Recensione di Alessandra Isabella Spanò

A cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
TRAMA
Yorkshire, 1979.
La regione è inquieta e disturbata non solo dal governo Thatcher che, tra le altre cose, ha eliminato il latte gratuito dalle scuole, ma anche da un serial killer che continua ad ammazzare giovani donne.
Miv, 12 anni, decide di correre ai ripari, e di cercare il colpevole per far tornare la serenità nel loro vicinato. La sua famiglia sta parlando di trasferirsi, la presenza del serial killer è troppo incombente, e Miv non vuole proprio separarsi dall’amica del cuore Sharon.
Le due ragazzine cominciano dunque la loro piccola ma arguta indagine stilando una lista di tutte le «cose sospette» riguardo agli uomini della comunità, a iniziare dal pakistano dell’alimentari all’angolo – tutti gli adulti lo evitano, i ragazzi compiono atti vandalici contro di lui… è senz’altro sospetto –, a seguire col più severo dei professori della scuola, sempre arrabbiato e prepotente, e via così con molti altri personaggi della cittadina visti dagli occhi di una ragazzina pronta a credere, ma subito dopo a sfatare, i pesanti luoghi comuni che prosperano nella loro comunità.
E a scoprire molti più segreti – tra le famiglie del vicinato – di quanti avrebbero mai pensato possibili.
La lista delle cose sospette di Jennie Godfrey è un romanzo che coniuga elementi del coming-of-age con un contesto storico e sociale complesso, collocandosi all’incrocio tra il romanzo di formazione e il mystery.
Ambientato nell’Inghilterra degli anni Settanta, il libro segue una giovane protagonista che tenta di decifrare il mondo adulto attraverso il filtro di un’indagine personale su eventi inquietanti che scuotono la sua comunità.
La lista delle cose sospette si inserisce principalmente nel genere del romanzo di crescita, ma con una forte componente di mistery psicologico.
La narrazione in prima persona e la prospettiva infantile richiamano opere classiche del romanzo di formazione, tuttavia il contesto in cui si sviluppa la vicenda introduce una tensione latente, propria del thriller psicologico.
La lista delle cose sospette sfugge alla classificazione rigida nei generi canonici, poiché sfrutta il mistero non solo come meccanismo narrativo, ma come strumento per esplorare la percezione soggettiva della realtà da parte della protagonista.
La struttura stessa del romanzo segue una progressiva disillusione nei confronti del mondo adulto e accentua la sua appartenenza alla tradizione del romanzo di formazione, pur conservando elementi di suspense e inquietudine.
Il concetto della “lista delle cose sospette” diventa uno strumento narrativo attraverso cui la protagonista ordina il caos del mondo circostante, mettendo in luce la dissonanza tra la percezione infantile e la complessità della realtà adulta.
La struttura de La lista delle cose sospette si sviluppa in modo progressivo, alternando momenti di introspezione e osservazione a snodi narrativi più dinamici.
La narrazione segue una linearità temporale tipica del romanzo di formazione, ma la presenza della “lista” introduce un elemento frammentario che contribuisce alla costruzione del mistero.
L’uso della suspense è calibrato in modo da non sovrastare l’evoluzione psicologica della protagonista.
Ogni elemento della lista rappresenta un tassello della sua crescita interiore, e la progressione della narrazione è scandita dalla rielaborazione di queste informazioni. In questo modo, la struttura riflette non solo un’indagine esterna, ma anche il percorso di maturazione di Miv.
La lista delle cose sospette affronta temi come la percezione infantile del pericolo, il contrasto tra innocenza e realtà adulta, e la ricerca di ordine in un mondo caotico.
Il tema della paura è centrale, non solo come paura concreta di eventi minacciosi, ma anche come timore della crescita e della disillusione.
La questione della verità e della sua manipolazione emerge come uno dei nuclei tematici più forti: Miv cerca di costruire un senso di sicurezza attraverso la sua “lista”, ma il romanzo dimostra come la realtà sia sempre più complessa delle semplificazioni con cui cerchiamo di definirla.

Jennie Godfrey
Jennie Godfrey è cresciuta nello Yorkshire e il suo romanzo d’esordio, La lista delle cose sospette, è ispirato alla sua infanzia, vissuta lì negli anni Settanta.
Dopo una carriera in azienda, oggi Jennie Godfrey è libraia part time e scrittrice a tempo pieno.
Vive nella campagna del Somerset.
Lo stile di Godfrey è caratterizzato da una prosa chiara e immersiva, che cattura la voce della protagonista senza cadere nell’artificialità.
L’uso della narrazione in prima persona è gestito con precisione, evitando il rischio di eccessiva ingenuità o infantilizzazione del linguaggio.
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