Non avrai altra donna all’infuori di me di Antonio Chirico

Non avrai altra donna all'infuori di me Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

1923.

C’era stata l’esplosione di tre colpi di rivoltella alla chiusura della farmacia D’Andria.

Il morto prima di perdere i sensi era riuscito a ripetere più volte: «i miei cugini mi hanno ucciso.»

Venti minuti dopo si era proceduto a un arresto.

Due contadini, infatti, si erano imbattuti in uno strano figuro, che procedeva strisciando lungo i muri delle case.

Uno dei due era rimasto a sorvegliarlo, mentre l’altro era corso ad avvertire le forze dell’ordine.

Quando un carabiniere era giunto sul posto aveva appurato che si trattava di una donna travestita da uomo.

Il giudice istruttore Francesco Giove giunse a Torre Santa Susanna convinto che avrebbe sbrogliato facilmente la matassa. Non sapeva che ne sarebbe rimasto irresolubilmente imbrigliato.

Penna elegante. Scrittura ricercata. Temi delicati.

È così che potremmo riassumere  Non avrai altra donna all’infuori di me.

Siamo nell’Italia degli anni ’20, quell’Italia tanto diversa da come la conosciamo oggi.

Siamo in Puglia, terra del Sud dove l’apertura sociale era ancora un miraggio così come, forse, nel resto della Nazione.

Antonio Chirico prende in mano vecchi faldoni e accende i riflettori su una storia che pare essere un romanzo ma che, invece, è realtà.

L’omicidio davanti alla farmacia D’Andria è cronaca vera.

Così come tutto ciò che viene descritto.

Donne vestite da uomini.

Confessioni di reato e capovolgimenti di fronte.

Quello che appare essere un giallo già bello e risolto, apparirà invece un insieme di bugie e verità.

Di malesseri, maldicenze, vergogne e onore da difendere.

Non parleremo più della trama, per non rischiare di raccontare troppo.

Antonio Chirico

Antonio Chirico è avvocato civilista e risiede a Lecce.

È nato nel 1967 e ha vissuto la sua infanzia nel Brindisino, a Torre Santa Susanna.

Ci soffermeremo piuttosto sullo stile asciutto di Chirico che ha scelto la forma del diario per ridare voce a questa storia che potrebbe essere una qualunque storia di un qualunque delitto avvenuto in quegli anni così profondamente diversi da oggi.

Non c’era modo migliore per raccontare la vicenda delle vittime e delle mille domande che il giudice istruttore si pose una volta giunto a Torre Santa Susanna.

Romanzare sarebbe stato forse più semplice e d’impatto ma meno realistico.

È per questo che  Non avrai altra donna all’infuori di me potrebbe non piacere a tutti, ma è così che andava pensato e scritto.

Antonio Chirico non giudica. Si ferma a osservare e raccontare. Il suo è un voler mettere in mostra i limiti della società del passato e i limiti della ricerca della verità.

Cos’è davvero la verità? Ne esiste sempre e solo una? La vittima è sempre e solo vittima?

Interrogativi importanti senza pretesa di risposta da parte dell’autore.

Qui, in Non avrai altra donna all’infuori di me, bisogna entrare in punta di piedi senza sguardo indagatore né giudicante.

Un romanzo che vuole raccontare e nient’altro.

Quello che viene poi è solo frutto della mente di noi lettori a cui, forse, sarebbe piaciuto entrare di più nella vita dei personaggi, assaporandone magari dettagli inutili ai fini della ricerca storica ma, appunto, non era questo l’intento di Antonio Chirico.

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