Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Emanuela Ferrara
Gradito ospite del nostro spazio dedicato alle interviste con gli autori “In salotto con…” Luca Arnaù.
Genovese di nascita e milanese d’adozione, Luca Arnaù è giornalista, sceneggiatore e scrittore.
Ha lavorato come cronista nelle redazioni di alcuni grandi quotidiani e ha diretto in passato alcune tra le maggiori riviste settimanali e mensili familiari in edicola, da Tutto a Bella, da Top Salute a Eva3000, da Epoca a In Famiglia.
Per la tv ha firmato nel 2021 la serie Italians e nel 2022 ha fatto il suo esordio al cinema con la sceneggiatura del film La Banda del Buffardello e il manoscritto di Leonardo.
Specializzato in thriller storici, ha firmato nel 2021 il best seller Le Dieci Chiavi di Leonardo e nel 2022 L’Enigma di Leonardo.
Nel 2023 ha affrontato una sfida storica con il romanzo Yeshua Il Prescelto, premiato a Sanremo come miglior romanzo sulla vita di Gesù. Attualmente si divide tra la direzione di una grossa casa editrice di settimanali e la scrittura di romanzi.
Con Altre Voci Edizioni pubblica nel 2024 Gli arcani di Leonardo, thriller storico di cui trovate la recensione a cura di Emanuela Ferrara al presente link. In occasione della lettura del romanzo, Emanuela ha posto qualche domanda ad Arnaù, dando vita a questa interessante intervista per tutti i lettori di Salotto Giallo.
Salotto Giallo: Nella trilogia su Leonardo Da Vinci, come si integrano alla narrazione sull’artista gli elementi esoterici presenti nei libri? Quali aspetti della sua vita e delle sue opere ritieni più affini a questo tema?
Luca Arnaù: Se chiunque di noi chiude gli occhi e pensa a Leonardo da Vinci, immagina la stessa figura stereotipata: il vecchio curvo con i capelli lunghi e la lunga barba, che dipinge la Gioconda.
Ma il mio Leonardo storico è tutt’altro. È giovane, bello, alto, con una lunga barba bionda e gli occhi azzurri. Così lo dipingono le cronache del tempo: dicono fosse famoso per le sue barzellette, perchè amava vestire di colori vivaci. Passava la sera alla Taberna del Ribaldo con gli amici, non disdegnava un bicchiere di vino. Era convintamente vegetariano. Ed era un uomo razionale, aperto, pronto a cogliere la bellezza, ma anche a scoprire i meccanismi che governavano il mondo.
L’esoterismo era quanto di più distante potesse esserci da lui, non era una mente filosofica, ma pratica. Un sognatore, forse, ma capace sempre di tradurre in realtà le sue visioni.
Mi serviva quindi un antagonista potente, crudele, bestiale. Qualcosa che fosse l’opposto di Leonardo. E chi c’è di più lontano di un assassino esoterico che uccide i bambini?
Il bene, la razionalità, la positività contro il male, l’irrazionale, il malvagio. I miei libri ragionano spesso per termini assoluti.
Prima di essere scrittore sei giornalista. Qual è stato il tuo approccio giornalistico nella ricerca e nella scrittura di questa trilogia? Hai trovato delle sfide particolari nel bilanciare fatti storici e interpretazioni più speculative legate soprattutto all’esoterismo?
Tutto è legato alle mie esperienze di giornalista. Quando facevo il cronista di nera ho indagato su sette sataniche, sono stato sulle scene dei crimini, ho intervistato due serial killer veri in carcere. Non esisterei come scrittore se non fossi stato prima un giornalista.
Conosco i metodi di indagine, come si muove la polizia scientifica, come si svolge l’analisi di un crimine. E questo è fondamentale per trasportare tutto indietro nel tempo, nel XV secolo.
La tua esperienza nel mondo della televisione ha influenzato il modo in cui hai raccontato la storia di Leonardo Da Vinci? Ci sono tecniche specifiche che hai utilizzato per rendere la storia più coinvolgente per i lettori?
Anche in questo caso molto arriva dalle mie esperienze come sceneggiatore. Fare cinema ti porta a vedere prima la scena nella tua testa.
E quindi come scrittore uso questo stratagemma per rendere i miei libri molto sensoriali. Cerco di dare informazioni utili per calarsi nella storia non solo dal punto di vista della lettura, ma anche, in un certo senso, costruendo per il lettore una scena che può essere vista, annusata, ascoltata.
Ritieni che i tuoi scritti possano influenzare la percezione della figura di Da Vinci e, se si, in che modo? Credi che televisione e letteratura possano contribuire a una maggiore comprensione di figure storiche complesse come la sua?
Non sono così famoso, anche se ho venduto decine di migliaia di copie. Ma sicuramente chi viene a sentire le mie presentazioni, chi legge i miei libri, cambia completamente il modo in cui vede Leonardo. La sua percezione sarà diversa dallo stereoripo di cui parlavamo in origine.
Purtroppo credo che dietro a tanta televisione ci sia ben poca ricerca storica… Ho visto tutto quello che è stato prodotto su Leonardo e non c’è una cosa esatta. Nell’ultimo sceneggiato Rai si innamora addirittura della Gioconda… Difficile visto che le uniche informazioni sulla sua vita sentimentale hanno a che fare con uomini.
Non dimentichiamo che era stato processato per sodomia nel 1476 e nei suoi schizzi e nei suoi disegni appare chiaro il fatto che a lui le donne, Gioconda compresa, interessassero ben poco.
Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?
Stephen King, Gary Jennings, Joe R. Lansdale… sarebbe un Salotto bello pieno di gente.
Sono onnivoro, leggo di tutto, soprattutto italiani. Abbiamo giallisti e scrittori bravissimi e magari meno noti: Antonio Lanzetta, Diego Pitea, Niky Marcelli, Valentino Meynet… e storici fantastici come Lorenzo Beccati e Daniela Piazza. Gente che non ha nulla da invidiare a nessuno. A breve uscirà il nuovo libro di Sara di Furia, altra autrice che adoro. E sto aspettando il romanzo di Gregorio Franciacorta.
Ci metterei ore a citare tutti quelli che inviterei. A tutti chiederei di regalarmi un idea, una sola, per costruire un nuovo romanzo. E poi correrei a scrivere…
Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista

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