Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Claudia Pieri e Francesca Pica
Gradita ospite del nostro spazio dedicato alle interviste con gli autori “In salotto con…” Antonella Manduca
Antonella Manduca nasce il 21 settembre 1961 a Pinerolo dove rimane fino al 2000, quando si trasferisce in Francia per la sua attività di mercante d’arte e dove risiederà per diversi anni vivendo tra Cannes, Parigi e Nizza e viaggiando molto per partecipare a saloni e mostre internazionali di antiquariato.
Ha pubblicato una raccolta di poesie Controluce (edizioni Libroitaliano, 2000).
Diamanti in cambio, Argonauta Edizioni, 2022, è il suo primo romanzo, finalista al Premio Leopoldo II di Lorena edizione 2023.
É autrice di numerosi racconti: L’Armatura, antologia di AA.VV. Sotto (la) pelle, Neos Edizioni 2023; L’eroica, antologia di AA.VV. Piemonte sulle vie del vino, per Affiori, Giulio Perrone Editore; Il vestito color ottanio, antologia di AA.VV. Le torinesi ribelli, Neos Edizioni 2024; Latte tiepido e miele di castagno, antologia di AA.VV. Sottovoce, Neos Edizioni 2024; Abbaiare da morire, antologia di AA.VV. 365 Racconti gialli, thriller e noir, Delos Digital 2024.
Nel novembre 2024 Golem Edizioni pubblica Il nascondiglio perfetto letto e recensito per Salotto Giallo da Francesca Pica a questo link.
In occasione della pubblicazione della recensione al suo romanzo, abbiamo chiesto ad Antonella di rispondere per noi ad alcune domande.
Salotto Giallo: Per il tuo lavoro hai viaggiato molto e hai vissuto in diverse città europee. Perché per l’ambientazione del tuo romanzo la scelta è caduta proprio su Torino? Quale valore aggiunto ha offerto questa città all’economia della storia?
Antonella Manduca: Nel primo romanzo che ho pubblicato, Diamanti in cambio, ho raccontato i luoghi che hanno fatto da sfondo alla mia vita durante il carosello di mostre e saloni di antiquariato in giro per il mondo.
Tra le pagine de Il nascondiglio perfetto, la vicenda si svolge su due linee temporali e ha come fondale sia quanto girava intorno a me prima di espatriare, sia ciò che ho ritrovato al mio rientro in Italia. Due periodi diversi, lontani nella vita come nel romanzo.
Torino è una città dai mille volti, misteriosa, elegante, fin troppo riservata, antica ma nello stesso tempo modernissima e proiettata al futuro. Fa parte di me ed è il luogo ideale per custodire e nascondere le storie e i segreti di chi si trova a percorrere i suoi portici, le sue strade e i suoi controviali.
Nel romanzo assistiamo a una commistione tra il genere noir e quello rosa. Quale dei due senti più nelle tue corde e perché questa fusione di generi?
Scrivere puri romanzi rosa non fa parte della mia indole. Non rinnego comunque di aver utilizzato situazioni che calzano perfettamente con il genere romance. Noir e rosa sono parti complementari della stessa storia e le ritengo indispensabili entrambe.
Sono convinta che il mio stile di narrazione non debba seguire un genere a priori.
Il noir, per l’autore prima e per il lettore poi, porta inesorabilmente ad affrontare le varie sfaccettature della vita nei luoghi più disparati, luminosi o cupi, trasparenti o torbidi. Il noir incrocia ogni tipo di sentimenti in cui ci si imbatte nel quotidiano dove convivono e si alternano gioia, odio, dolore, sofferenza e anche amore. I crimini più efferati, le nefandezze infime dell’umanità, scaturiscono da contesti tossici di esagerazione e disequilibrio in tutto ciò.
Le due protagoniste del tuo romanzo sono molto diverse tra loro. A chi ti senti più vicina tra Giulia e Yeva e per quali aspetti?
