Melania di Raffaella Notariale e Armando Palmegiani

Melania Salotto Giallo

Rubrica a cura di Francesca Pica e Samuela Moro

Recensione di Francesca Pica

TRAMA

Melania Rea ha 28 anni e una figlia di 18 mesi quando sparisce nel nulla.

È il 18 aprile del 2011, la donna è in un parco e spinge la figlioletta su un’altalena.

E poi? Poi il marito prende in braccio la bambina e cerca sua moglie.

La cerca nei dintorni, urla il suo nome, poi allerta le forze dell’ordine e lo fa perché Melania è svanita nel nulla.

Non si trova più da nessuna parte. Due lunghissimi giorni dopo viene ritrovata cadavere.

Il suo corpo è straziato da 35 coltellate e sulla pelle ha una svastica incisa con un coltello.

Sulle labbra ha il DNA di suo marito: Salvatore Parolisi.

È una messa in scena. È tutto finto. Tutto. Solo la morte di Melania è reale…

IL CASO

L’omicidio di Melania Rea (all’anagrafe Carmela) è avvenuto il 18 aprile 2011, quando suo marito, Salvatore Parolisi, l’ha uccisa con 35 coltellate in seguito a una lite coniugale scoppiata a causa di una relazione che l’uomo intratteneva con un’altra ragazza più giovane, sua allieva.

Il corpo senza vita della donna, all’epoca ventottenne, è stato ritrovato a Ripe di Civitella in provincia di Teramo, abbandonato nel bosco di Colle San Marco.

Ad avvertire del ritrovamento è stato un informatore anonimo.

Il suo assassino, Salvatore Parolisi, è stato condannato dalla Corte di cassazione a 20 anni di detenzione e attualmente si trova nel carcere di Bollate di Milano.

Vittoria, figlia della coppia, oramai tredicenne, vive in Campania con i nonni e lo zio e ha deciso di cambiare cognome, scegliendo quello di sua madre.

Se pronunci il suo nome, se dici “Melania Rea”, tutti capiscono immediatamente di chi stai parlando. Di chi e di cosa.

Il caso di Melania Rea è uno di quei fatti di cronaca nera che tutti conoscono. 

L’attenzione mediatica, il suo viso sempre sorridente nelle foto, le modalità che hanno portato alla sua morte, sono tutti fattori che hanno fatto sì che rimanesse nella memoria di tutti.

Una giovane mamma, una vita spezzata…

In questa storia sono tre i nomi indelebili. Il primo è quello di Melania Rea. Il secondo è quello del suo assassino: Salvatore Parolisi. Indimenticato e indimenticabile per motivi esattamente opposti. Il terzo, per noi, è quello di Vittoria.

È il 18 aprile 2011 a segnare l’inizio di questa storia.

Colle San Marco, una frazione del comune di Ascoli Piceno diventerà il teatro di questa tragedia.

Melania ripercorre tutte le vicende di questa storia: la scomparsa di Melania, le prime ricerche, il ritrovamento del cadavere, le bugie di Parolisi, la verità che piano piano viene fuori.

Raffaella Notariale

Raffaella Notariale è giornalista.

In Rai si specializza come inviata di cronaca nera e giudiziaria.

Lavora per “Chi l’ha visto?”, Ballarò, Presa Diretta e Report, dove si trova tutt’ora.

È sua l’esclusiva dei documenti e delle foto inedite della sepoltura di Enrico De Pedis, Renatino, boss della Magliana, nella basilica di Santa Apollinare.

In seguito, trova e intervista Sabrina Minardi, amante di Renatino negli anni Ottanta, poi ritenuta dagli inquirenti supertestimone nel caso di Emanuela Orlandi.

Un’ altra esclusiva riguarda Matteo Messina Denaro: quando il boss era latitante, scopre che si era fatto curare in Spagna e lo scoop si guadagna l’encomio sulla Stampa di Pietro Grasso, allora Procuratore Nazionale Antimafia.

Il suo lavoro sul caso Orlandi, riconosciuto nel documentario di Netflix, viene raccontato nel film “La verità sta in cielo”, nel quale viene interpretata dall’attrice Valentina Lodovini.

La Notariale e Palmegiani sono quasi didascalici e chirurgici nella ricostruzione, riportando nel libro anche trascrizioni di intercettazioni, stralci delle sentenze e interviste a esperti che hanno lavorato al caso.

