In salotto con… Antonio Chirico

In salotto con Antonio Chirico

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Emanuela Ferrara

Gradito ospite del nostro spazio di oggi dedicato alle interviste agli autori “In salotto con…” Antonio Chirico

Antonio Chirico è avvocato civilista e risiede a Lecce.

È nato nel 1967 e ha vissuto la sua infanzia nel Brindisino, a Torre Santa Susanna.

Nel 2021 ha pubblicato il suo libro Ramondo lo scudiero. L’avventurosa storia di Raimondello Orsini del Balzo (Youcanprint).

Nel 2024 esce Non avrai altra donna all’infuori di me, recensito per Salotto Giallo da Emanuela Ferrara a questo link.

In occasione della pubblicazione del libro, abbiamo posto all’autore alcune domande, alle quali ha risposto con grande disponibilità.

Salotto Giallo: Dal libro emerge chiaramente la tua professione di avvocato, vista la padronanza della materia che ti porta a scrivere in maniera così dettagliata. Perché hai scelto di raccontare una storia così lontana nel tempo? Ha forse un significato particolare per te? Se sì, quale? 

Antonio Chirico: No, non ha un significato particolare per me, tranne l’essere avvenuto l’omicidio nel mio paese d’origine, Torre Santa Susanna, che sembra poco, ma è tanto. Ho infatti potuto descrivere e far percepire al lettore ambienti, atmosfere, abitudini e profumi che conosco bene.

Prima di Non avrai altra donna all’infuori di me hai pubblicato Ramondo lo scudiero, la storia di Ramondello, figlio cadetto del conte Orsini: un’altra storia realmente accaduta. Perchè scegli di raccontare di “storie vere”? Ritieni che la scrittura di fantasia abbia meno “dignità”? 

Assolutamente no, semmai è il contrario. Ammiro gli autori di storie come Il trono di spade o Il Signore degli anelli per citarne alcune.

In Ramondo lo scudiero, pur avendo dovuto fare ricerche e studiare libri antichi, che mi hanno portato via circa tre anni, c’è più fantasia di quanto non si possa immaginare, perché le notizie ufficiali sul conto di Raimondello Orsini del Balzo sono talmente generiche e scarne che tutti i vuoti storici li ho potuti riempire io a mio piacimento, incrociandoli con la storia del Regno di Napoli e dello Scisma d’Occidente.

E devo dire che, chi lo ha letto, lo ha apprezzato forse più per le numerose scene totalmente inventate che per la parte storica vera e propria. Ho poi inserito delle note finali nelle quali ho fornito il dato vero dal quale nel romanzo mi ero discostato per esigenze narrative. Il mio obiettivo è stato di creare una sorta di Braveheart della narrativa.

Anche in Non avrai altra donna all’infuori di me c’è più fantasia di quanto non si penserebbe, perché le carte studiate erano una massa inerte, freddi verbali di causa scritti a mano e quasi inintelligibili. Io le ho fatte vivere creando degli scenari possibili e dei personaggi, in primis il giudice istruttore Francesco Giove, al quale ho attribuito emozioni, principi morali e prese di posizione che nella realtà è da dubitare egli abbia mai avuto.

Però la tua osservazione un po’ coglie nel segno: in effetti, io per carattere sono piuttosto prudente e, forse, per iniziare, ho sentito il bisogno di avere un appoggio nella realtà, più un bisogno psicologico che effettivo. Ramondo mi ha portato poi infatti alle Crociate di Prussia, in luoghi dove non sono mai stato e, lì, in quei luoghi a me sconosciuti, ho dovuto “trottare” ugualmente. Diciamo che forse in futuro mi potrei lanciare anche io in storie totalmente inventate. Vedremo.

Ecco, questo è un buon consiglio che mi sento di offrire a chi si approccia alla scrittura per la prima volta: procedete a piccoli progressi, tenendo all’inizio i piedi ben piantati nella realtà che già conoscete bene. In tal modo vi verrà naturale dare briglia sciolta alla fantasia.

Come ti sei imbattuto nella storia dei protagonisti di Non avrai altra donna all’infuori di me? E dove ti sei documentato per poterla scrivere? 

Una decina di anni fa, sentii accennare in merito a una vicenda di storia locale riguardante l’omicidio di un medico condotto avvenuta a Torre Santa Susanna. Ho deciso di approfondire e le ricerche svolte, nelle biblioteche e all’Archivio di Stato di Lecce, mi hanno convinto che, organizzando la trama in una certa maniera, poteva venirne fuori un buon giallo giudiziario.

Cosa è cambiato dal 1920 ad oggi nella ricerca della verità? Quante storie come quella che ci hai raccontato esistono ancora?

L’animo umano è rimasto immutato: i personaggi da me inventati nei siparietti creati sono personaggi di ieri in cui potreste imbattervi anche oggi visitando questo paese del Brindisino, molti nomi e cognomi esistono ancora.

Ma nei metodi di ricerca della verità è cambiato tantissimo. È passato appena un secolo, eppure le tecniche investigative hanno registrato una vera e propria rivoluzione. Fossero esistite all’epoca le telecamere di videosorveglianza, i tabulati o le intercettazioni telefoniche e ambientali, il delitto in questione avrebbe probabilmente trovato una rapida soluzione e il mio romanzo non esisterebbe.

Venendo alla seconda domanda, storie come quella che ho raccontato, di uomini che vengono ammazzati per questioni amorose, oggi ne esistono poche.

Proliferano invece, purtroppo, i femminicidi, che sembrano il fenomeno opposto, ma solo in apparenza. In realtà, a mio avviso, ne sono il naturale sviluppo, due facce della stessa medaglia.

Quello narrato nel libro è un delitto d’onore. E il delitto d’onore era frutto della società patriarcale e maschilista di allora: l’emancipazione femminile che è seguita incontra delle resistenze proprio in quella mentalità patriarcale, che porta ai femminicidi.

Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi? 

Italo Svevo. Gli chiedo se Zeno Cosini è Aron Hector Schmitz.

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista.

Non avrai altra donna all'infuori di me Salotto Giallo

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