Come una bestia feroce di Edward Bunker

Come una bestia feroce Salotto Giallo

Recensione di Cristiano Colombo

Rubrica a cura di Cristiano Colombo e Katya Fortunato

TRAMA

Edward Bunker, fra tutti gli scrittori americani di noir, è quello con la biografia più maledetta.

Condannato un paio di volte per crimini di varia natura, ha riscoperto in carcere la vocazione dello scrittore.

I suoi romanzi sono viaggi senza protezione nel mondo della criminalità quotidiana.

Nelle sue pagine il noir perde qualsiasi coloritura romanticheggiante o redentrice, nulla oltre un naturalismo spietato a descrivere un mondo dove la rabbia irrigidisce il dito sul grilletto e ogni fuga appare illusoria, quando non decisamente terrorizzante.

Il protagonista del romanzo è un ex delinquente di Los Angeles che, dopo aver inutilmente cercato di riadattarsi alla vita normale, sceglie di rituffarsi nella “sicurezza” del crimine.

Sedetevi comodi, fate un ripasso di tutti i gialli e noir che avete letto, e dimenticate ogni cosa che pensavate di sapere su questo genere.

Leggere Come una bestia feroce è, né più né meno, come prendere un pugno dritto in bocca,.. E Bunker non ha alcun rimorso a tirarvi questa legnata.

Dimenticate i fantasiosi ladri dal cervello sopraffino, o i carismatici truffatori con un’etica morale da eroe decaduto

Edward Bunker ha trascorso complessivamente circa diciotto anni della sua vita in prigione.

Tra i vari penitenziari in cui è stato detenuto, vi sono stati luoghi notoriamente duri come San Quentin e Folsom, due delle prigioni più famigerate degli Stati Uniti.

Ecco, con questo suo vissuto, vi trascina letteralmente nella realtà del mondo criminale, e non è un giro turistico.

Il romanzo inizia con Max Dembo, antieroe feroce, intento a lucidare le scarpe da scarcerato sul water della sua cella.

Seduto sul cesso senz’asse nel retro della cella, ero intento a lucidare le orribili scarpe dalla punta bulbiforme che venivano fornite a chi stava per uscire. Mi attraversò la mente un canto di trionfo: domattina sarò libero.

Sembra quasi una liturgia laica, un rito di passaggio per chi ha conosciuto le profondità di San Quentin e Folsom e di tutti i carceri, dove si sperimenta la più atroce delle privazioni: quella della libertà

Bunker ha vissuto quasi metà della sua  vita in prigione.

Purtroppo sa di cosa parla, non perché ha letto i libri giusti, ma perché ha letto la vita dalla parte sbagliata delle sbarre.

Max, per Bunker, è più di un personaggio: è un pezzo d’anima, un riflesso distorto, e la sua furia verso la società è quella di chi ha perso ogni illusione, se mai ne ha avute.

Un personaggio che brucia.

Max Dembo è un tipo di eroe che manda a casa la vostra “trama di redenzione” con un calcio nel didietro.

Appena fuori, Max giura di non tornare mai più in galera. E voi penserete: “Ecco, finalmente una scelta intelligente.”

Ma no, la vita non sempre va come vogliamo noi, e a Max il destino mette davanti una serie di colpi bassi che piegherebbero chiunque.

Bunker ci ricorda che il vero nemico di Max non è solo se stesso, ma un sistema infame e senza cuore.

Max prova a giocare onestamente, ma la vita lo riporta nell’unico posto che conosce davvero: la strada.

Questa non è solo una storia di un delinquente in cerca di tranquillità o di vendetta.

È una lotta tra un uomo e un sistema che non conosce empatia, una battaglia contro il destino, una sfida per affermare la propria identità, anche quando è quella di un criminale.

Max è selvaggio, feroce, e profondamente umano.

Ci sbatte in faccia la realtà: a volte, l’esistenza non lascia vie d’uscita.

Siamo intrappolati, e possiamo solo decidere come uscire da questa trappola.

Bunker scrive con uno stile tagliente, crudo, che non fa sconti.

Ogni parola è una rasoiata, dolorosa e precisa,  che uccide ogni illusione romantica della vita criminale.

Non c’è glorificazione qui, solo il realismo di chi conosce davvero la vita dietro le sbarre e nella strada.

Come una bestia feroce è un noir nel senso più puro e selvaggio della parola.

Non è un romanzo per chi cerca una lettura piacevole e rassicurante.

È un’opera che non vi lascia andare, costringendovi a guardare negli occhi la brutalità della vita di un criminale.

Edward Bunker

Edward Heward Bunker (Los Angeles, 31 dicembre 1933 – Burbank, 19 luglio 2005) è stato uno scrittore, sceneggiatore e attore statunitense, con un passato da criminale, che lo ha reso uno dei più importanti autori crime e noir.

Fin da piccolo si è dimostrato un bambino brillante ma con molti problemi, passando la sua infanzia in vari collegi e istituti privati.

Entrato giovanissimo nel mondo della criminalità è entrato e uscito varie volte di prigione.

È stato accusato di essere un falsario, di aver commesso crimini come rapine di banche, anche a mano armata, traffico di droga ed estorsione.

Bunker non ha scritto un romanzo: ha inciso una confessione.

Max non è un personaggio, è un manifesto d’odio e sopravvivenza, un atto d’accusa contro una società che non cerca rieducazione per i detenuti e non è disposta a concedere una seconda possibilità.

La scrittura è decisamente tesa, con un ritmo serrato e periodi brevi e spezzati, ma soprattutto non è mai indulgente.

Quentin Tarantino, grande fan e amico di Bunker, ha colto perfettamente l’essenza della sua scrittura:

Bunker non ti racconta la malavita, te la sfascia in faccia, ti costringe a guardarla.

Come una bestia feroce è un romanzo di formazione… ma una formazione al contrario, che non promette salvezza ma solo la bruciante accettazione della propria natura.

Max Dembo non è un’anima da redimere, è un urlo di ribellione contro un sistema che soffoca chiunque osi alzare la testa.

Un romanzo che, volendo, può essere visto come una seduta di psicanalisi brutale.

Dembo non si illude di poter sfuggire al suo passato: 

Se credessi che il mio futuro debba per forza essere uguale al mio passato mi ucciderei

dichiara con una sincerità quasi disarmante.

Ma il suo maligno destino lo attende al varco e, nonostante la sua consapevolezza di essere un perdente, Max si ribella con una ferocia cieca.

Non c’è gloria nella sua battaglia, solo la disperazione di chi sa di avere una sola via d’uscita.

Mentre leggiamo, ci rendiamo conto che questa non è solo la storia di Max, ma di chiunque sia stato respinto dalla società e lasciato a marcire.

È un ritratto lucido di una società che preferisce ignorare il lato oscuro della vita, piuttosto che affrontarlo.

Come una bestia feroce è un’opera che merita il suo posto d’onore nella letteratura criminale. Non troverete un messaggio positivo o una morale rassicurante in queste pagine. Troverete solo la verità, nella sua forma più cruda e brutale.

Bunker non vuole che ci sentiamo a nostro agio, vuole che ci incazziamo, che proviamo disgusto, che ci ribelliamo.

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