Mostri di Ponticelli di Giulio Golia e Francesca Di Stefano

Mostri di Ponticelli Salotto Giallo

O vittime di un enorme errore giudiziario?

Recensione di Francesca Pica

A cura di Francesca Pica e Samuela Moro

TRAMA

Mostri di Ponticelli. O vittime di un enorme errore giudiziario?

Il caso dei «Mostri di Ponticelli» è probabilmente «uno dei più gravi errori giudiziari della storia del nostro Paese».

Nel 1983, Giuseppe La Rocca, Ciro Imperante e Luigi Schiavo, tre ragazzi appena maggiorenni, sono stati accusati di un delitto atroce: la violenza sessuale e il duplice omicidio di due bambine della periferia di Napoli.

E con un processo indiziario e sommario in cui vengono condannati all’ergastolo, hanno passato 27 anni nel carcere di massima sicurezza di Spoleto, senza mai smettere di dichiararsi innocenti.

Per tre volte, con tre avvocati diversi, hanno chiesto la revisione del processo, ma non l’hanno mai ottenuta.

Oggi si sono ricostruiti una vita. Hanno tutti una famiglia, hanno dei figli, lavorano, ma non si sono arresi.

Vogliono che la loro innocenza venga riconosciuta.

Giulio Golia come inviato e Francesca Di Stefano come autrice e regista del programma Le Iene, si appassionano a questa storia incredibile e si mettono a studiare tutte le carte, a leggere centinaia di verbali di interrogatorio, a parlare con decine di testimoni, con diversi investigatori e con il magistrato che chiuse le indagini.

Ne viene fuori un racconto di malagiustizia impressionante, che entra nei meandri del sistema, tra falle, superficialità e sconcertanti nuove verità emerse.

Un libro necessario per ripristinare i tasselli mancanti di uno scandalo tutto italiano.

IL CASO

Il massacro di Ponticelli è un caso di cronaca nera avvenuto il 2 luglio 1983 nel quartiere napoletano di Ponticelli quando due bambine, Barbara Sellini e Nunzia Munizzi, vennero rapite, seviziate, stuprate e infine uccise.

Del crimine vennero accusati tre giovani abitanti del quartiere, Giuseppe La Rocca, Ciro Imperante, Luigi Schiavo, che vennero poi condannati.

I tre, sempre proclamatisi innocenti, anche dopo aver scontato la pena, hanno richiesto la revisione del processo in quanto si professano vittime di un errore giudiziario.

Il caso dei “mostri di Ponticelli” è, come scrive Roberto Saviano nella prefazione di questo libro:

una tragedia della classicità. Non c’è luce. Non c’è speranza. Non c’è aiuto, se non quello che arriva  da sofferenti.

Napoli, quartiere Ponticelli. luglio 1983.

Due bambine scompaiono e vengono ritrovate parzialmente bruciate il giorno dopo la scomparsa.

Una storia fatta di ombre, dubbi e una Verità che sembra voler non emergere.

sono due le categorie di professionisti che raramente ammettono di aver commesso un errore, eppure sono quelle che più incidono sulle vite degli altri: magistrati e giornalisti. I primi incarnano la Legge, e la Legge non può sbagliare. I secondi riportano la Verità, e la Verità è una sola, non cambia.

Perché questa storia non è solo un fatto di cronaca nera, non è solo il racconto di un (probabile) errore giudiziario, ma è anche il racconto di come i mass media possano creare mostri da sbattere in prima pagina, senza curarsi delle conseguenze che ciò ha sulle vite delle persone coinvolte.

Tre ragazzi poco più che ventenni, sbattuti sulle pagine dei giornali come mostri.

Giuseppe, Ciro e Luigi che proclamano la loro innocenza, che ribadiscono di aver subito un’ingiustizia.

Tre ragazzi, oggi uomini, che vogliono che la Verità esca fuori.

Sembravano due manichini buttati in mezzo all’erbaccia”. È così che il 3 luglio 1983 vengono ritrovate le piccole Barbara Sellini, 7 anni, e Nunzia Munizzi, 10 anni. Un corpicino sopra l’altro, completamente carbonizzate, i vestitini lacerati. Erano scomparse la sera prima, e nessuno immaginava che le avrebbero ritrovate in quelle condizioni, irriconoscibili.

