In salotto con… Federico Anelli

In salotto con Federico Anelli

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Marco Lambertini

Gradito ospite di oggi nel nostro spazio dedicato alle interviste con gli autori “In salotto con…” Federico Anelli.

Federico Anelli nasce nel 1988 a Milano, dentro il quartiere popolare di Niguarda dove vive da sempre. Ama lo scotch, i crudi di mare, i delitti di provincia, Johnny Cash.

Copywriter e Direttore Creativo per diverse agenzie di pubblicità, nel 2021 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Stai lontano dai pozzi, un thriller che affonda le sue radici narrative negli USA per raccontare le gialle vicende di un’ipotetica isola del nostro territorio.

Nel 2025 Federico Anelli pubblica con Todaro Editore Falso indaco, letto e recensito per Salotto Giallo da Marco Lambertini. Potete leggere la recensione cliccando su questo link.

In occasione di questa lettura, abbiamo posto all’autore alcune domande per quest’intervista, cui si è prestato con grande disponibilità.

Salotto Giallo: Il Delta del Po è un elemento centrale della storia, quasi un personaggio a sé. Cosa ti ha  spinto a scegliere questo luogo come ambientazione e in che modo influisce sullo sviluppo della trama? 

Federico Anelli: Credo che in un genere come il noir, l’ambientazione sia quasi sempre protagonista. Spesso è uno degli elementi che più mi rimane dentro, quando leggo un romanzo.

La prima volta che sono stato sul Delta del Po sono rimasto folgorato dal paesaggio, dall’atmosfera che si respira, probabilmente perché mi ha subito richiamato alla mente un altro delta, quello del Mississippi, uno dei luoghi che hanno formato il mio immaginario, attraverso i libri, il cinema e la musica. Per me è stato spontaneo partire da lì quando ho iniziato a pensare al romanzo. Di conseguenza ha anche influito molto nello sviluppo della trama, perché i luoghi condizionano tutto: i personaggi, gli avvenimenti, i sapori e gli odori del libro.

Astor e il Commissario Fortuna hanno entrambi un passato difficile ma due caratteri molto diversi e il loro rapporto è uno degli elementi più forti del romanzo. Come hai lavorato per crearne le dinamiche e i loro dialoghi? Anche i personaggi secondari sono descritti con molto realismo. A chi ti sei ispirato per dipingerli?

Quando ho iniziato a lavorare su Falso indaco,

ho subito avuto chiaro in mente che la storia dovesse avere un protagonista – Astor – e un coprotagonista – il commissario Fortuna – in forte contrasto tra loro, ma senza che questo giungesse mai a una vera esplosione, per il carattere dimesso del primo e per una certa signorilità del secondo. Quindi il rapporto tra i due si gioca su questo filo, che diventa ancora più sottile man mano che emergono le loro zone d’ombra. 

Per quanto riguarda i personaggi secondari, per me rappresentano una delle anime del racconto, sono un po’ una sintesi dei classici “animali di provincia” in cui mi sono imbattuto, nella realtà come nella finzione letteraria o cinematografica.

E aggiungono un carattere grottesco al tutto, che è un elemento che ho sempre amato nelle storie: dai casi di cronaca nera alla letteratura di genere.

I personaggi e l’ambientazione sono sicuramente i punti di forza di questo libro. Qual è stata la scintilla che ha dato vita alla storia e come hai affrontato la stesura del romanzo?

La scintilla è stata il mio primo giro sul Delta del Po. In particolare un classico giro in barca su uno dei rami del fiume, dove ho scoperto fra l’altro l’esistenza del falso indaco.

Poi il proprietario del B&b in cui alloggiavo, una sorta di Clint Eastwood veneto, mi ha ispirato il protagonista e da lì ho iniziato a sviluppare la storia.

Per quanto riguarda la stesura, inizialmente ho messo giù una traccia con alcuni punti essenziali che riguardavano il caso vero e proprio e ho cercato invece di darmi più libertà in tutte quelle parti che collegano questi punti, che poi sono quelle che a mio avviso danno colore al romanzo.

Ci puoi dare qualche anticipazione su un possibile ritorno di Astor e del Commissario Fortuna in future avventure? 

Sinceramente non ho idea se ci saranno future avventure con questi due personaggi. Per il momento questa per me è una storia conclusa, ma mai dire mai.

Sono sicuramente due personaggi a cui sono affezionato, vedremo. Per il momento sono al lavoro su una storia completamente diversa. 

Il romanzo, pur essendo un noir, è caratterizzato da un forte realismo e da numerosi riferimenti alla vita di provincia e ai piccoli paesi. Come hai sviluppato questi aspetti? Si tratta di un’esperienza diretta o di un approfondito studio? 

Il racconto dei luoghi è frutto dei diversi viaggi che ho fatto sul Delta, ma ci tengo a precisare che il tutto è stato poi molto filtrato (non a caso i nomi dei posti sono praticamente tutti inventati), cercando di mantenere ovviamente una certa verosimiglianza, ma provando anche a contaminarla con il mio immaginario, ad esempio con quel delta del Mississippi di cui ti parlavo prima.

In un certo senso credo che il risultato funzioni e appaia “realistico” perché in fondo le province del mondo – almeno per quella che è la mia esperienza – in qualche modo si somigliano. Poi c’è una certa dose di grottesco, come dicevo, che è l’altra lente con cui ho filtrato quel mondo. Non essendo io autoctono, sarebbe stato un errore rappresentare l’ambiente cercando una totale aderenza alla realtà.

Ed infine, la nostra domanda di rito. Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?

Avrei risposto Cheever, ma trattandosi di un Salotto Giallo, mi sembra giusto invitare un autore attinente al genere. Quindi ti dico Edward Bunker, che è il mio scrittore noir preferito.

Probabilmente gli chiederei come si mantiene viva la vocazione alla scrittura, quando si passa quasi un terzo della propria vita in carcere.

Salotto Giallo ringrazia l’autore e Todaro Editore per la disponibilità all’intervista.

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