Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Rosaria Sorgato
Gradita ospite del nostro spazio dedicato alle interviste “In salotto con…” Alyssa Woods.
Alyssa Woods è il nome d’arte sotto cui hanno unito le abilità creative Paula Boschi e Alessio Posar, due affermati talenti nel mondo dell’intrattenimento.
Paula Boschi è responsabile editoriale live action della Rainbow, gruppo leader nel settore che ha ideato, tra le altre produzioni, la nota saga delle Winx, e della Colorado Film, che ha prodotto enormi successi tra cui Il Fabbricante di Lacrime.
Alessio Posar scrittore e sceneggiatore, insegna tecniche della narrazione alla Scuola Holden.
Insieme hanno reinventato ed espanso la più celebre storia d’amore di tutti i tempi, quella di Romeo e Giulietta, dando vita a una nuova serie romantasy.
Giulietta e Romeo untold – l’ultima Adunanza, pubblicato da SEM libri è stato letto e recensito per Salotto Giallo da Rosaria Sorgato. Trovate il suo articolo per la Rubrica Salotto Fantasy al seguente link.
Con l’occasione, Rosaria ha posto alcune domande agli autori. Ne è derivata questa interessante intervista di approfondimento.
Salotto Giallo: Il vostro romanzo è una rivisitazione audace e appassionata della tragedia shakespeariana, fusa con gli archetipi del dark fantasy contemporaneo. Qual è stata la scintilla, la motivazione che vi ha spinto a immaginare questa nuova versione della loro storia?
Alyssa Woods: Tutto è iniziato con un errore.
Nella tragedia di Shakespeare, infatti, le vicende si svolgono in pochi giorni: Romeo conosce Giulietta e i due si innamorano, poi la faida si inasprisce con Tebaldo che uccide Mercuzio e Romeo uccide il Capuleti. Il nostro protagonista deve fuggire a Mantova e lì viene raggiunto da Baldassarre, che gli porta la tragica notizia della “morte” di Giulietta.
Ma qual è il punto? Che Baldassarre compie il tragitto tra Verona e Mantova in pochissimo tempo, troppo poco per essersi mosso a piedi (e che ha camminato lo sappiamo perché poi lui e Romeo devono prendere due cavalli).
Ecco, da questa incongruenza abbiamo immaginato che forse William non avesse raccontato proprio tutta la verità: forse, aveva tralasciato qualche dettaglio e aveva voluto rendere la storia più comprensibile al proprio pubblico. L’aveva, insomma, sfrondata di tutti gli elementi magici, e da qui la nostra fantasia ha iniziato a galoppare: potevamo riempire gli spazi vuoti con una storia epica che esplorasse tutte le sfumature dell’amore e della lotta.
L’ambientazione dell’Accademia ha un ruolo centrale nella trama, quasi come un personaggio a sé stante. Cosa rappresenta simbolicamente questo luogo e in che modo influenza il percorso dei protagonisti?
Potremmo dire che, per gli Edeniti, l’Accademia è tutto: è il luogo più importante, perché è lì che gli Iniziati hanno la possibilità di diventare Estremo Sangue (o morire, come capita alla maggior parte di loro).
È un luogo in cui devono imparare il valore del sacrificio e dimostrarsi degni di una società che non contempla il fallimento. Senza fare troppi spoiler, all’interno dell’Accademia, i giovani devono affrontare prove che li spingono a superare i propri limiti fisici e psicologici, e risolvere enigmi trasformando i propri svantaggi in punti di forza.
Davvero, è difficile parlare dell’Accademia senza rischiare di rivelare troppo: diciamo che è un luogo in cui bisognerebbe dimostrare il proprio coraggio e la propria forza dimenticando le proprie emozioni. Forse, però, coraggio e forza non sono le uniche cose importanti. Anzi sono proprio le emozioni che gli daranno modo di superare molti ostacoli.
Una Giulietta guerriera, un Romeo vulnerabile – La vostra reinterpretazione ribalta alcune attese. Come avete lavorato per costruire questa evoluzione dei personaggi, e quali sfide avete incontrato per renderli credibili?
Più che reinterpretazione, abbiamo deciso di appoggiarci sulle caratteristiche che William aveva già tratteggiato nella sua opera (il suo Romeo sanguigno e fatalista, la sua Giulietta decisa che non esita a sfuggire ai Capuleti), e da lì abbiamo preso spunto per i “nostri” Romeo e Giulietta.
Sono eroi anche loro, da un certo punto di vista, ma eroi riluttanti, che devono affrontare le avversità e le paure che affrontiamo tutti. Non solo le faide, ovviamente, ma soprattutto le sfide contro noi stessi, cosa ci si aspetta da noi e chi vorremmo essere.
