Il passeggino bianco di Franco Sanfilippo

Il passeggino bianco Salotto Giallo

Recensione di Alessandra Isabella Spanò

TRAMA

La possessione demoniaca, nello scenario dell’Iraq post Saddam, si manifesta dopo un duplice attentato avvenuto a Baghdad, nel luglio del 2007. Ispirato a fatti veri, il racconto narra di Josshuf alla ricerca della propria figlia scomparsa dopo l’esplosione. Josshuf, che possiede un’anima nera, è preda sin dall’infanzia da inspiegabili tormenti e voci maligne che provengono da dimensioni oscure, piegandosi a forze oscene che si impossessano di lui a piacimento.

Aiutato da Usama, un ribelle della milizia curda, Josshuf si mette sulle tracce di un’organizzazione responsabile degli attentati e della sparizione della piccola Rahada. Incoraggiato da un’implacabile sete di vendetta, subisce una metamorfosi che lo induce a compiere atti sempre più violenti, facendo patire alle vittime una morte lenta, una fine atroce.

Quando il senso di umanità sembra ormai perduto in Josshuf, un incontro misterioso cambierà il suo destino, conducendolo su un sentiero inaspettato dentro al quale scoprirà la possibilità di un nuovo inizio. Oltre all’inquietudine e alla violenza della storia, la speranza rimane l’unica arma contro il male, anche quando ci si trova da soli, smarriti negli abissi dell’inferno.

Il passeggino bianco di Franco Sanfilippo si può collocare all’incrocio tra il romanzo storico, il thriller psicologico, l’horror e la narrativa esistenziale e di formazione (ma sarebbe forse più appropriato parlare di de-formazione), con continue incursioni nel soprannaturale.

Ispirato a eventi reali, che però Sanfilippo non esplicita volutamente con chiarezza, Il passeggino bianco esplora tematiche profonde attraverso una narrazione che fonde realtà, dimensioni metafisiche e frequentissime incursioni nel demoniaco.

Sanfilippo ricostruisce con precisione l’Iraq devastato dalla guerra, in particolare Baghdad dopo un duplice attentato di matrice ignota.

Baghdad emerge come un luogo dove la violenza è onnipresente. Le descrizioni della desolazione di una città in preda alla guerra, al caos, all’anarchia e alla desolazione materiale e spirituale sono veramente impressionanti.

Questo scenario vivido e realistico si intreccia però con elementi praeter-naturali, creando un mondo narrativo dove il confine tra realtà e incubo, subconscio e consapevolezza è sempre più sfumato e indistinguibile.

Il passeggino bianco presenta una struttura per lo più lineare che segue la discesa del protagonista nell’oscurità della vendetta e nella sua più o meno consapevole alleanza con forze demoniache.

La narrazione è completata da flashback che approfondiscono il passato del protagonista, da visioni oniriche e mistiche, che forniscono una comprensione più profonda delle sue motivazioni e del suo inestinguibile odio e tormento interiore.

Josshuf è un protagonista enigmatico e complesso, tormentato da voci maligne, da una paranoia che ne assorbe pian piano ogni fibra sin da quando era un bambino e da una rabbia crescente che lo spingono verso la violenza più estrema e raccapricciante: la violenza per la violenza.

La sua evoluzione è al centro de Il passeggino bianco, rappresentando la lotta tra umanità e disumanizzazione.

La sua implacabile caccia all’uomo per catturare e punire i responsabili della morte dell’amatissima moglie e della scomparsa della figlioletta, occupa la parte centrale de Il passeggino bianco inserendo il lettore in un’atmosfera sempre più angosciante, crudele e spietata.

Usama, il ribelle curdo, funge da contraltare, vicino eppur distante rispetto all’amico, cui comunque offre un’ancora di umanità e speranza.

Altri personaggi, come il vecchio saggio che gli raccomanda di cercare il bene o la donna misteriosa incontrata da Josshuf, contribuiscono a delineare il percorso di redenzione del protagonista. Questi aspetti lasciano il lettore a navigare nell’inspiegabile senza alcuna possibilità di comprensione.

Del resto, è sempre lasciata alla scelta del lettore se considerare le trasformazioni mostruose del protagonista come simboliche, psicosomatiche o dovute all’azione diretta del maligno.

La narrazione esplora, seppure in secondo piano, anche il potere dell’amicizia e dell’amore come forze salvifiche.

Franco Sanfilippo

Franco Sanfilippo è nato a Catania nel 1971. Ha intrapreso studi di teologia, dedicandosi in particolare all’approfondimento dei rituali di esorcismo, della metodologia applicata e degli aspetti demonologici presenti nelle principali religioni monoteiste.

Dopo il suo periodo di formazione, ha intrapreso la carriera lavorativa a bordo di piattaforme petrolifere, imparando l’importanza e la resilienza di vivere in ambienti estremi.

Ha anche vissuto esperienze straordinarie durante i suoi viaggi in Iraq e Afghanistan dove ha testimoniato gli orrori della guerra.

La sua passione per il genere thriller e paranormale lo ha portato a indagare le profondità della psiche mediante lo studio e la scrittura.

Questo è il suo terzo romanzo che promette di immergere i lettori in un viaggio avvincente e spaventoso, arricchendo la narrazione dei più inquietanti dettagli della profondità umana.

Sanfilippo adotta uno stile narrativo denso, con descrizioni dettagliate, vivide e cinematografiche.

Il linguaggio, che riflette il tormento divorante del protagonista, risulta ricco nel lessico e nella costruzione dei periodi, anche se a volte sfora nella ridondanza ed in espressioni fin troppo forbite finendo per risultare pressoché artificioso.

Il narratore onnisciente permette di far intravedere al lettore ogni parte della vicenda da tutti i punti di vista che si ritengono necessari. L’uso di metafore e immagini-simbolo, come il passeggino bianco, si aggiungono all’insieme creando una sorta di monumento simbolico alla invincibile forza del male.

Alcuni lettori potrebbero trovare la narrazione troppo intensa, orrorifica e disturbante, a causa delle descrizioni dettagliate della violenza e del tormento interiore del protagonista, che si fonde con lo spasmodico desiderio di male prodotto dalle forze sataniche che lo imprigionano in una spirale senza controllo.

Il passeggino bianco è quindi un romanzo che lascia un’impronta profonda, evocando una vasta gamma di emozioni, dalla compassione al turbamento, al malessere emotivo, soprattutto nei lettori più sensibili.

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