Buonvino e il circo insanguinato di Walter Veltroni

Buonvino e il circo insanguinato Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

SINOSSI

Roma è nel pieno delle feste natalizie e al Parco dei Daini, nel territorio di competenza del commissariato di Villa Borghese, si è installato il colorato tendone di un circo.

Invitato alla prima, il commissario Buonvino ha modo di conoscere i componenti della carovana e avverte tra loro strane tensioni sotterranee.

La sera lo spettacolo inizia regolarmente e gli spettatori si lasciano catturare dalla inossidabile magia circense.

Durante il numero dei trapezisti, però, la giovane figlia del direttore di scena, Manuelita, mentre effettua un’acrobazia particolarmente complessa e rischiosa cade sbattendo contro l’unica parte dura della rete di protezione.

I soccorsi sono inutili, la ragazza è morta sul colpo. Tutto lascia credere che si sia trattato di un terribile incidente, una sciagurata fatalità.

Ma Buonvino intuisce che qualcosa non torna e si mette a indagare scoprendo che, spente le luci della pista, tra i membri di quella che a un primo sguardo sembra una grande famiglia unita e solidale covano sentimenti di rancore, invidia, odio.

E anche qualcosa di più.

[….] Buonvino aveva in profonda antipatia: lo considerava il giorno più fesso dell’anno, con quel dovere prescritto di divertimento che a lui appariva più che falso, e addirittura inutile, cialtrone. Per lui il 31 dicembre era una giornata come le altre, anzi peggiore, perché si lavorava meno.

Nel quinto romanzo della serie del commissario Buonvino, il protagonista principale è il circo e l’ambiente circense.

Il tendone del circo itinerante Colaiacomo è montato poco distante dal commissariato di Villa Borghese dove opera il buon commissario.

Buonvino e tutta la sua squadra vengono invitati ad assistere alla prima esibizione dello spettacolo circense.

Mentre il pubblico estasiato assiste ai numeri degli acrobati, succede un grave incidente.

Fatto sta che Alberto non riuscì ad afferrare le gambe di Manuelita, le sfiorò soltanto, e quel corpo in picchiata prese una strana direzione e cadde, con la velocità che la forza di gravità gli aveva impresso, sulla rete.

La trapezista Manuelita, che dovrebbe essere presa al volo dal marito Alberto, manca la presa e stramazza sulla rete di contenzione, purtroppo sul pezzo rigido che assicura la rete ai pali di sostegno, perdendo così la vita sotto lo sguardo attonito del pubblico.

Per Buonvino, che assiste interessato allo spettacolo, non si tratta di un tragico incidente, qualcosa non lo convince.

Dopo un istante che sembrò eterno disse soltanto: «Sì, Omar. Ha ragione. Non sempre quello che appare è davvero così come sembra…»

Dopo le prime indagini di rito, Buonvino si dedica agli interrogatori dei vari personaggi della comunità circense, scoprendo che nella grande famiglia si nascondono dei segreti.

Risentimenti, gelosie, contrasti, amori infelici, infedeltà, e solitudini permeano quell’atmosfera dall’apparenza così vivace e allegra.

«Quanto alla contraddizione tra quello che ho sentito e il rapporto tra Manuelita e Alberto… Non sempre quello che appare è davvero così come sembra. Non è vero, commissario?»

Walter Veltroni

Walter Veltroni è nato a Roma il 3 luglio 1955.

È stato direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, sindaco di Roma, fondatore e primo segretario del Partito democratico.

Ha realizzato diversi documentari tra i quali Quando c’era Berlinguer (2014), I bambini sanno (2015), Indizi di felicità (2017), Tutto davanti a questi occhi (2018) e la serie sulla storia dei programmi televisivi Gli occhi cambiano (2016).

Nel 2019 è uscito il suo primo film, C’è tempo. Collabora con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.

La scrittura è interessante e gradevole, con un buon ritmo, arricchita da termini precisi e  parole poco comuni, come è solito usare Walter Veltroni nei suoi romanzi.

Buonvino e il circo insanguinato è un cozy crime dalla struttura leggera, una buona caratterizzazione dei personaggi e un giusto livello di mistero.

Tuttavia, a tratti, somiglia a un lungo racconto, scandito dagli interrogatori dei personaggi, che manca di approfondire le motivazioni che hanno portato Buonvino e il suo istinto a indagare sulla morte di Manuelita.

«Dovere…» bofonchiò Buonvino. «Ma scusi, come fa a sapere che la donna che piangeva era Manuelita? Non ha sostenuto che c’era la pioggia, il temporale, una tenda che vi separava, e che parlavano piano? Mancano solo le cavallette…»

Non mancano richiami all’arte in generale e al cinema in particolare, argomenti padroneggiati da Veltroni, che rendono la lettura più piacevole ma poco hanno a che fare con la storia. Apprezzabile il ricordo dei film “circensi” di Federico Fellini

Fellini aveva descritto il circo – primo incontro infantile con il rutilante mondo dello spettacolo – confessando fascino e paura, nel suo bellissimo film-documentario I clowns.

I libri della serie del commissario Buonvino sono tutti autoconclusivi, anche se i personaggi e la loro vita personale evolvono nel corso dei romanzi.

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