Armando Palmegiani

Armando Palemgiani  è nato nel 1965 a Roma.

Criminologo, criminalista ed esperto della Scena del Crimine, si è laureato in Psicologia Clinica ed ha conseguito il Master di Criminologia alla Sapienza.

È docente delle materie criminologiche all’Università „eCampus“.

Nel corso della sua carriera si è occupato di moltissimi casi di cronaca, tra i quali la bomba di via Georgofili a Firenze, l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, l’omicidio di Marta Russo, l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, l’omicidio di Marco Biagi a Bologna.

Ha partecipato all’identificazione delle vittime dello tsunami in Thailandia, di quelle di Sharm el Sheikh a seguito degli attentati del 2005 e alle vittime del terremoto dell’Aquila del 2009 e quello ad Amatrice del 2016.

Ripercorrere questa storia è straziante: da un lato vi è una giovane mamma a cui è stata tolta la vita, dall’altra vi è un uomo che fa di tutto per nascondere le sue malefatte e nel mezzo una bambina che non ritroverà più la sua mamma.

Può un giovane marito odiare a tal punto la donna che ha sposato e l’ha reso padre da ucciderla e violare il suo corpo con una svastica? Nessun rispetto per Melania viva. Nessun rispetto per Melania morta, lasciata nuda sull’erba pur di inscenare un’aggressione, pur di sviare le indagini. Pur di farla franca.

Questa è la domanda posta all’inizio di questo libro inchiesta, una domanda la cui risposta si troverà alla fine, perché non vi sono giudizi – nonostante il libro possa sembrare di parte – ma solo il racconto di ciò che avvenuto tra il 18 aprile 2011 e il 20 aprile 2011.

Quello che è avvenuto prima e ciò che è avvenuto dopo è come se fosse una sorta di intermezzo, conta il fatto in sé.

Ciò che è avvenuto prima è il preludio di una tragedia: un uomo che non riesce a districarsi tra le sue bugie, tra due donne che pretendono e vogliono fatti concreti da lui, ma di quest’uomo rimane il suo pensiero maschilista e patologico sulle donne.

Per lui Melania è un’appendice, la descrive capricciosa, viziata, la sminuisce… e la sua amante non è da meno: è il mezzo che lo fa sentire importante.

Ciò che è avvenuto dopo è l’intermezzo: un uomo che cerca di nascondere, depistare ma allo stesso tempo di commuovere, di passare da vittima.

Ricordiamo tutti le sue lacrime a favore di telecamera, il cambio della voce quando parlava della moglie…

Co-protagonisti di questa triste storia i familiari della Rea, impegnati con dignità a cercare e far emergere la Verità per la piccola Vittoria, la bambina tanto voluta e amata da Melania.

Nelle interviste ai familiari, emerge quanto il senso di colpa – per non aver capito subito cosa stesse succedendo – sia radicato, quanto si siano sentiti impotenti di fronte a quel castello di bugie che Salvatore costruiva, ma che piano piano si sgretolava.

Ascoli Piceno, Le Ripe di Civitella, la Caserma sono diventati luoghi tristemente noti.

Tutto ruota lì, intorno alla vita professionale di Salvatore.

Intorno alla vita di un uomo bugiardo, che voleva tutto: moglie, amante… ma che non sapeva come affrontare le conseguenze delle sue azioni.

quando Melania venne uccisa il termine “femmicidio” non esisteva ancora. O meglio esisteva, ma non veniva usato per i delitti contro le donne.

Forse uno dei motivi per cui questo delitto è rimasto così impresso nella nostra memoria è perché è stato il primo femminicidio.

È stato un qualcosa a cui, all’epoca, non si riusciva a dare un nome, ma che purtroppo è diventata una costante nella cronaca nera italiana.

Il modo giusto di concludere questa recensione siano le parole di Michele Rea, fratello di Melania:

se la persona che abbiamo sposato tradisce, umilia, disprezza, maltratta verbalmente e non è pericoloso incaponirsi.  Amare e farsi amare dovrebbe essere naturale. Se è complicato non è amore. Se fa piangere più di quanto faccia ridere, non è amore. Se un partener, un marito, un fidanzato sembra più un nemico che un alleato, più un avversario che uno che sta in squadra con te, allora la vita e l’amore sono altrove. Vanno cercati altrove.

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