Le indagini partono subito e da subito vengono commessi degli errori: il luogo del ritrovamento non è stato fotografato in modo particolareggiato, i rilievi sono stati fatti in modo superficiale, tant’è che ad oggi non si conosce il liquido utilizzato per bruciare le due bambine.

Dall’autopsia emergono dettagli così cruenti che l’idea generale è che solo “un mostro” potesse compiere un gesto del genere.

E così si inizia a cercare il mostro.

E si vuole trovarlo così in fretta, che partono due indagini parallele: una della polizia e una dei carabinieri.

Due indagini che corrono su due binari paralleli, perché i risultati non verranno mai condivisi.

Bisogna ricordare che all’epoca dei fatti era ancora in vigore il codice Rocco:

elemento fondante era che per una condanna, anche per un caso così delicato, erano sufficienti tre testimoni che potessero inchiodare l’imputato. Perciò le testimonianze erano fondamentali.

Giulio Golia

Giulio Golia, nato a Napoli nel 1970, è conduttore e inviato de Le Iene dal 1998, negli ultimi anni si è specializzato in inchieste sulla criminalità organizzata, in particolare su camorra e ‘ndrangheta, e sulla cronaca nera.

In questo libro inchiesta, Giulio Golia e Francesca Di Stefano ricercano tutti i testimoni dell’epoca, li interrogano e ciò che ne viene fuori è qualcosa di surreale: testimoni minacciati, nonché violenze psicologiche e fisiche durante gli interrogatori.

Francesca Di Stefano

Francesca Di Stefano, romana classe 1988, giornalista professionista, dopo quattro anni nei programmi di Michele Santoro dal 2015 è autrice de Le iene e del suo spin-off di inchieste Le iene presentano Inside.

Testimonianze che cambiano, che si adattano a quella che deve essere la storia ufficiale. Tre ragazzi presi e messi alla gogna. Esibiti come trofei davanti alla stampa, una stampa che li ha sbattuti in prima pagina e sulle reti televisive senza indagare, senza chiedere… accontentandosi di ciò che veniva esibito, senza andare oltre o, meglio, dietro tutto quel fumo.

Perché avevo sempre paura, perché io avevo notato che se dicevo quello che dicevano loro finivano le botte, finivano le violenze, finiva tutto, tutto!

Il massacro di Ponticelli è una storia in cui c’è di tutto: depistaggi, violenza, l’intrusione della camorra, testimoni che dichiarano e ritrattano. L’unica cosa che manca è la Verità.

Leggere questa inchiesta è come camminare su un filo sottile: è qualcosa che potrebbe accadere a tutti. Leggere di come sono stati accusati questi tre ragazzi è un continuo scontro con la paura, la paura che possa accaderci la stessa cosa.

Mostri di Ponticelli. O vittime di un enorme errore giudiziario potrebbe sembrare un’inchiesta volta a ribadire l’innocenza di Giuseppe, Ciro e Luigi.

Potrebbe sembrare di parte ma non è così, perché semplicemente mette in evidenza tutte le falle di un’indagine prima, e di un processo poi, che miravano a risolvere un caso, a trovare un capro espiatorio, senza voler cercare la Verità, senza mettere a tacere i particolari che stridono.

Si parlava di un uomo, ne hanno trovati tre.

Parlavano di un uomo con le lentiggini, nessuno dei tre le ha.

Si parlava di un super testimone, che ha cambiato idea diverse volte.

Che ha infarcito la sua testimonianza di dettagli che non trovano corrispondenza con le prove materiali.

Si parlava di una Macchina blu, poi diventata beige.

Di questa storia, rimane un grande senso di angoscia.

Due bambine che non hanno avuto giustizia.

Tre ragazzi, ormai uomini, che hanno perso trent’anni della loro vita a dichiarare la loro innocenza.

Tre ragazzi, ormai uomini che:

forse, forse a farci andare avanti è stata la forza dell’innocenza.

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