Giulia si trova senza preavviso a vivere una “novità” che potrebbe sconvolgerla e traumatizzarla e che invece affronta. Dopo il primo momento di panico decide di andare a fondo della cosa e la accetta, “ci convive” e in qualche modo arriva a considerarla “normale”. É una giovane donna razionale, organizzata, pragmatica ed è per questo che ha paura a lasciarsi andare.
Yeva, quando aveva l’età di Giulia, è partita dal suo paese per cercare altrove la “novità” che rivoluzionasse il suo futuro, si è chiusa alle spalle un vissuto pesante e ha ricominciato da capo. Malgrado la sua istruzione e la sua cultura occupa di buon grado una posizione umile ma che le permette di vivere lontano dal suo passato. A differenza di Giulia non ha problemi a “lasciarsi andare”.
Donne forti, piene di energia e curiose, entrambe mi piacciono. Forse mi sento più vicina a Giulia anche se vorrei assomigliare a Yeva.
Il mondo dell’antiquariato che fa da cornice alla storia è il tuo mondo, questo ti ha reso più facile o più difficile parlarne nel romanzo?
Alcune delle cose che scrivo fanno parte del mio vissuto. Credo si intuisca, leggendo. La difficoltà è stata narrare il contesto con leggerezza perché fosse adatto anche a un lettore non per forza appassionato di antiquariato.
E tu hai mai avuto o desiderato un nascondiglio perfetto? Per nascondere qualcosa o per nasconderti…?
Da piccoli si gioca a nascondino e ci si diverte molto. Poi, volontariamente o no, negli anni si continua a farlo per scappare da sé stessi e dagli altri e non ci si diverte più a farlo.
Cerco di rimanere il più possibile nel chiaro. Scrivo noir ma mi piace la luce. Di notte non chiudo nemmeno le tapparelle e lascio che la luna, le stelle o i lampioni della via illuminino la stanza.
A volte, per brevi periodi, mi è anche capitato di rimanere nascosta, e quando le cose diventano complicate mi piacerebbe potermi nascondere di nuovo, per un po’. Ma sono fortunata perché al mio fianco c’è chi mi indica sempre la strada per ritrovare il sole e soprattutto mi accompagna fuori dall’oscurità.
Mi ha molto colpita ricevere una tua lettera scritta a mano, e ti ringrazio davvero per il pensiero. In un mondo nel quale si comunica sempre di più attraverso uno schermo, cosa abbiamo perso, sacrificato sull’altare della modernizzazione?
Scrivere a mano è per me un modo per farmi conoscere di più da chi riceverà il messaggio, per offrire in regalo un pizzico del bene più prezioso che abbiamo sacrificato sull’altare della modernizzazione, il tempo.
Oggi sfruttiamo strumenti che ci permettono di eseguire più cose contemporaneamente e in velocità. Così ci costruiamo l’illusione di avere tanto più tempo a disposizione da utilizzare per eseguire altre cose contemporaneamente e in velocità. “Guadagnamo” ancora ore, minuti e secondi che occupiamo a fare veloci altre cose contemporaneamente.
Alla fine, però, manca il tempo, quello nostro e di nessun altro, quello che serve per riflettere, per creare rapporti personali al di là dei social media, per vivere la nostra propria vita.
Quando posso cerco di afferrare il mio tempo mentre sono in corsa, a volte funziona ed è meraviglioso.
Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda. Chi inviti e cosa gli chiedi?
Non credo di avere un autore preferito. Piuttosto ho alcuni autori che mi hanno accompagnata e mi accompagnano per un po’ di strada.
Forse, se fosse possibile interagire con l’aldilà, inviterei Oriana Fallaci. Fu mio padre a consigliarmi la lettura di Un Uomo, e quando uscì nel 1979 me ne regalò una copia che lessi in meno di una settimana. Da quel momento, di tanto in tanto, Oriana Fallaci mi accompagna.
Le chiederei di raccontarmi il suo nascondiglio perfetto.
Salotto Giallo ringrazia l’autrice per la sua disponibilità all’intervista

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