato, assume centralità via via crescente. Michon esplora anche la tensione tra determinismo e libertà, la compulsione alla ripetizione, e il desiderio di redenzione, continuamente frustrato da una realtà che nega ogni forma di catarsi. Il trauma è il motore occulto dell’intero impianto narrativo.

Michael Robert Michon
Michael Robert Michon è nato a Londra nel novembre del 1952, ma ha sempre vissuto in Italia, anche se viaggiare resta una delle sue grandi passioni: le altre sono la letteratura, la musica, la filosofia e la psicologia, in primis quella che indaga gli aspetti più nascosti dell’anima umana.
Nei suoi scritti, i personaggi assumono via via una propria identità fino a diventare entità distinte e immedesimandosi in loro l’autore riesce ad attingere all’inconscio collettivo, uscendone ogni volta diverso e arricchito.
I fenomeni extrasensoriali e la dilatazione dei confini della percezione restano in ogni caso un cardine fondamentale della sua narrazione. Ha già pubblicato i romanzi Annotazioni su un caso delicato (2022) e Divagazioni su un destino comune (2023).
Lo stile di Michon è secco, senza fronzoli. Il lessico è comune e colloquiale e crea un contrasto spiazzante e disorientante con i contenuti esoterici e paranormali di cui è sostanziata la narrazione. Inoltre, la chiusura della narrazione su se stessa può generare un effetto di respingimento, o, peggio, di manierismo. In certi passaggi, la tensione narrativa raggiunge livelli di sofisticazione eccessiva, che mina il ritmo dell’opera.
Spirale spezzata ha un impatto disturbante e persistente su chi legge.
Il lettore è trascinato in un labirinto di percezioni distorte, senza appigli rassicuranti né risoluzioni consolatorie.
La forza del romanzo sta essenzialmente nella sua capacità di generare disagio, di mettere in crisi le certezze percettive ed etiche del lettore. Non si tratta di una lettura che conforta, ma di un’esperienza che interroga, smuove, e in ultima istanza ferisce. La caratteristica più evidente del romanzo risiede nella sua inospitalità, nella sua ostinata volontà di non piacere.
Salottometro:


Link d’acquisto

