Recensione di Cristina Casareggio

A cura di Cristina Casareggio
TRAMA
Anna ha sete. Tutta la città ha sete, da settimane. C’è chi li chiamerà i giorni della Grande Sete, e chi le ricorderà come le Quattro Giornate di Napoli. È il 1943 e l’acqua manca ovunque, tranne che nella casa in cui Anna vive con la sua famiglia. Mentre davanti alla Casa del Miracolo si snoda una fila di donne che chiede quanto basta per dissetarsi, lei si domanda come mai la sua sete le paia così insaziabile.
Perché quella che Anna sente è diversa: è una sete di vita e di un futuro di riscatto. A vent’anni vorrebbe seguire le lezioni alla facoltà di Lettere, leggere, vivere in un mondo senza macerie, senza l’agguato continuo delle sirene antiaeree. Ma non c’è tempo per i sogni. Il padre è scomparso, la madre si è chiusa in sé stessa, la sorella e il nipote si sono ammalati. Il loro futuro dipende da lei.
Così, quando ne ha l’opportunità, Anna accetta un impiego come segretaria presso la base americana di Bagnoli. Entra in un mondo che non conosce, incontra persone che provengono da una terra lontana, piena di promesse, che incanta e atterrisce allo stesso tempo, come tutte le promesse. La cosa più semplice sarebbe scappare, lasciarsi alle spalle gli anni dolorosi della guerra.
Ma Anna non vuole che qualcun altro la salvi. Come Napoli si è liberata da sola, anche Anna deve trovare da sola la sua via di salvezza. La grande sete non è facile da soddisfare. Viene da dentro e parla di indipendenza e di amore per il sapere e, soprattutto, parla del coraggio necessario per farsi sentire in un mondo che non sa ascoltare.
«Erano le settimane della Grande Sete. I tedeschi avevano fatto saltare l’acquedotto del Serino, le riserve si erano prosciugate e, dalla fine di agosto, la città era a secco. Sulla spiaggia di Chiaia qualcuno aveva costruito certi marchingegni che servivano a dissalare l’acqua del mare, fatti con bidoni di latta e pentoloni di rame riscaldati con il carbone. Non erano diversi di quelli che le donne del vicolo piazzavano sulle soglie dei bassi, per cucinare su piccoli fornelli a gas quello che riuscivano a comprare al mercato di corso Vittorio Emanuele.»
Il romanzo d’esordio di Erica Cassano si apre sulle Quattro Giornate di Napoli, nel settembre del 1943, quando la popolazione, con coraggio e determinazione, riuscì a scacciare gli invasori tedeschi.
In questo scenario di guerra e disperazione, Anna, la protagonista, è una ragazza fortunata, in un periodo in cui la maggior parte della città sta soffrendo la mancanza d’acqua. Infatti, mentre i tedeschi avevano avvelenato le riserve idriche, a casa sua l’acqua scorre limpida e pulita. Tuttavia, per una scelta del padre, la famiglia deve mantenere segreto questo privilegio. Anna, così, si mescola alla folla che cerca disperatamente acqua, scoprendo un mondo esterno che non conosceva:
dopo tanto tempo, tornai ad accorgermi della città. Il mare azzurro con la risacca marrone di alghe, la terra calda sotto i piedi, il cielo altissimo e i vicoli impolverati, le madonne e gli Assetati.

Erica Cassano
Erica Cassano è nata a Maratea (PZ) il 19 agosto del 1998.
Dopo il liceo classico, ha conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne e la magistrale in Filologia Moderna presso l’Università Federico ii di Napoli.
Ha vissuto a Parigi per alcuni mesi, per poi trasferirsi a Torino, dove ha frequentato un master in Scrittura e narrazione.
Oltre ai libri, ama l’arte, la fotografia e i gatti, di cui si è sempre circondata. La Grande Sete è il suo romanzo d’esordio.
Il romanzo della Cassano prosegue con l’arrivo degli americani che, stabilitisi in città, cercano giovani con conoscenze linguistiche per lavorare per loro.
Dopo la scomparsa del padre, Anna accetta un impiego presso la base americana, assumendo il ruolo di punto di riferimento per la sua famiglia, che ora dipende da lei.
Nonostante la figura paterna, ora assente, le manchi profondamente, la sua forza interiore la spinge a non cedere alla disperazione. Anna si rimbocca le maniche, si rialza e si prende cura di madre, sorella e nipoti. Il suo personaggio è costruito con grande maestria: determinata, forte e mai priva di speranza per un futuro migliore.
“Eppure, pensai, non era quella la sete che dovevo soddisfare. A me non era mai mancata l’acqua. Non mi ero mai dovuta svegliare con la lingua attaccata al palato, le labbra così secche da spaccarsi. C’era qualcosa che mi sfuggiva. Mi era scomparso il callo che avevo sull’anulare e che per gli anni di scuola mi aveva fedelmente accompagnato. (..) Ecco quello che veramente mi mancava. Leggere, studiare. Vivere.”:
riflette Anna, comprendendo che la vera sete che sente è quella di vita, di futuro, di crescita.
La sua sete è sete di conoscenza, di cultura, di sogni.
Vuole leggere, studiare, e vivere, ma vuole anche aiutare la sua famiglia, innamorarsi e costruirsi una vita. Il suo sogno di un matrimonio in America rappresenta la speranza di un futuro lontano dalla guerra.
Napoli, sullo sfondo, è più di una semplice città: è testimone e compagna della crescita di Anna. I vicoli che prima le erano sconosciuti diventano luoghi da esplorare, le macerie della città sono il riflesso delle sue stesse cicatrici, ma anche del suo potere di risalita.
Napoli, bombardata e distrutta, è viva, cambia e si trasforma insieme alla protagonista, che lotta per un futuro migliore, in un mondo che sta lentamente rinascendo.
La Grande Sete è un romanzo di formazione che sfiora il genere storico, raccontando la storia di una ragazza che cresce insieme alla sua città, che cade, si rialza e vive.
Un esordio potente, con uno stile concreto, semplice e straordinariamente realistico, che cattura il lettore e lo accompagna nel cuore della Napoli del ’43, unendo la tragedia della guerra con la forza di una giovane donna che non si arrende.
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