Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Butterfly
Ira ha un destino scritto nel nome.
È nel fiore dei vent’anni, è brillante, ma le ossessioni la divorano, la consumano, mettono in pericolo lei e gli altri.
Clarissa è una psicologa affermata, famosa in tutta la Finlandia, una star dei talk show dove compare in tailleur griffato e tacco dodici perché vuole rispondere a un cliché.
È a lei che Ira si rivolge per chiedere aiuto. Anche se certo non l’aiuto che Clarissa immagina.
Ira, infatti, ha soprattutto bisogno di un alibi. Perché è un’assassina seriale, una spietata killer di uomini.
D’altra parte, nemmeno Ira immagina cosa si nasconde dietro l’aspetto impeccabile di Clarissa, quali rischi stanno correndo la sua brillante carriera e la sua vita.
Chi dunque deve decifrare l’altra?
La folle serial killer che si dipinge come una farfalla o la professionista che sorride sulle copertine dei magazine?
Le parole occultano, manipolano, ingannano o guariscono?
Come in una vertiginosa psicoterapia a cui il lettore ha il privilegio di assistere, Ira e Clarissa prendono a turno la parola per spiegare il proprio punto di vista, crearsi la propria via d’uscita.
Alla fine, non ci sarà più nessuno a cui credere, e al tempo stesso tutto sembrerà terribilmente chiaro.
C’era troppo sangue nella stanza. No, non avevo scritto le parole delle canzoni dei Beatles sulle pareti con il sangue, come la Manson Family. Però sul tappeto c’era una macchia enorme. Non era a forma di cuore, era una di quelle macchie d’inchiostro in cui chi fa i test psicologici dice di vedere una farfalla perché non ha il coraggio di ammettere che sembra una vagina.
Un incipit deciso, efficace e immaginifico questo di Butterfly con cui Martta Kaukonen apre il suo romanzo e ci presenta la protagonista, Ira.
Una giovane donna con diversi problemi e un passato terribile che cerca disperatamente di nascondere.
Un passato che, invece, ritorna sotto forma di ansia, stress, visioni, bulimia, rendendo la sua vita un inferno.
Non accetta aiuto Ira, non più, perché lo ha cercato, richiesto e mai ricevuto, nessuno ha capito il suo dolore, quello che le è successo:
Uccidere era l’unica cosa che mi rimaneva. Senza uccidere mi restava solo il deserto. Ogni individuo ha un’identità. A me mancavano i pilastri per la costruzione dell’io. Ero un quadro bianco, una tela vuota. Avevo dovuto dipingere da sola la mia immagine.
Per questo si è rinchiusa nel suo mondo, fino a quando, guardando la tv, non si imbatte nell’intervista a Clarissa, la psicologa più famosa della Finlandia.
Una donna competente, acclamata e, professionalmente parlando, molto stimata:
Noi donne dobbiamo sempre dimostrare di essere competenti, mentre negli uomini la competenza si dà per scontata. Gli uomini hanno paura delle donne intelligenti. Fortunatamente avevo uno stratagemma per compensare, agli occhi degli uomini, il fatto che la mia intelligenza minasse la loro fragile autostima: mi rimpicciolivo come Mignolina indossando gli indumenti più sexi del mio guardaroba. Il mio modo di vestire li calmava.
Nel romanzo, oltre a Ira e Clarissa, ci sono soltanto altri due protagonisti: Pekka, marito di Clarissa e Arto, giornalista freelance alcolizzato.
Pekka vive all’ombra della moglie, apparentemente soddisfatto, ma ossessionato dall’idea che Clarissa possa avere un’amante:
Come capire se il vostro coniuge vi tradisce? Cercando su Google. Il vostro partner inizia improvvisamente a prestare più attenzione al suo aspetto. Clic. Il vostro partner sembra spesso assente. Clic. Non avevo uno straccio di prova. Contavo solo sull’istinto, ma ne ero sicurissimo. Me lo sentivo. Clarissa aveva un altro.
Infine Arto, giornalista acclamato che ha smesso di essere tale quando ha deciso di darsi all’alcool.

Martta Kaukonen
Martta Kaukonen vive a Helsinki.
Prima di diventare una scrittrice a tempo pieno è stata critica cinematografica per i più importanti giornali nazionali.
Il suo romanzo d’esordio, Butterfly, è stato un grande successo di pubblico e di critica in Finlandia e in tutta Europa: tradotto in 16 paesi, arrivato in vetta alle classifiche dello Spiegel in Germania, presto diventerà una serie tv.
Una scrittura quella di Martta Kaukonen che non lascia spazio all’immaginazione, pregna, densa di significato, che colpisce puntando diritta al cuore del lettore.
Uno stile che utilizza periodi brevi e pochissimi dialoghi, all’interno di capitoli dove ogni personaggio è la voce narrante del capitolo di cui è protagonista.
Nonostante la storia e alcuni suoi risvolti vengano svelati nella prima parte del racconto, la lettura non manca di riservare sorprese.
Infatti niente è come appare e il lettore viene abilmente trascinato nell’inganno creato appositamente dall’autrice.
Pertanto, non resta che arrivare alla fine ripensando alle parole, agli aggettivi disseminati qua e là che potevano indicare la giusta direzione del thriller.
Ma in fondo è così piacevole godersi il viaggio e restare stupiti da un finale degno di un prestigiatore!
Salottometro:


Grazie a Longanesi, Salotto Giallo ha avuto l’opportunità di partecipare a un incontro su Zoom con Martta Kaukonen per discutere proprio di Butterfly, suo thriller d’esordio. A questo link la trascrizione della breve intervista che ne è derivata.

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