La Notte ha il suo profumo di Marco Azzalini

La notte ha il suo profumo Salotto Giallo

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

La notte ha il suo profumo di Marco Azzalini

Padova, agosto 2023.

Un cadavere malconcio spunta dall’argine di un canale. Sembra la fine violenta di un clochard, ma uno strano testamento collega l’omicidio a un sanguinoso attentato degli anni Settanta, che per tutti ha un colpevole, morto nell’esplosione della bomba che portava con sé.

Per venire a capo di un caso che ne riapre un altro, il vicequestore Carlo Oriani e la sua squadra dovranno fare i conti con un mistero durato cinquant’anni, una serie di delitti che sparigliano le carte, una strage mai superata, la Padova livida degli Anni di Piombo e la città di oggi ancora prigioniera del passato; ma anche un gruppo di amici legati da un segreto indicibile, una canzone indimenticata, un amore spezzato, in una tensione crescente e ineluttabile che condurrà a un epilogo amaro e sorprendente, dove niente e nessuno sarà risparmiato.

La notte ha il suo profumo è un verso di una splendida canzone di Lucio Dalla, un brano che, insieme ad altre degli anni ’70 e ’80, ci trasporta in una storia in cui le ombre del passato si risvegliano, trasformando le fragilità umane in un terreno infido.

Proprio questo smarrirsi nella notte, tra i ricordi e le scelte dei protagonisti, è il filo conduttore del romanzo di Marco Azzalini.

Una notte in cui, come dice Dalla nella stessa canzone, puoi

cascare dentro la notte che non ti vede nessuno

Tutto ha inizio con il ritrovamento di un cadavere lungo un canale di Padova, in una calda notte d’estate.

Quello che sembra un banale caso di violenza o un tragico incidente si trasforma in qualcosa di molto più inquietante con la scoperta di un testamento che collega la vittima, “Bepo” Gallini, a un attentato terroristico avvenuto nel 1974 nella stessa città.

Si riapre così un vaso di Pandora di misteri irrisolti, mettendo in discussione una verità che si credeva ormai accertata.

Se Gallini è morto per qualcosa che viene da lontano, c’è il rischio che non sia finita qui

È qui che entra in scena Carlo Oriani, vice questore e capo della mobile, richiamato dalle ferie prima che che il caso diventi ancora più spinoso.

Poliziotto ormai esperto, Oriani ha scelto di indossare la divisa abbandonando gli studi di legge per garantire stabilità alla propria famiglia.

La sua forza è l’empatia, e proprio per questo affronta l’indagine, che si svolge essenzialmente guardando al passato, cercando di entrare nel mondo dei sospettati, interrogandoli nel loro territorio, mettendoli a proprio agio per coglierne ogni sfumatura.

Accetta come tutti la “verità” ufficiale sulla strage, ma procedendo nell’indagine si rende conto che quella verità potrebbe essere solo una facciata.

Ecco la morte di Gallini, ha rotto un equilibrio… adesso chi ha paura vorrà smettere di averne. E nessuno verrà risparmiato

La morte di Gallini non sarà l’unica e il mistero della strage dell’aula 3 di Padova torna ad avvelenare il presente.

Oriani si domanda cosa sia stato nascosto per tanto tempo e, soprattutto, perché.

Man mano che l’indagine procede, il carattere di Oriani cambia: diventa più duro, sempre più insofferente di fronte all’omertà che, dopo cinquant’anni, continua a proteggere i colpevoli e a seppellire la verità.

Stiamo cercando un ago in un pagliaio fatto di menzogne rese inespugnabili da 50 anni di paure e di bugie

Il romanzo è corale: ogni personaggio che lo abita ha un proprio spessore e contribuisce a dare forza alla narrazione.

Tra loro spiccano Betta Mariani, giovane fidanzata di Bepo Gallini, allontanatasi da lui poco dopo la strage, e Paolo Catena, quasi un reietto,

un invisibile anche se tutti lo conoscevano

un vero e proprio “grillo parlante” della città.

Padova, teatro della vicenda, è descritta con toni cupi e opachi, quasi invernali, nonostante la storia si svolga in una torrida estate, tra luglio e settembre.

Lontana dalle cartoline turistiche, la città è ancora permeata da una memoria dolorosa, quella degli Anni di piombo, i tragici anni ’70, un passato ancora vivido che continua ad influenzare il presente di chi lo ha vissuto.

La notte ha il suo profumo si muove su due piani temporali ben definiti: il presente dell’indagine e il passato, che riaffiora attraverso ricordi, fotografie e vecchi filmati in Super 8.

Le descrizioni dei personaggi e dei loro sentimenti estremi sono potenti e immersive.

Pur senza un taglio esplicitamente politico o documentaristico, il racconto di Azzalini coglie con efficacia l’essenza e il furore di quegli anni, incarnandoli nei personaggi, ciascuno rappresentativo di una diversa sfaccettatura dell’epoca.

La narrazione segue la terza persona, calandosi di volta in volta nei punti di vista dei protagonisti, in una scacchiera perfettamente disegnata dall’autore.

Marco Azzalini

Marco Azzalini vive a Treviso con la sua famiglia.

Professore all’Università di Bergamo, è autore di numerose pubblicazioni e di racconti gialli e noir.

Ha vinto i premi I sapori del Giallo 2023 e Spoleto Noir 2023, ha ottenuto il secondo posto al premio Scerbanenco Lignano 2023, il secondo posto al premio Spoleto Noir 2024, ed è stato finalista al premio Gran giallo città di Cattolica. 

La notte ha il suo profumo ha vinto il premio NebbiaGialla 2024, sezione romanzi inediti.

Azzalini costruisce un crescendo narrativo incisivo, partendo da una morte apparentemente insignificante per arrivare a un’anima nera e cupa che avvolge tanto i personaggi quanto l’ambiente circostante.

Il ritmo è quello di un classico “procedural”, ma i passaggi introspettivi e le dettagliate descrizioni di luoghi e persone rendono la lettura avvincente e mai prevedibile.

Come in ogni giallo classico ben congegnato, l’autore non mente: ogni elemento per sciogliere l’enigma è già davanti ai nostri occhi, ben nascosto in bella vista.

La lettura scorre fluida, il ritmo cresce progressivamente e i nodi vengono al pettine in un finale drammatico e realistico,

dove tutti hanno sofferto troppo e continueranno a farlo

Un romanzo crudo e affilato, capace di far riflettere e riportare alla luce un periodo storico complesso e ancora, per certi versi, oscuro del nostro Paese.

Un giallo costruito con maestria, un piccolo gioiello dal retrogusto amaro che rimane impresso nella memoria del lettore anche dopo aver voltato l’ultima pagina.

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