Per fortuna, scrivendo in due abbiamo avuto la possibilità di confrontarci continuamente, e di lavorare sui personaggi sia scrivendoli che leggendoli. Abbiamo avuto, insomma, contemporaneamente un punto di vista interno e uno esterno e speriamo che questo ci abbia aiutato a rendere questi due personaggi così iconici meno distanti e archetipici, e più “persone”.
Shakespeare è un’ombra imponente, soprattutto quando si toccano opere iconiche come Romeo e Giulietta. Quanto è stato complesso individuare un equilibrio tra gli agganci al testo originale e la volontà di scompaginarne i significati? Avete avvertito una sorta di “soggezione” nei confronti del Bardo?
Soggezione? Diciamo pure terrore: ogni volta che ci sedevamo a scrivere sentivamo il peso dello sguardo di William su di noi.
Per fortuna, però, noi non abbiamo mai voluto “tradire” l’opera, anzi: ci siamo concentrati proprio sul rispettare la trama originale, ambientandola però in un mondo più grande, magico e pieno di misteri.
E ci siamo divertiti tantissimo, infatti, a citare William, le sue battute e i suoi personaggi (vi sfidiamo a trovare tutti i rimandi: chi ci riuscirà, vincerà un ingresso all’Adunanza!).
Più che scompaginare, per noi si è trattato di guardare a questa storia con un altro punto di vista: ogni volta che si rilegge un classico, infatti, si trovano sempre nuovi significati, nuovi simboli, ed è questo il vantaggio del retelling: ci dà la possibilità di riportare storie universali nel tempo presente, e di scoprire che hanno sempre qualcosa di nuovo da raccontare.
La narrazione alterna le voci di Giulietta e Romeo, permettendo al lettore di immergersi nei loro pensieri più intimi. Come avete deciso chi avrebbe scritto cosa? Avete seguito un metodo preciso per rendere le due prospettive coerenti ma caratterizzanti?
Ecco, qui abbiamo deciso di scompaginare le aspettative: Paula ha scritto il punto di vista di Romeo, mentre Alessio ha scritto Giulietta, perché volevamo avere dei personaggi a tutto tondo a prescindere dal loro sesso.
Questo, però, ovviamente riguarda il lato più pratico e fisico della scrittura: prima, c’è stato un grande lavoro di studio e preparazione, per essere sicuri che tutti e due avessimo chiara la psicologia di tutti i personaggi (tanto dei protagonisti, quanto di coloro che li accompagnano in questa avventura).
È stato, alla fine, come una sorta di gioco di ruolo, in cui interpretavamo due personaggi all’interno della stessa storia. Poi c’è stato un lavoro ancora più grande durante e dopo la scrittura, leggendo l’uno i capitoli dell’altra, rivedendo discutendo ed editando fino a quando non siamo arrivati al risultato che desideravamo.
Scrivere a quattro mani, soprattutto tra un’autrice e un autore, significa fondere sensibilità, prospettive e stili diversi. Come avete gestito questa collaborazione? Ci sono stati momenti in cui le vostre visioni su Giulietta e Romeo, o su altri personaggi, si sono scontrate, e come avete trovato un equilibrio narrativo?
Siamo due autori con approcci molto diversi: Paula va alla scoperta di cosa succederà, come un’esploratrice su un sentiero mai battuto. Alessio, invece, è un cartografo a cui piace osservare tutto dall’alto.
È stata questa, però, la nostra fortuna, perché abbiamo potuto consigliarci e mitigarci a vicenda. Perché scrivere insieme significa incontrarsi a metà strada e capire cosa sia meglio fare capitolo per capitolo pagina per pagina.
Ovviamente abbiamo discusso, eh, per ore e giorni, ma non si è mai trattato di voler far prevalere un’opinione sull’altra, perché c’è una cosa che amiamo tutti e due: una buona storia. E questo è molto più importante dell’ego di ognuno di noi.
Saranno poi i lettori a dirci se ci siamo riusciti.
Infine, la nostra domanda di rito. Avete la possibilità di sedervi nel nostro Salotto con il vostro autore preferito, per fargli una sola domanda: chi invitate? E cosa gli chiedete?
Visto che siamo in due, ci prendiamo due autori.
Il primo è Pierce Brown, l’autore di Red Rising, e Paula scalpita quando chiede: “quando sarà pronto il settimo libro? E non osare far morire Darrow!”
Per quanto riguarda Alessio, vorrebbe chiedere a Brandon Sanderson di giocare a Magic the Gathering insieme.
Ma la verità è che, ovviamente, tutti e due vorremmo chiedere a William Shakespeare: “Che ne dici, ti è piaciuto il romanzo?”
Salotto Giallo ringrazia gli autori per la disponibilità all’intervista.

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