La fame del Cigno di Luca Mercadante

La fame del Cigno Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

Domenico Cigno è un cinquantenne super obeso, redattore sportivo dell’edizione del sud di un importante quotidiano.

Vive le sue giornate tra pasti debordanti e articoli copia-incolla. Senza moglie né figli, un passato da pugile di belle speranze e un inizio di carriera giornalistica di tutto rispetto, Cigno ha già lasciato il meglio della vita dietro di sé.

Abita in una cascante villetta con giardino sul litorale domitio, un tratto della costa che da Napoli arriva fino al confine col Lazio.

Cinquanta chilometri bassi e sabbiosi, stretti tra un mare che d’inverno si fa gelido e poco frequentato e campagne paludose solcate da canali limacciosi.

Oggi ci sono alberghi abbandonati, basi militari in rovina, palazzine che sembrano evacuate. Un territorio di immigrazione clandestina, bande camorristiche poco organizzate e sistemica violenza.

A pochi giorni dal Natale, in uno dei canali viene ritrovato il corpo di una ragazza.

Potrebbe trattarsi di una studentessa universitaria torinese, attivista e influencer da centinaia di migliaia di follower, venuta a indagare la condizione delle donne nigeriane.

È scomparsa da qualche giorno e tutta l’Italia la sta cercando.

Cigno è per caso il primo ad arrivare sul posto e come un dinosauro che prova a non estinguersi tenta il riscatto attaccandosi a questa storia con tutte le sue forze.

Che non sono molte.

Un protagonista dolente e maldestro, intelligente e individualista, a volte in bilico su un segreto pozzo di ferocia; un mondo che ricorda il Texas degli alligatori, le terrificanti oscurità di True Detective, e che esiste realmente, lungo il litorale campano.

Quando si inizia la lettura de La fame del Cigno, si capisce già dal primo capitolo che il titolo ha principalmente la funzione di introdurre il protagonista, Domenico Cigno, e la sua fame.

Uno mi urla di fare attenzione perché il cartone non si mangia.
Mi do una calmata, è solo una pizza: piego la pizza due volte a portafoglio, mi infilo in bocca la punta. Do il primo morso e l’olio, la mozzarella e il pomodoro si riversano nel mio cavo orale come da un imbuto. Per riuscire nella mia impresa sono costretto ad avvolgere le labbra intorno alla pizza e a ingoiare senza masticare quel che mi arriva in gola, con la mascella dilatata per non far colare niente fuori.

Domenico Cigno è un uomo obeso, con un rapporto problematico e distruttivo con il cibo.

Tutte le fette di pancarrè che ho ingurgitato senza bere, mi provocano il solito indurimento allo stomaco. Tiro via le coperte. Scendo le scale più veloce di quanto dovrei. Raggiungo la pattumiera, prendo il coniglio e lo divoro. È carbonizzato e freddo. Sento i piccoli ossicini spaccarsi sotto i denti. Mastico, trituro, ingurgito e vomito. Questa volta direttamente nella pattumiera. Poi mi accascio seduto sul pavimento freddo.

Nella numerosa schiera di investigatori dilettanti, un uomo come Domenico Cigno effettivamente mancava: obeso oltre misura, con un carattere per nulla accomodante, un rapporto problematico con il cibo e un intuito che lascia molto a desiderare.

Non è propriamente una figura empatica, difficile provare simpatia per lui.

Le sue indagini sono tutt’altro che soddisfacenti: è il prototipo di tutto ciò che non ispira fiducia in un investigatore.

Cigno ha solo cinquant’anni, ma ne dimostra molti di più, come se nella sua vita tutto fosse già accaduto e fosse andato storto.

Relazioni familiari difficili, soddisfazioni professionali praticamente nulle, tanto che da Milano, dove sperava di fare uno scoop giornalistico, è tornato a casa, a Castel Volturno, e grazie a un amico si è reinventato come giornalista sportivo.

Eppure, in questa indagine ci crede: prova a scavare, cerca riscontri, e piano piano, con la sua tipica flemma, un passo alla volta, li trova.

Luca Mercadante

Luca Mercadante è un autore italiano. Classe 1976, ha iniziato il suo percorso creativo nel mondo del teatro, collaborando con il Piccolo Teatro Caligola.

La sua passione per la narrazione lo ha portato a tenere laboratori di scrittura creativa e coaching narrativo, dove condivide la sua esperienza e ispira nuovi talenti.

Nel 2018 ha pubblicato Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi (Einaudi), scritto con Luca Trapanese, da cui è stato tratto il film omonimo prodotto da Cattleya nel 2023.

Il suo talento narrativo è stato premiato con una menzione speciale della Giuria alla XXX edizione del Premio Italo Calvino per il romanzo Presunzione (Minimum Fax, 2019), un’opera che ha segnato un passo importante nel panorama della narrativa contemporanea.

Luca Mercadante non fa sconti al suo protagonista, non cerca di conquistare il lettore; presenta in maniera cruda la realtà della sua disfunzionalità, senza pietà.

Lo stesso vale per l’ambientazione: Castel Volturno, che, nonostante si trovi a solo un paio d’ore di auto da Capri, sembra un paese post-apocalittico, con palazzine fatiscenti, strade distrutte e ovunque clandestini dalle cattive intenzioni.

Un tassello alla volta, Cigno procede a modo suo e coglie fratture, percepisce crepe nei racconti dei testimoni che sfuggono agli altri.

La fame del Cigno è un viaggio introspettivo che racconta il desiderio di rivalsa e riscatto di un giornalista-investigatore fuori dagli schemi.

Cigno, con il suo modo di essere, sovverte le aspettative del lettore, lo trascina nel baratro, si tuffa e, contro ogni previsione, riesce a risalire la china.

Luca Mercadante utilizza un protagonista non convenzionale per distrarre il lettore dal giallo, dalla ricerca della verità, mentre espone in tutta la sua durezza la vita quotidiana degli emarginati: extra-comunitari, poveri, spacciatori, tutti coloro che faticano ogni giorno per arrivare a sera.

Un romanzo che colpisce come un pugno allo stomaco: fa male, disturba, perché certe verità, si sa, è più comodo nasconderle sotto il tappeto.

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La fame del Cigno Salotto Giallo

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