Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Si fanno chiamare “le cattive figlie” perché non si sentono mai abbastanza brave: una deve fare da madre alla propria madre, un’altra deve sfuggire alle manie di controllo, un’altra ancora deve vivere all’ombra di una primadonna. Come uscire da queste dinamiche? E come cambia il rapporto quando si tratta di figli maschi?
Mónica avrebbe voluto diventare una detective ma non ne è stata – letteralmente – all’altezza, perciò si limita a addestrare cani poliziotto. In fin dei conti, qualche lezione in casa l’ha imparata: sua madre Elisa ha il fiuto di un segugio quando si tratta di localizzarla, e non importa che lei sia ormai un’adulta.
I suoi amici d’infanzia non se la cavano meglio: Ruth è diventata psichiatra per comprendere le relazioni disfunzionali nella propria famiglia; Suselen si è rifatta una vita a Londra per allontanarsi il più possibile da casa; Gabriel cerca la libertà tra le nuvole. Questo precario equilibrio si spezza quando nell’appartamento di Elisa, a Madrid, viene ritrovato il cadavere di un uomo. Si tratta di Orlando, il dog sitter di plaza de Oriente. La donna nega di conoscerlo, ma il suo nome e quelli delle altre tre madri sono annotati accanto ai rispettivi cani nell’agenda della vittima.
Che cosa stanno nascondendo, e perché? Quand’è che i rapporti delle cattive figlie con le loro genitrici si sono rovinati così tanto? Si conoscono davvero? Dopo aver raccontato le asimmetrie nelle relazioni di coppia nel bestseller “Donne che comprano fiori”, Vanessa Montfort torna a esplorare le dinamiche di dipendenza affettiva, stavolta tra madri e figlie. Tingendo di giallo un tema che è da sempre un mistero.
Quattro madri sospettate di omicidio. Quattro figlie che indagano su di loro. Conosciamo davvero le nostre madri?
Vanessa Montfort torna in libreria con Le cattive figlie, un romanzo che mescola giallo e drammi familiari.
Le cattive figlie è una storia corale e intensa che scava nelle relazioni più complesse e irrisolte: quelle tra madri e figli.
Quattro amici, Mónica, Ruth, Suselen e Gabriel, si ritrovano dopo tanto tempo perché, nell’appartamento di Elisa, la mamma di Mónica, viene ritrovato il cadavere di un uomo che lei nega di conoscere: Orlando.
Le mamme di questi quattro amici sono a loro volta molto amiche, abitano nella stessa zona e figurano tutte nell’agenda di Orlando.
Il fulcro della narrazione ruota attorno al rapporto di queste madri forti, invasive o fragili in modi diversi, con i loro rispettivi figli, che si autodefiniscono “cattive figlie”.
Questo non vuol dire che lo siano, ma si sentono sempre in difetto: c’è chi ha dovuto crescere troppo in fretta per accudire una madre fragile, chi vive schiacciata dal controllo materno, chi non riesce mai a brillare perché la madre non glielo permette o perché non è mai abbastanza, e chi si ritrova a dover fare i conti con una madre inesistente.
La Montfort sviscera i sentimenti dei quattro amici verso le loro madri in maniera egregia.
“Sì, certo che lo capisco,” disse Ruth, sorprendendola, “Capisco quanto devi esserti sentita sola, perché uno non si azzarda a parlare in questi termini della propria madre con disinvoltura, perché la figura materna è sacra e non sta bene dire che ci siano madri che non sanno o non possono amare i propri figli, soprattutto se è la tua…” Alzò la braccia come una sacerdotessa. “Che disgraziate! Che cattive figlie!…”
Tutti i figli hanno problemi con i propri genitori e, anche se nel romanzo sono portati a volte agli eccessi, non si può fare a meno di empatizzare con tutti i protagonisti.
Le cattive figlie è un romanzo che fa riflettere.
Tiene incollati alle pagine con la suspense del giallo, ma poi spiazza con momenti emotivi sinceri e spesso dolorosi.
È una storia che parla di madri, figli e di tutte quelle cose che ci portiamo dentro anche quando crediamo di esserci lasciati tutto alle spalle.
Indagare sulla morte di Orlando diventa un modo per sviscerare sentimenti dai quali si è sempre cercato di fuggire.
I quattro iniziano a scavare non solo nell’omicidio, ma soprattutto nei segreti delle proprie madri e in un passato che forse è ora di affrontare.

Vanessa Montfort
Vanessa Montfort (Barcellona, 1975) è scrittrice e drammaturga.
Dopo una laurea in Scienze dell’informazione, ha pubblicato tre romanzi e diretto varie opere teatrali che spaziano dalla commedia al dramma, al musical e al genere fantastico.
Dal 2015 dirige la Compañía Teatral Hijos de Mary Shelley, a Madrid.
Montfort costruisce un intreccio avvincente, in cui il mistero serve da specchio per mettere a nudo dinamiche familiari tossiche, incomprensioni, silenzi lunghi una vita.
“Dalle madri impariamo a relazionarci con gli altri, a esprimere le nostre emozioni, da loro impariamo cosa sono i limiti e come metterli agli altri, ma anche a gestire il fallimento, le aspettative e gli ideali, la perdita e il lutto…” cominciò Ruth
“E allora siamo ancora più fottuti,” mormorò Suselen.
La storia vede come protagonista, non solo il rapporto madre-figlia, ma anche Madrid, nello specifico Plaza de Oriente.
È qui che i quattro si incontravano da piccoli.
Mónica e Gabriel abitavano nello stesso palazzo che si affaccia sulla piazza, ed è questa che li ha visti crescere, innamorarsi, giocare e rifugiarsi quando le cose a casa non andavano come avrebbero dovuto.
Che spettacolo, pensò Mónica, e finalmente riuscì a respirare. La piazza… con i suoi tramonti arancione e viola. I pavoni erano sempre lì, che stridevano al crepuscolo […]
Mónica continuava ad amare quella piazza, anche se c’era stato un periodo in cui aveva bisogno di allontanarsene. Tutti coloro che ci avevano abitato sapevano che esercitava un influsso dal quale era impossibile sottrarsi
In questo romanzo, la Montfort affronta le dinamiche familiari disfunzionali attraverso una narrazione corale che unisce elementi del romanzo psicologico con quelli del giallo classico.
Crescere un figlio è un compromesso tra amore e limiti. E quei limiti li stabilisce la madre verso il figlio così come il figlio verso la madre, quando cresce. Anche l’amore cresce se, ogni volta che questo rapporto si sbilancia, poi ritrova l’equilibrio.
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