Un aereo senza di lei di Michel Bussi

Un aereo senza di lei Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Un aereo senza di lei

Francia, 1980.

In una notte di dicembre, appena prima di Natale, un aereo diretto a Parigi da Istanbul si schianta contro il Mont Terrible, nel Giura.

Fra i rottami viene ritrovata una bambina di tre mesi, sbalzata fuori al momento della collisione.

È l’unica sopravvissuta, ma a bordo le neonate erano due: si tratta di Lyse-Rose o di Emilie?

Due famiglie – una ricca e potente di industriali, l’altra povera e sfortunata di ristoratori ambulanti – si fanno a pezzi per anni perché venga riconosciuta loro la paternità di quella che viene soprannominata dalla stampa francese la “Libellula”, in un’epoca in cui il test del DNA non esiste ancora.

La prima sentenza dà sorprendentemente ragione ai più poveri, ma i ricchi non si danno per vinti e assoldano un eccentrico investigatore che per diciotto anni cerca la verità.

E quando finalmente la trova, la consegna in segreto nelle mani della ragazza ormai maggiorenne.

Subito dopo, viene ritrovato cadavere nel suo studio.

E lei scompare.

Dai quartieri parigini a Dieppe, da Marne-la-Vallée al Giura, il lettore viene trascinato in una corsa affannosa e ricca di continui colpi di scena, fino all’incredibile finale.

Quanto peso ha il destino in questa vicenda? Oppure qualcuno, fin dall’inizio, manovra tutti i protagonisti di questo dramma?

“Un aereo senza di lei” è un thriller la cui trama è basata sulle false apparenze e sulla manipolazione del lettore, che fino alla fine si interroga sulla vera identità della neonata.

L’Airbus 5403 Istanbul – Parigi precipitò su Mont Terrible il 23 dicembre a mezzanotte e trentasettte. Nessuno ha mai saputo veramente ciò che accadde quella sera.

Un disastro aereo, “centosessantotto morti… polvere… polvere di stelle.”, una neonata, unica sopravvissuta, contesa da due famiglie: questo il cuore della trama da cui si dipana tutta la storia.

La tecnica narrativa utilizzata dall’autore, che non si esaurisce nella semplice alternanza temporale tra passato e presente, è il fiore all’occhiello di questo romanzo.

Michel Bussi

Autore francese di gialli tra i più amati e venduti oltralpe.

È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen.

Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi.

Bussi infatti, costruisce l’intreccio giocando sui cambi di prospettiva e di “voce” dei diversi protagonisti coinvolti.

A rappresentare il passato sono le pagine di un diario, quello scritto da uno dei personaggi cardine su cui si fonda tutta la vicenda: l’investigatore privato Credule Gran Duc, 

un tipo paziente, maniacale, ostinato, ossessivo nel lavoro

che ha dedicato diciotto anni della sua vita alla ricerca della vera identità della neonata sopravvissuta al disastro.

Attraverso le pagine del diario di Gran Duc che ricostruiscono l’intera vicenda, il lettore entra nella storia.

Conosce i singoli protagonisti e li accompagna nella lunga indagine verso la soluzione di un mistero solo apparentemente inspiegabile.

Il passaggio del diario nelle mani del giovane Marc, fratello di Emilie/Lyse-Rose, di cui vuole appurare una volta per tutte la vera identità, riporta la storia nel presente, offrendo un deciso cambio di prospettiva degli eventi narrati.

Questo espediente narrativo alimenta il pathos e la tensione conferendo alla lettura la giusta dose di suspence che incuriosisce e attira il lettore nelle maglie dell’intreccio.

La caratterizzazione dei personaggi è estremamente accurata:

Lui, Marc, studiava alla Paris VIII da ormai due anni ed era un cliente fisso del Lenine. Alto, bello, ma conun’aria un po’ troppo gentile, stile “piccolo principe” arruffato, un sognatore a cui mancava un tocco di classe.

E ancora:

Emilie aveva un portamento nobile, un’eleganza raffinata, una grazia che sembravano ereditati da un alto lignaggio, da un’educazione privilegiata … era una studentessa brillante, ambiziosa, sveglia e risoluta…

Lo stesso dicasi per le diverse ambientazioni; luoghi che vengono descritti in maniera minuziosa e particolareggiata:

Coupvray si era sviluppata in un’ansa della Marna, racchiusa dentro uno scrigno di foreste protette. Il canale di Meaux a Chalifert formava una sorta di confine del paese, tracciando una linea retta per abbreviare il corso del fiume. Aggiungenva un altro elemento pittoresco a quell’angolo di paradiso bucolico, a qualche chilometro dalla capitale.

Questa cura quasi maniacale nelle descrizioni però, si trasforma in un punto di grande debolezza del romanzo.

Ne rallenta notevolmente il ritmo della narrazione, appesantendola, e distrae il lettore, che fatica a rimanere ancorato all’evolversi della storia.

L’epilogo e il colpo di scena che lo preannuncia riscattano solo in parte la “fatica” della lettura.

Un’aereo senza di lei, pur avvalendosi di una trama originale e ben congegnata, purtroppo non si rivela all’altezza delle elevate aspettative ingenerate dal nome dell’autore e dai suoi precedenti romanzi.

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