Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Gli studi della tv pubblica sono scossi dalla morte di Giovanni, uno dei più brillanti volti del telegiornale, dopo un’ultima, drammatica, apparizione in diretta nel suo programma.
La notizia della scomparsa è così sconvolgente che tutti preferiscono dimenticarla in fretta: i dirigenti televisivi sono felici di tornare a occuparsi del palinsesto e la normale routine ricomincia a tenere impegnate le redazioni.
Ma qualcosa non torna in quella morte improvvisa, e un giornalista compagno fraterno di Giovanni, al suo fianco in tante avventure professionali, decide dopo anni di indagare tra le carte dell’amico, chiuse in un ufficio a Saxa Rubra dove nessuno ha più messo piede da quel giorno.
O almeno così sembra.
Tra quei documenti, emerge il racconto senza filtri di una televisione che è lo specchio di un paese in cui bisogna avere molti amici e non farsi il nemico sbagliato.
Si rivela anche la storia d’amore con una giovane donna, Angela, fuggita da Roma subito prima della morte di Giovanni.
Inseguendo le tracce della ragazza, il protagonista si avvicina alla verità sulla scomparsa dell’amico, ma dovrà difendere la sua memoria dagli interessi di una tv ostaggio della politica e del potere.
Quella notte a Saxa Rubra segna l’esordio narrativo di Maurizio Mannoni, noto giornalista televisivo italiano.
Il romanzo si addentra nei meandri del mondo giornalistico, offrendo una prospettiva interna sulle dinamiche della televisione pubblica italiana.
Attraverso una trama avvincente, Mannoni esplora temi quali il potere, la politica e le relazioni personali all’interno di un ambiente professionale complesso.
Il romanzo si colloca nel genere del noir, caratterizzato da atmosfere cupe e da un’indagine che svela i lati oscuri della società.
In questo caso, l’ambientazione nel mondo giornalistico aggiunge una dimensione di realismo e attualità, rendendo l’opera un esempio di noir giornalistico.
Mannoni adotta uno stile diretto e incisivo, espresso attraverso un linguaggio giornalistico che conferisce immediatezza alla narrazione.
L’uso della prima persona crea un legame empatico con il lettore, mentre i dialoghi realistici e le descrizioni dettagliate degli ambienti arricchiscono l’ambientazione.
Le tecniche narrative includono l’uso di flashback per approfondire il background dei personaggi e la costruzione di una suspense crescente attraverso rivelazioni progressive e colpi di scena calibrati.
L’uso di un registro linguistico che combina elementi giornalistici e narrativi rappresenta un pregio.
Il linguaggio diretto e incisivo contribuisce alla scorrevolezza della lettura, mentre la struttura ben ritmata, caratterizzata da alternanza tra momenti di azione e introspezione, mantiene alta l’attenzione del lettore.
Inoltre, i personaggi principali sono delineati con grande cura: il protagonista, in particolare, emerge come una figura tridimensionale, un mix di forza morale e fragilità personale, che lo rende immediatamente riconoscibile e umano.
Il romanzo affronta temi quali la corruzione, l’influenza della politica sui media, le ambizioni personali e le compromissioni morali.

Maurizio Mannoni
Maurizio Mannoni, nato a La Spezia, è stato per anni giornalista del Tg3 Rai, dove ha condotto Tg3 Linea notte fino al 2023.
Per la Rai ha curato programmi di informazione e approfondimento giornalistico di grande successo tra cui Ultimo minuto, Primo piano, Un giorno per sempre.
Quella notte a Saxa Rubra è il suo primo romanzo.
Attraverso la vicenda di Giovanni, Mannoni esplora le conseguenze delle scelte etiche nel contesto professionale e personale, evidenziando come il potere possa corrompere e distruggere.
La storia d’amore clandestina fra due tra i personaggi principali aggiunge una dimensione emotiva, riflettendo sulle complicazioni delle relazioni interpersonali in ambienti ad alta pressione.
Nonostante le evidenti qualità, il romanzo non è privo di punti deboli.
Uno degli aspetti critici riguarda la gestione del ritmo narrativo: sebbene in gran parte ben calibrato, vi sono alcune sezioni centrali che risultano eccessivamente lente e dominate da digressioni che, pur arricchendo il contesto, rischiano di diluire la tensione della trama principale.
Questo potrebbe far perdere interesse a lettori abituati a un noir più serrato.
Inoltre, mentre i personaggi principali sono ben sviluppati, alcuni secondari rimangono piuttosto stereotipati, soprattutto le figure legate ai vertici aziendali e politici, che a tratti assumono tratti caricaturali.
Questa caratterizzazione schematica può apparire troppo didascalica, limitando la complessità della rappresentazione delle dinamiche di potere.
Infine, per quanto il linguaggio giornalistico conferisca autenticità, in alcuni punti diventa eccessivamente tecnico, alienando una parte del pubblico che potrebbe non avere familiarità con il gergo specifico del settore televisivo.
Questo aspetto potrebbe ridurre l’accessibilità del romanzo, rendendolo più adatto a lettori specialisti o a chi conosce già il contesto mediatico italiano.
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