Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
Falso indaco di Federico Anelli
Il falso indaco è un fiore alieno nato in Nord America, che col tempo ha allungato le sue radici fino alle sponde del Delta del Po dove prende vita questa storia, in un paesaggio che per atmosfere e umori richiama alla mente un altro delta, quello del Mississippi.
Il ritrovamento di un cadavere, il ragazzo più bello del paese, nelle acque del fiume, è all’origine dell’incontro tra un ex poliziotto che da vent’anni gestisce con la figlia un B&B, e un commissario di Salerno trasferito da poco, senza alcun entusiasmo, in quelle terre depresse.
In questo luogo anomalo che come ogni zona di frontiera – qui, quella tra il fiume e il mare – sembra sottrarsi alla legge degli uomini e a quella di Dio, si dipana una vicenda che rivelerà l’anima nera di una piccola comunità di provincia, popolata da personaggi imperscrutabili come la nebbia che li ha partoriti.
In un paese immaginario sul delta del Po, Ca’ Nera, situato tra Rovigo e Ferrara, si svolge questa storia, buia come la notte e torbida come la nebbia che avvolge tutto.
Astor Benassi, ex poliziotto e l’amico Zeno trovano, durante una notte a pesca, il corpo senza vita di un giovane.
Il corpo è avvinghiato ad una pianta di Falso Indaco, un fiore alieno nato in Nord America, che col tempo si è diffuso sulle sponde del delta, in questo strano territorio, tra palude, acqua dolce e mare.
Sembra un suicidio, ma l’occhio esperto di Astor Benassi, ex poliziotto ora titolare di un B&B, capisce immediatamente che invece il ragazzo è stato ucciso.
Il ritrovamento del cadavere porta Benassi a incontrare il commissario Fortuna, trasferitosi da poco da Salerno. Nonostante l’insistenza del commissario, Astor vuole rimanere fuori dall’indagine e continuare a sopravvivere, tra una grappa e una chiacchierata notturna con il fantasma della moglie.
Astor Benassi ha lasciato la divisa dopo i traumi del G8 di Genova, eventi che lo hanno quasi distrutto psicologicamente.
Da vent’anni, smessa la divisa, gestisce insieme alla figlia Eva un B&B a Ca’ Nera. Dopo la morte della moglie, è sempre più trasandato, fatalista e disilluso sul proprio futuro.
Quando ebbe terminato, andò in bagno, si sfilò il pigiama, lavò le ascelle e si fece la barba, prestando attenzione al grosso fibroma che gli cresceva sotto il naso, a destra, vicino al labbro superiore. Dopo essersi rasato anche i pochi peli che ancora si ostinavano a crescergli in testa, si sciacquò il collo e il viso, quindi rimase alcuni istanti a osservarsi allo specchio: il cranio magro, l’ovale preciso e il volto completamente glabro lo facevano assomigliare a un vecchio bebè. Sputò nel lavandino, si vestì con la roba del giorno prima, indossò gli stivali e recuperò dall’appendiabiti il cappello da cowboy che gli aveva regalato sua figlia
Il nome, Astor, come il grande musicista Piazzolla, gli è stato dato dato perché figlio di una famiglia di musicisti e cantanti da balera, anche se, come sostiene lui stesso, il “gene ha saltato una generazione”
Parlare con il fantasma di Clara è l’unica cosa che lo mantiene vivo e non può e non vuole condividere questa esperienza con nessuno, né con la figlia, né con gli amici, nemmeno con uno psicoterapeuta, come Eva continua a consigliargli.
Mino Fortuna è l’altro personaggio centrale del libro.
Gli occhialetti tondi e il baffo sottile gli conferivano uno stile d’altri tempi, ma lo invecchiavano di almeno dieci anni. Aveva un tono pacato ed elegante, col quale si sforzava di mitigare un forte accento del Sud, senza troppo successo
Si ritrova, forse per motivi disciplinari, in questo sperduto paese in cui è apparentemente il classico pesce fuor d’acqua.
Arriva da Salerno e la sua sagace arguzia da uomo del sud fatica qui a trovare spazio. Percepisce subito che Astor può aiutarlo a districarsi nell’enigma e gli chiede di tornare a fare il poliziotto aiutandolo nel caso.
Fortuna è un pò filosofo, ama fare riferimenti colti nelle sue domande, ma ha anche pulsioni molto materialiste.
