Chidda di Manuela Fanti

Chidda Salotto Giallo

Rubrica a cura di Cristina Casareggio

Recensione di Claudia Pieri

SINOSSI

Vincenzo Rinaldi, giovane benestante dalla personalità travagliata, eredita dalla defunta madre Cristina un manoscritto da cui apprende un segreto ignorato fino a quel momento.

Cristina gli confida che, non potendo avere figli, accetta, per obbligo e amore, che il padre di Vincenzo incontri ripetutamente una ragazza per procreare.

La cornice è la Sicilia, in cui necessità e povertà spingono la giovane Anna, la madre surrogata, ad accettare la proposta dei coniugi Rinaldi con la più semplice e antica forma di scambio: il baratto.

Ogni scelta porta a delle conseguenze, e quelle che scopre Vincenzo scavando nel passato della sua famiglia sono strettamente legate al suo stato d’animo che sente consumarlo da tutta la vita.

“Chidda” è un viaggio psicologico, una lente d’ingrandimento sui risvolti di alcune scelte che cambiano i destini delle persone amate, anche se queste scelte si compiono proprio in nome dell’amore.

Abbiamo giocato con la vita, e ora ci sta mostrando il percorso delle scelte fatte da ognuna

Le scelte, che camminano sulle gambe delle due protagoniste femminili, Cristina e Anna, sono le vere protagoniste di Chidda.

Scelte che compiono un percorso drammatico e le cui conseguenze ricadono non soltanto su chi le ha compiute, ma anche su chi, inconsapevolmente, le ha subite e ha pagato un prezzo altissimo, come il giovane Vincenzo Rinaldi

un bastardo che riempie il suo vuoto con i sentimenti di chi lo ama. Un mostro che usa e getta.

Chidda è un romanzo che esplora una serie di tematiche attualissime attraverso un viaggio che indaga nel profondo la mente umana e i suoi angoli più nascosti:

La mente è diabolica, ti protegge e t’inganna. Ti ritrovi a credere ai ricordi, senza immaginare che possono essere meno reali di quanto sembrano.

Al centro della trama il baratto tra Cristina, che non può avere figli, e Anna, che accetta di portare avanti la gravidanza per lei, in cambio di soldi.

Manuela Fanti

Manuela Fanti nasce a Bologna nel 1976.

Oggi fa la retail manager per un’azienda tessile e vive in Sicilia.

Ama la pittura, gli animali, la solitudine e l’arte sotto ogni sua forma.

Esordisce nel 2014 con il romanzo autobiografico Semplicemente Complicato (Edizioni Creativa).

Ultime pubblicazioni: “Ciatu miu”, edizioni Nulla Die (2018), “Livore”, “Anima oscura” ed infine nel 2022 “Eco dall’Inferno” per Words Edizioni.

La Fanti affronta in queste pagine il tema della maternità surrogata e lo fa senza sconti né facili edulcorazioni, mettendo a nudo ogni aspetto e ogni risvolto di una decisione tanto difficile e delicata.

Con la sua penna abituata a scavare nell’animo dei suoi personaggi, la Fanti restituisce al lettore tutto il travaglio interiore delle due donne rispetto alla scelta irreversibile che hanno compiuto.

I dubbi di Cristina

non mi sto tirando indietro, ho solo paura che questa storia si trasformi in una follia

e il dolore di Anna quando deve staccarsi dal bambino, che ella stessa ha accettato di “dare via” in cambio della sicurezza economica:

Non ci avevo davvero riflettuto su questo, sulla vita che crea vita, sulla magia dei legami invisibili, sull’amore immenso che ci portiamo dentro nove mesi senza rendercene conto.

In queste pagine la maternità viene analizzata non soltanto dal punto di vista personale, ma anche da quello sociale per le pressioni esterne che Cristina subisce a causa della sua sterilità.

Grazie a un importante lavoro di caratterizzazione dei personaggi, l’autrice riesce a trasmettere i sentimenti che agitano i protagonisti, mettendo in evidenza anche il punto di vista maschile.

Attraverso la figura di Paolo Rinaldi, il padre del bambino, emerge  il diverso modo di porsi e di sentire rispetto alla scelta di ricorrere alla maternità surrogata:

Saremo genitori, è solo questo che conta.

In una escalation emozionale sempre più drammatica trova il suo posto nella storia anche la malattia mentale di Cristina, vista con gli occhi del figlio quando era un bambino

…dall’esterno le grida mi investono come una folata d’aria fredda. Mi manca il respiro, per un istante che sembra lunghissimo. E’ la voce di mia madre. La riconosco, ma non sembra lei. Rauca, bassa, urla parole che non riesco a capire. Mi viene da piangere. Sento la paura impossessarsi di me.

La provincia siciliana, soffocante e pettegola, che fa da sfondo alla storia e l’uso, anche se sporadico del dialetto, contribuiscono a meglio definire i contorni dei personaggi, a renderli più veri e aderenti al contesto sociale descritto.

In questo romanzo Manuela Fanti conferma il suo talento nel creare dei personaggi che “bucano la carta” per materializzarsi davanti al lettore.

Impossibile non provare empatia per le due donne e per Vincenzo, impossibile non sentire il loro dolore.

Chidda è un viaggio psicologico che suscita profonde riflessioni in chi legge, impreziosito dal colpo di teatro finale, da quella svolta inaspettata quanto improvvisa della storia che sorprende il lettore regalandogli un’ultima, forte emozione.

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