In salotto con… Serena Venditto

In salotto con Serena Venditto

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Claudia Pieri

Ospite di oggi nel nostro spazio dedicato alle interviste agli autori “In salotto con…” Serena Venditto.

Serena Venditto è nata nel 1980 a Napoli, dove lavora presso il Museo Archeologico Nazionale.

Ha esordito nella narrativa con la commedia Le intolleranze elementari (Homo Scrivens, 2012). Nel 2018 ha pubblicato con Mondadori Aria di neve, il primo volume della serie gialla dedicata al gatto Mycroft e ai quattro coinquilini di via Atri 36, seguito nel 2019 da L’ultima mano di burraco, dall’ebook Malù si annoia (2020), da Grand Hotel (2021) e Commedia gialla con gatto nero (2023). Gli stessi personaggi compaiono nell’antologia Gatti neri e vicoli bui (Homo Scrivens, 2022), con Maurizio de Giovanni e Francesco Pinto, e in E cosy sia (Giallo Mondadori Big, 2024). Quest’ultima interessante raccolta è stata recensita per noi di Salotto Giallo da Claudia Pieri e potete leggerne a questo link.

Collabora con Homo Scrivens in qualità di editor e come direttrice della collana dedicata al giallo. Per questa casa editrice nel 2020 ha curato Natale, istruzioni per l’uso e nel 2022 il romanzo di Wilkie Collins Mercy Merrick. Cura la rubrica #Barsport per il sito Napoliclick.

Per la Collana Giallo Mondadori nel 2025 esce Sette vite come i libri, di cui ci ha parlato Claudia Pieri nella sua recensione, disponibile cliccando questo link. Con l’occasione abbiamo posto all’autrice alcune domande sul suo nuovo libro della saga con protagonisti il gatto Mycroft e i quattro coinquilini di via Atri 36.

Salotto Giallo: La tua protagonista Malù è un’archeologa. In un’intervista hai dichiarato che archeologia e investigazione seguono la stessa metodologia. È così anche per la scrittura? Quali sono a tuo avviso le differenze e quali le similitudini tra le due professioni?

Serena Venditto:

Archeologia e investigazione seguono la stessa logica perché in entrambi i casi si traggono delle storie dalle tracce lasciate dalle azioni umane.

La scrittura è processo di creazione molto più complesso, che però in qualche modo coinvolge tutto, e che non riguarda solo la storia, la vicenda raccontata, ma anche, ed è questo il suo fascino, il modo in cui si racconta. Due autori che raccontano la stessa storia la racconteranno in maniera diversa. Lo stesso autore che racconta la stessa storia a distanza di anni la racconterà in maniera diversa. Con altre parole, con un altro montaggio.

Si tratta comunque di scavare: da un lato negli indizi o nella terra, da un lato dentro di te, nelle tue letture, nei sogni, nella tua vita.

Malù e Ariel: una è la mente dell’indagine, l’altra la sua spalla. A parte la professione di Malù, in cosa ti assomigliano e in cosa sono distanti da te? E chi delle due ha ispirato la creazione dell’altra?

Malù è archeologa come me, ma lei è molto più brillante, sagace, attenta.

Ad Ariel ho dato il bilinguismo (cosa che ho sempre invidiato, insieme al metabolismo veloce), ma caratterialmente mi somiglia di più: insicura, fifona, ma che poi si lascia travolgere.

Diciamo che sono io sdoppiata. Ariel è chi sono e Malù quello che vorrei essere. In ogni caso, paradossalmente è nata prima Ariel.

In questo romanzo affronti una tematica attuale e spinosa come la violenza di genere. Quali sono i motivi alla base di questa scelta?

Non ho scelto il tema, è venuto da sé, proprio perché mi sta molto a cuore.

È la storia della dama di carta. E su questo però capirete che mi devo fermare. 

Sempre più spesso gli autori utilizzano il thriller e il cosy crime per veicolare messaggi sociali. Qual è la tua opinione in merito? Perché secondo te vengono preferiti ad altri generi di narrativa?

Con le mie amiche gialliste diciamo sempre che “il giallo è il nuovo romanzo sociale” è la frase che obbligatoriamente si deve dire a ogni presentazione. E spesso scherziamo su chi la debba dire per assolvere a questo ruolo!

Scherzi a parte, è vero e secondo me è perché il giallo da Camilleri in poi in Italia si è molto regionalizzato, quindi racconta bene il territorio.

Quale libro tra quelli citati nel romanzo vorresti aver scritto tu e perché?

Sinceramente? Nessuno, perché poi non avrei potuto leggerlo.

Infine, la nostra domanda di rito. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?

È una domanda terribile. Sono indecisa fra Agatha Christie e P. G. Wodehouse. Ma c’è anche Wilkie Collins. Mi state mettendo in serissima difficoltà. Comunque darei loro carta bianca, raccontatemi qualcosa…

Salotto Giallo ringrazia l’autrice per la disponibilità all’intervista

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