Recensione di Cristina Casareggio
TRAMA
Quello che i morti raccontano
Imelda Alborán, una giovane psicologa, scompare senza lasciare traccia.
Suo marito, un artificiere della Guardia Civil, è sospettato di aver a che fare con la sua sparizione: disperato, si rivolge all’investigatrice Gracia San Sebastián, che collabora con la polizia locale, per scoprire la verità.
Tornata a Oviedo dopo aver lasciato una brillante carriera nella finanza a New York, Gracia non immaginava che la sua vita potesse complicarsi così tanto.
Mentre si addentra nelle indagini, affiancata dal fidato commissario Rafa Miralles, si trova a lottare su più fronti: il matrimonio con Jorge è in crisi, e un misterioso nemico minaccia di rovinare la sua reputazione.
Tra segreti, inganni e un viaggio attraverso alcune delle più affascinanti capitali europee, Gracia dovrà mettere alla prova tutte le sue capacità per risolvere il caso.
Riuscirà a trovare l’assassino e a salvare la sua carriera prima che sia troppo tardi?
Gracia San Sebastian è un’investigatrice di frodi fiscali, lavora ad Oviedo dove si è trasferita da New York in seguito ad un grave lutto.
Gracia è un personaggio molto complesso, bloccato nel suo dolore e nella sua incapacità di andare avanti dopo la perdita del figlio.
Ovunque fossi andata, i miei sentimenti sarebbero stati gli stessi. Viaggiavano dentro di me. Sentivo di non aver concluso nulla di duraturo. Avevo guadagnato tanti soldi con un lavoro di cui non ero orgogliosa, mi ero innamorata di un uomo fantastico, avevo avuto un figlio perfetto e ora non avevo più nulla.
Il marito Jorge si è trasferito con lei, ma il loro rapporto è in crisi.
Jorge vorrebbe voltare pagina e cercare di andare avanti.
Gracia non ci riesce, è incapace di lasciare andare la memoria del figlio e accusa il marito di dimenticarselo troppo spesso, di non fare niente per tenerne viva la memoria.
Da quando è morto Martin fatico a trovare un modo per andare avanti in questo mondo. Ecco perché ho lasciato il Financial district e la mia vita precedente. Peccato che non solo non ha funzionato, ma, nel frattempo ho perso anche Jorge.
La trama si sviluppa attorno all’indagine di Gracia sulla morte di Imelda Alboran, una donna in crisi con il marito partita per un viaggio per schiarirsi le idee ma che viene ritrovata morta con la testa mozzata da un treno.
Si tratta di un semplice suicidio o di qualcosa di più?
La ricerca della soluzione del caso porterà Gracia a viaggiare per l’Europa, intrecciando le ricerche sulla frode fiscale a cui sta lavorando al caso di omicidio.
Zurigo sembra essere il centro di tutto i traffici e le conoscenze di un losco faccendiere lo portano ad incontri molto ravvicinati con Gracia.
I personaggi sono tutti ben delineati, le loro descrizioni così come quelle dei luoghi della vicenda sono molto vivide e realistiche.
Ognuno di essi viene ben inserito nella narrazione e niente è lasciato al caso.
Nella descrizione dei luoghi ci si sofferma forse un po’ troppo sulle informazioni relative alle specialità culinarie, quasi si trattasse di una guida gastronomica.
Questa caratteristica aggiunge di certo un po’ di colore alla narrazione ma a volte distoglie l’attenzione dalla trama principale.
La trama è coinvolgente, ben costruita e, oltre alle caratteristiche del giallo o del thriller, ritroviamo anche quelle del romanzo di formazione.

Ana Lena Rivera
È un’autrice bestseller spagnola.
Ha abbandonato una carriera ventennale nel mondo aziendale per dedicarsi alla scrittura.
Il suo romanzo d’esordio, Quello che i morti non dicono, pubblicato in Italia da Piemme, ha vinto il premio Torrente Ballester, dando inizio alla serie con Gracia San Sebastián, che ha scalato in poco tempo le classifiche spagnole.
Ana Lena Rivera dedica molto spazio all’evoluzione del personaggio di Gracia, che combatte contro il proprio dolore cercando di fare luce sulla morte di Imelda.
I dialoghi sono fondamentali e credibili, i colpi di scena efficaci.
In definitiva Quello che i morti raccontano è un romanzo che offre non solo un avvincente mistero da risolvere ma anche una riflessione sul lutto e sulla resilienza della sua protagonista.
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