Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Il Maniero è una tenuta extralusso immersa in un’antica foresta del Dorset riguardo alla quale sopravvive un’antica leggenda: pare sia abitata dagli Uccelli, creature vendicatrici della tradizione pagana chiamate a rimediare ai torti causati da chi elude la giustizia.
È stata progettata per offrire una fuga pacifica a ospiti privilegiati e la sua proprietaria, Francesca Meadows, ha deciso di organizzare una memorabile festa del solstizio d’estate con l’aiuto di suo marito, più giovane, l’aspirante architetto Owen.
Tutto procede come previsto, anche se Francesca si sente minacciata da Bella, un’ospite misteriosa che è decisa ad affrontare i segreti del suo passato.
Ma all’improvviso un evento straordinario sconvolge i loro piani: un incendio devastante travolge il Maniero, gli ospiti sono terrorizzati e viene rinvenuto un corpo senza vita.
Il giorno successivo al solstizio, indagando sulla tragedia accaduta al Maniero, l’ispettore Walker comincia a porsi una serie di domande: cos’è successo durante il solstizio?
Chi è morto? Chi è il responsabile? Come si è sviluppato l’incendio?
I lettori hanno il compito di raccogliere i pezzi del puzzle per risolvere il mistero; ma nulla è come sembra e l’astuta narrazione di Lucy Foley vi terrà con il fiato sospeso.
Festa di mezzanotte è un thriller che attira il lettore in una ragnatela fitta di misteri e segreti, dove “nessuno è quello che sembra.”
È la sera dell’inaugurazione del Maniero, il nuovo gioiello della costa del Dorset. Lo spettacolo è tutto lì: la vista sull’oceano, i prati color smeraldo che si estendono fino al bordo della scogliera, la piscina a sfioro… Ma da questo lato, il lato terrestre, c’è un altro mondo. Una fitta foresta secolare dietro l’edificio principale…
Due mondi opposti che si sfiorano, luci e ombre che accompagnano chi legge in questa storia che si snoda su un duplice piano temporale, in una continua alternanza tra passato e presente.
Il passato, con il suo carico di segreti, è il cuore della trama e riaffiora nella narrazione sotto forma di flashback affidato alle pagine di un diario.
Ma anche nel presente il lettore si trova ad affrontare i salti temporali, tra un prima e un dopo la festa per il solstizio d’estate che dà il titolo al romanzo.
La voce narrante è quella degli stessi protagonisti, ai quali l’autrice affida il compito di presentarsi e di raccontare la storia ognuno secondo il proprio punto di vista:
Ogni volta che in passato mi sono trovata davanti alle avversità, ho sempre trionfato. Sono fatta così. Beata. Le cose brutte non succedono a Francesca Meadows.
Questo espediente narrativo risulta efficace sotto diversi aspetti, primo fra tutti quello dell’approfondimento psicologico dei singoli personaggi, che favorisce l’empatia con i lettori consentendo a questi ultimi di sentirsi parte integrante degli eventi.
La narrazione in prima persona poi, accentua il pathos impresso al racconto, e i continui cambi di prospettiva, uniti ai salti temporali, gli imprimono un ritmo elevato, mantenendo alta l’attenzione per tutto il tempo.
Sullo sfondo il bosco non è solo ambientazione ma, animandosi, diviene anch’esso protagonista:
Una volpe cerca tra le foglie morte del faggio le tracce di un coniglio, si ferma. Alza la testa, le orecchie tese, la zampa sollevata, prima di voltarsi e fuggire. I gufi interrompono il loro coro notturno, sollevandosi dai rami come silenziosi e pallidi fantasmi per trovare un’altra zona del bosco. Un piccolo branco di cervi si disperde con frastuono, travolgendo il sottobosco nella smania della fuga.

Lucy Foley
Lucy Foley è laureata in Letteratura inglese alla Durham University e specializzata in Modern Fiction alla UCL.
Ha lavorato a lungo come editor presso la casa editrice inglese Hodder & Stoughton.
Attualmente vive a Londra.
Il libro dell’amore perduto (Neri Pozza, 2015), i cui diritti sono già stati acquistati in tutto il mondo, è il suo primo romanzo.
In Festa di mezzanotte Lucy Foley costruisce un intreccio magnetico che cammina sulle gambe di personaggi ambigui, dalle personalità complesse e sfuggenti:
E io mi sono aperto con lei, a modo mio. Solo che non sa che l’ho fatto in modo selettivo. Le ho detto le cose essenziali: che ho avuto un’infanzia di merda e solitaria… Sono un fottuto impostore.
Tutti nascondono un segreto legato al luogo e al passato e la linea di confine tra vittima e carnefice non è mai netta, ma si assottiglia a mano a mano che ci si addentra nella lettura.
La Foley in questo thriller non sbaglia nulla, è tutto calibrato alla perfezione: i tempi narrativi, le alternanze delle voci dei protagonisti, i colpi di teatro che accompagnano il lettore verso un epilogo totalmente inaspettato.
Con una scrittura immaginifica e incisiva l’autrice non racconta soltanto una storia, ma scava in profondità, mostrando a chi legge i recessi più oscuri dell’animo umano.
Festa di mezzanotte è un thriller che indaga il delirio di onnipotenza, figlio di una follia che affonda le sue radici in un’adolescenza segnata dall’abbandono e dall’indifferenza.
Proprio l’adolescenza con il suo sentirsi inadeguati, il bisogno di accettazione, i compromessi e il bullismo, sono le tematiche che emergono dalle pagine del romanzo arricchendolo di significati ulteriori e spunti per riflettere.
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