C’ero una volta di Cristiano Barbarossa e Fulvio Benelli

C'ero una volta Salotto Giallo

Le molte vite di Antonino Belnome

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

A distanza di tre anni dall’uscita di “Crimine infinito” continua instancabile l’esplorazione dei due autori del mondo delle cosche. “C’ero una volta” raccoglie le confessioni del pentito Antonino Belnome che entra nel dettaglio del sistema malavitoso: i rapporti tra Calabria e Lombardia, i legami con gli apparati deviati delle istituzioni, gli omicidi, le estorsioni, il ruolo dei direttori di banca, quello delle donne, i codici d’onore, i riti, la politica, i preti, i soldi, la violenza.

Ho davvero apprezzato il fatto che avete scritto un romanzo su di me” […] “vorrei foste voi a scrivere il libro-verità sulla mia vita

Inizia così C’ero una volta. Le molte vite di Antonino Belnome il calciatore padrino.

Il riferimento è al romanzo Crimine Infinito scritto da Barbarossa e Benelli.

Il romanzo, che prendeva ispirazione dall’Operazione Crimine-Infinito condotta contro la ‘ndrangheta, analizza il periodo che va dalla Strage di Duisburg nel 2007 fino al 2020.

Con una telefonata inaspettata gli autori possono finalmente entrare appieno nelle dinamiche di quella storia che, fino a quel momento, avevano raccontato solo tramite la lettura di documenti e ascoltando i “buoni” della storia.

È Antonino Belnome a chiamare. Vuole raccontarsi e raccontare la ‘ndrangheta dal di dentro, da uomo affiliato, da padrino, da pentito.

È un libro difficile, diciamolo subito. Difficile da affrontare. C’ero una volta non giudica. Racconta.

E nei racconti, si sa, i cattivi a volte generano simpatia.

Ecco, non aspettatevi di amare Antonino Belnome.

Aspettatevi piuttosto di capirlo, a tratti. Di immedesimarvi in un ragazzino a cui arrestano il padre, uccidono i parenti e sussurrano all’orecchio che deve vendicare la famiglia.

Rimettere a posto le cose. Portare in alto il suo cognome.

Io mi sento marchiato […] perché ho un padre in carcere. […] mia madre è costretta a prendere una decisione e ci manda in Calabria da mia nonna […] lo vivo come un abbandono.

E se non fosse mai andato in Calabria? Cosa sarebbe successo ad Antonino Belnome?

Nessuno può dirlo e neanche immaginarlo. In fondo, la vita di tutti noi è costellata di coincidenze, treni presi o persi che cambiano continuamente il corso della nostra storia.

Ma non siamo qui per capire cosa avrebbe potuto essere.

Siamo qui, con in mano C’ero una volta, per analizzare quello che è stato e che vorremmo debellare.

Cristiano Barbarossa

Cristiano Barbarossa, scrittore, autore, regista e sceneggiatore votato al giornalismo ha vinto il Premio Speciale Giornalistico “Ilaria Alpi”, il Premio Speciale Flaiano, il Roma Fiction Fest e il Premio del Pubblico al “Castellinaria” Festival del Cinema Giovane (Svizzera).

Ha ideato, scritto e diretto con Fulvio Benelli Tutta la verità, una serie di film documentari sui più famosi casi di giudiziaria, come la strage di Erba, il delitto di Avetrana, il giallo di Marco Pantani, il Mostro di Firenze e il delitto di Garlasco.

È co-ideatore del programma Sirene sulle indagini delle Forze dell’Ordine sulle varie mafie, dalla ’ndrangheta alla camorra sino alle organizzazioni criminali estere.

Ha realizzato numerosi film documentari su temi sociali e in zone di conflitto, dall’Iraq al Venezuela sino ai baby sicari colombiani.

Barbarossa e Benelli lasciano che a parlare sia sempre Belnome. Non intervengono mai. È un libro diario.

Fulvio Benelli

Fulvio Benelli, scrittore, regista, poeta, sceneggiatore e giornalista. Ha vinto, insieme a Barbarossa, il Premio “International Police Award” per l’impegno nel racconto delle mafie.

Ha lavorato come inviato e opinionista per Uno Mattina di Rai1.

Per In Onda di LA7 ha seguito la cronaca degli attentati terroristici a Barcellona.

Per Servizio Pubblico, ha curato un documentario sulla morte dell’ispettore Raciti; per Al Jazeera International un’inchiesta sull’uccisione di Nicola Calipari in Iraq.

È stato in Siria per raccontare la vicenda umana e spirituale di padre Dall’Oglio. Ha pubblicato un reportage in versi sull’India dal titolo Il fuoco, le febbri.

È curatore del soggetto del film tv L’infiltrato – Operazione clinica degli orrori, realizzato con Barbarossa, uno dei più eclatanti casi di malasanità in Italia.

Ha scritto per Il Messaggero, Il Foglio, il Fatto Quotidiano. Fa anche radio, con programmi d’attualità e politica per Radio Vaticana, Radio 24 e Isoradio.

Un flusso di coscienza che non risparmia nulla, nemmeno i particolari più raccapriccianti.

È la storia del boss della ‘ndrangheta. La storia di un pezzo di Italia.

È la storia di un ragazzo che voleva fare il calciatore e che, dopo aver accarezzato quel sogno, finisce a fare il padrino. A unire sud e nord Italia.

Ad ammazzare gente. A gestire un mucchio di soldi e a vederli come un miraggio sin da bambino.

Zio è uno rispettato pure dalle pietre. […] A me piace molto. Ogni volta che mi incontra, mette una mano in tasca e tira fuori una mazzetta di soldi.

I soldi. Quanto potere danno i soldi. Quanto forte hanno fatto sentire Belnome e quanto, forse, è arrivato a odiarli, i soldi.

Ci sono passaggi in C’ero una volta in cui l’ex boss, il pentito, potrebbe addirittura fare tenerezza. Perché anche un affiliato della ‘ndrangheta ha un cuore. Prova dei sentimenti. È questa la bravura di Barbarossa e Benelli.

Lasciare che Belnome si apra e mostri la parte più intima di sé, quella che intuisce che la vita, quella vera, quella pura, non la puoi comprare con una mazzetta di soldi.

Avrai una vita d’inferno. Sempre che tu riesca ad averne una. Perché nella ‘ndrangheta, molto spesso uccidi o sei ucciso.

Se questo libro, che svela i nuovi interessi della ‘ndrangheta, arriverà nelle mani giuste e cambierà il corso anche solo di una singola vita, Barbarossa, Benelli e Belnome avranno vinto. Non esiste la formula magica per debellare la malavita, ma ogni singolo gesto può tornare utile.

Non vorrei mai essere giustificato per il mio passato, il mio più grande desiderio è riscattarmi per il futuro. […] Se anche una sola persona, leggendo queste righe, saprà liberarsi dall’errore, dalla menzogna, per andare verso la verità, la mia vita non sarà stata vana.

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