Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
La condanna del silenzio di Arwin J. Seaman
L’isola di Liten è caduta in disgrazia. Dopo il caos mediatico dell’anno appena passato, i turisti abituali, ormai rassegnati all’idea di aver perso il loro rifugio di pace, l’hanno abbandonata.
Anche la curiosità morbosa dei nuovi visitatori, accorsi per seguire da vicino lo scandalo, si è presto spenta. Come se non bastasse, da settimane una pioggia tremenda, unita a venti fortissimi, funesta la costa.
La notizia della scomparsa di una ragazza, che non è rientrata a casa ma apparentemente non ha nemmeno lasciato l’isola, passa così in secondo piano. La polizia di Malmö archivia il caso come una fuga volontaria, mentre online c’è chi ipotizza che si tratti di un patetico tentativo di riportare Liten al centro dell’attenzione, sulle prime pagine di cronaca nera.
Turismo nero o dell’orrore, lo chiamano. Ma Kysa Nilsson, giorno dopo giorno, sembra proprio essere sparita nel nulla… Owe Dahlberg, il capo della polizia, si trova a indagare senza aiuti dal continente.
A intervenire sono gli Andersson, la famiglia più influente dell’isola, desiderosi di “lavare l’onta” di aver avuto un assassino in famiglia. Determinati a risolvere il mistero della scomparsa della donna da soli, si proclamano sceriffi e avviano le ricerche.
Gli indizi che emergono, tuttavia, suggeriscono che sia avvenuto un vero e proprio rapimento. E che Liten, per l’ennesima volta, stia per finire nell’occhio del ciclone.
Dove era finita Kysa Nilsson?
E’ questo l’interrogativo che ci riporta a Liten
quel fazzoletto di terra che emergeva dal mare
Ne La condanna del silenzio, terzo episodio della saga ambientata su quest’isola dove
tutto ciò che accadeva diventava immediatamente di dominio pubblico.
Seaman sceglie Owe Dahlberg come protagonista assoluto e guida.
È il capo della polizia di Liten
con il suo metro e ottantadue
di statura, che
pesava ormai oltre cento chili e aveva la pancia prominente e i baffi che teneva sottili
ad accompagnare il lettore sull’isola e dentro questa nuova, misteriosa storia.
L’indagine diventa l’occasione per conoscere meglio quest’uomo che, nei due precedenti libri della serie, ha rivestito un ruolo importante, ma defilato rispetto a sua figlia Malin.
Il capitolo di apertura introduce la storia e consente all’autore di riannodare le fila dei precedenti romanzi con uno stile fluido e colloquiale, senza appesantire la narrazione, anzi imprimendole sin da subito un ritmo sostenuto.
Questo espediente espositivo fonde armoniosamente questo libro con i precedenti, dando vita a un unico percorso narrativo.
Attraverso un importante lavoro di caratterizzazione affidato allo sguardo di Owe, vengono introdotti sulla scena tutti i personaggi principali della storia.
Ritroviamo così Annelie, preziosa collaboratrice che
lavorava indefessamente, anima e corpo, ma su questioni pressoché trascurabili, mentre se fosse rimasta a Malmo…
secondo Dahlberg avrebbe potuto aspirare a una carriera più adeguata alle sue capacità.
Kaj che ha conquistato tutti, a partire proprio da Owe e sua figlia Malin, perché
era impossibile resistere al sorriso enorme di quel ragazzone biondo e allampanato, che viveva ogni giorno come fosse il più bello della sua vita
Henning Olsson, “il piccolo principe” dagli indiscutibili meriti investigativi che
procedeva con le proprie indagini seguendo impressioni, slanci del momento, impulsi irrazionali
e aveva spesso
sul viso quell’espressione da volpe annoiata che assumeva ogni volta che aveva a che fare con gente poco qualificata
Il clan degli Andersson, che
non erano una famiglia ospitale ed erano abilissimi nel metterti a disagio
e i cui membri
si sentivano parte di un’unica entità
e che in queste pagine si arrogano il ruolo di sceriffi dell’isola.
Malin,
un groviglio di rabbia e cattiveria malamente tenute sotto controllo
ogni volta che si rapporta con suo padre Owe e che
era indubbiamente più odiata che amata
dalla popolazione dell’isola:
La gente di Liten non amava essere guidata né consigliata, tuttavia non erano ottusi, sapevano quando era il momento di chiedere aiuto.
E infine, su tutti, emerge la figura di Owe Dahlberg, delineata attraverso numerosi richiami all’uomo che è stato in passato e che è adesso.
Questi riferimenti permettono al lettore di conoscerlo non solo professionalmente, ma anche umanamente, rendendo inevitabile l’empatia nei suoi confronti, per il suo costante mettersi in discussione e il senso di fallimento che lo tormenta soprattutto come genitore:
Era stata una notte terribile, piena di rimpianti e sensi di colpa, in cui aveva avvertito chiaramente la propria inutilità

Arwin J. Seaman
Arwin J. Seaman è lo pseudonimo di uno scrittore italiano di grande successo.
Le indagini sull’isola di Liten è la sua prima serie nordica, ambientata sull’isola di Liten.
Tra i titoli, pubblicati da Piemme: Omicidio fuori stagione. La prima indagine sull’isola di Liten, Un giorno di calma apparente, La condanna del silenzio.
Seaman costruisce una trama intricata, sorretta da personaggi straordinariamente caratterizzati, che sembrano prendere vita e uscire dalle pagine.
Il suo stile di scrittura, scorrevole ma al tempo stesso magnetico, cattura subito l’attenzione del lettore, rendendo la lettura immersiva e favorendo una profonda connessione con la storia e i suoi protagonisti. La narrazione asseconda l’urgenza della ricerca di Kysa mantenendo un ritmo sostenuto e costante, grazie ai capitoli brevi che scandiscono con precisione la cronologia degli eventi.
L’intera vicenda si presentava come un mosaico a cui mancavano dei pezzi
e proprio quando sembra di aver trovato l’incastro giusto, ecco che tutto torna nuovamente in discussione.
I dialoghi, vivaci e arricchiti da una punta di ironia, soprattutto nelle scene con Olsson, rivelano la profonda familiarità che ormai lega i protagonisti. Il lettore, coinvolto in queste interazioni, finisce per sentirsi parte del loro mondo, percependo con naturalezza l’evoluzione dei rapporti tra loro.
Con La condanna del silenzio, Seaman fa ancora una volta centro, regalando ai lettori un thriller avvincente e appassionante, costruito con maestria. Questa volta, immerso in un’ambientazione unica, spicca un personaggio destinato a lasciare un segno indelebile in chi legge:
Non è facile essere come me. Io sono come quest’isola. Resto qui, non mi muovo, se mi cerchi mi trovi e sono sempre lo stesso uomo
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