Lui, lo sbirro da biblioteca. Con il suo linguaggio ricercato, i modi gentili e i baffetti alla Clark Gable. Sarebbe potuto diventare in un attimo carne da macello, se non fosse stato per gli anni di palestra che lo avevano reso una macchina di muscoli e nervi
Ecco, lui si era sempre sentito quieto e letale. Un figlio di zoccola travestito da gentiluomo.”
Astor e Fortuna legano da subito e, pagina dopo pagina, iniziano a rendersi conto di come delitto sia solo la punta di un iceberg di segreti che covano nel cuore del paesello.
I dialoghi tra Fortuna e Benassi sono una delle caratteristiche fondamentali del libro: il commissario usa tutta la sua arguzia per far sì che Benassi torni a pensare e ad agire come un poliziotto. Astor, dal canto suo, anche se sembra non assecondarlo, ne assimila i ragionamenti.
Il libro è raccontato dal loro punto di vista e, attraverso le voci di questi due protagonisti, l’autore ci presenta tutti i personaggi secondari e la loro posizione nell’intreccio della storia.
La storia è arricchita dalla varietà e dalla forza dei personaggi di contorno che Federico Anelli inserisce in maniera concreta attorno a quelli principali.
Spiccano tra tutti la figlia di Astor, Eva, che oltre ad aiutarlo nella conduzione del B&B è una cantante dilettante che continua la tradizione familiare ma soffre nel vedere il padre sempre sull’orlo della follia.
Conosciamo così anche Paolo Sartori, la vittima dell’omicidio. È figlio di ristoratori tra i più rinomati della zona. Ha 22 anni, è bello e, a quanto si dice in paese, anche dannato.

Federico Anelli
Federico Anelli nasce nel 1988 a Milano, dentro il quartiere popolare di Niguarda dove vive da sempre.
Copywriter per diverse agenzie di pubblicità, nel 2021 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Stai lontano dai pozzi.
Ama lo scotch, i crudi di mare, i delitti di provincia, Johnny Fucking Cash.
Tutti i personaggi descritti da Anelli sono veri, tangibili, reali e danno al libro tutti gli elementi necessari a raccontare una storia concreta e fondata.
Lo stesso delta del Po non rappresenta solo l’ambiente in cui si svolge il racconto. Esso diventa un personaggio vero e proprio, descritto come un luogo in cui tutto è possibile. Un luogo in cui possono coesistere la realtà tragica di un delitto ed un territorio magico in cui la nebbia sembra celare riti arcani.
Questo strano groviglio di terra, fiume e mare è un luogo in cui si mescolano attività antiche, come l’allevamento delle anguille, con quelle più moderne e redditizie delle ostriche bianche e delle moache. Attività che, unite alla ristorazione, sembrano celare vecchi odi repressi e istinti di vendetta. Qui, forse, si può arrivare a uccidere per una ricetta.
l’anguilla in umido di Mara Baldan era un nodo assolutamente impossibile da sciogliere. Aveva trascorso giorni nel tentativo di replicarla, ed erano stati i più frustranti della sua vita. C’era un segreto, racchiuso tra le carni grasse e saporite di quel pesce, che nessuno riusciva a cogliere. Era la tecnica di cottura? Era il sugo? Era un aroma speciale? Gli unici in grado di rispondere erano gli ex proprietari del Bocalón, ma si rifiutavano di farlo.
Il ritmo di Falso indaco segue quello della stagione in cui si svolge. Tutto risulta attenuato ed ovattato, a causa alla nebbia che rallenta ogni azione e separa le cose dalle persone. Proprio per questo, ciò che si scopre pagina dopo pagina lascia nel lettore un sapore ancora più intenso.
Il muro di nebbia svelava l’asfalto mezzo centimetro alla volta, come una spogliarellista che sa il fatto suo. Toccava andare piano, anche se in giro non c’era nessuno, quindi ci mise più del solito a raggiungere Ca’ Nera.
La calma apparente e la monotonia della provincia covano però tormenti letali. Le relazioni diventano spesso fonte di inimicizie che possono arrivare a sfociare in vendette.
In un crescendo lento ma inesorabile, Federico Anelli racconta una storia cupa, tragica e violenta, regalandoci al contempo due personaggi originali, con difetti molto reali, che li rendono ancora più efficaci. Due personaggi antitetici, un po’ come il fiume e il mare, accomunati da un’ardente desiderio di ricerca della verità. Un ambiente insolito che diventa protagonista, una provincia dove, nascosti in bella evidenza, emergono i peggiori vizi della natura umana.
Salottometro:


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Genere : Giallo/noir
Anno pubblicazione: 2025
Todaro edizioni

