Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Senza dubbio, i fratelli Opgard hanno avuto successo nella vita. O, perlomeno, ne hanno avuto quanto è possibile in un paesino come Os: un migliaio di anime aggrappate a una montagna, apparentemente dimenticate da Dio e dagli uomini.
Carl dirige un lussuoso hotel con spa, mentre Roy ha in mente un progetto ambizioso: un parco dei divertimenti con un ottovolante tra i piú alti e paurosi del mondo. E si potrebbe ottenere ancora di piú, per esempio ingrandendo l’hotel.
Se non fosse che l’Ente nazionale per le strade ha deciso di far scavare una galleria in quella montagna, spostando la statale e ostacolando così il turismo a Os. Nel frattempo un agente rurale vuole indagare sul baratro noto come curva delle Capre e sulle carcasse delle automobili che ci sono finite dentro, spesso grazie a una spinta dei fratelli…
Ancora una volta, dunque, Carl e Roy devono cancellare le proprie tracce e sporcarsi le mani, probabilmente di sangue. Ancora una volta, devono essere disposti a tutto, pur di salvare i loro interessi.
Jo Nesbø, noto per la sua prolifica produzione nel genere crime, con La famiglia si cimenta in un’opera che intreccia il thriller psicologico con elementi del noir, della tragedia classica e della letteratura shakespeariana.
L’opera, carica di tensione emotiva e ambiguità morale, si distingue per la sua costruzione narrativa complessa e per una riflessione acuta sui legami familiari e sulla natura della vendetta.
La famiglia si inserisce nel filone del thriller psicologico, contaminato da elementi noir. Si discosta dal crime classico in cui dominano le indagini poliziesche e privilegia invece un’attenzione minuziosa alla psicologia dei personaggi e alla costruzione della tensione emotiva data da atmosfera cupa, senso di fatalismo e centralità del desiderio di vendetta.
La struttura narrativa rende La famiglia un’opera ibrida tra il thriller e il dramma familiare. Nesbø costruisce un’impalcatura solida, dove la narrazione procede attraverso linee temporali intrecciate che gradualmente convergono verso un fulcro rivelatorio.
Questa tecnica consente all’autore di mantenere alta la tensione narrativa, dosando sapientemente le informazioni e creando un effetto di suspense che accompagna il lettore fino alle ultime pagine. La capacità di manipolare il tempo narrativo dimostra una maturità stilistica notevole, permettendo di esplorare le relazioni familiari non come entità statiche ma come organismi in continua evoluzione.
Nella costruzione dei personaggi de La famiglia, Nesbø rifiuta stereotipi e costruzioni monodimensionali, optando invece per figure complesse, ambigue moralmente, contraddittorie, portatrici di luci e ombre.
Particolarmente efficace risulta la caratterizzazione psicologica dei protagonisti, le cui motivazioni emergono gradualmente, spesso sovvertendo le aspettative del lettore.

Jo Nesbø
Jo Nesbø è uno dei piú grandi autori di crime al mondo. I suoi libri hanno venduto oltre 40 milioni di copie.
È nato a Oslo nel 1960.
Ha giocato a calcio nella serie A del suo Paese, ha lavorato come giornalista free lance, ha fatto il broker in borsa.
Tutt’oggi suona regolarmente con la band norvegese dei Di Derre.
Inoltre ne La famiglia Nesbø intreccia magistralmente questioni universali come i legami familiari, la lealtà, il tradimento e la natura della verità con problematiche sociali contemporanee. Particolarmente interessante è l’esplorazione dell’eredità emotiva tra generazioni e del modo in cui i segreti familiari plasmano l’identità individuale.
Lo stile di Nesbø ne La famiglia rivela una duplice natura: da un lato, la prosa è caratterizzata da un ritmo incalzante, funzionale alla dimensione thrilling della narrazione; dall’altro, emergono momenti di profonda introspezione resi con un linguaggio evocativo e ricco di sfumature. Questa alternanza conferisce dinamismo alla lettura.
Infatti lo stile di Nesbø ne La famiglia è, per l’appunto, caratterizzato da un linguaggio asciutto ed essenziale, che si carica di tensione nei momenti chiave della narrazione.
L’uso della focalizzazione interna permette di esplorare le profondità psicologiche dei personaggi, mentre la gestione del ritmo narrativo, con alternanza tra scene di azione e introspezione, crea un equilibrio efficace tra tensione e sviluppo emotivo.
I dialoghi sono particolarmente incisivi, funzionali tanto alla caratterizzazione quanto all’avanzamento della trama, e contribuiscono a definire la cifra stilistica del romanzo.
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