Recensione di Rosaria Sorgato
SINOSSI
Una gru, una delle tante che affollano lo skyline di Manhattan, si abbatte su un cantiere edile causando morti e feriti.
La dinamica del crollo non è chiara, ma una cosa è certa: non si è trattato di un incidente.
La responsabilità del disastro è subito rivendicata dal Kommunalka Project, una cellula terroristica che promette di sabotare una gru ogni ventiquattr’ore se l’amministrazione cittadina non si deciderà a convertire alcune proprietà di lusso in alloggi sociali. Il sindaco non è disposto a scendere a compromessi: con i terroristi non si tratta.
A chi rivolgersi, quindi, per scongiurare una potenziale catastrofe, se non alla coppia più brillante della scienza investigativa, Lincoln Rhyme e Amelia Sachs?
Chiamati a collaborare alle indagini, il criminologo più famoso d’America e la moglie-collega scoprono che dietro all’incombente minaccia si nasconde il loro nemico storico, il più astuto, l’unico che sia mai riuscito a sfuggire alla cattura: Charles Vespasian Hale, alias l’Orologiaio.
Tornato sulle scene dopo tanto tempo, è mosso da interessi economici e da un voto fatto a se stesso: uccidere Rhyme. Una seconda gru precipita, New York è preda del panico, il tempo scorre inesorabile.
La coppia di investigatori dovrà affrettarsi, altrimenti il caos sarà totale.
L’ultimo thriller poliziesco di Jeffery Deaver, La mano dell’orologiaio incarna la tensione e la complessità narrativa tipica della serie dedicata ad uno dei suoi personaggi seriali, Lincoln Rhyme, e offre una lettura che, per gli appassionati del genere, è allo stesso tempo una conferma e un’innovazione.
Il romanzo affronta un tema classico, quello della lotta contro il tempo, ma lo declina in modo da esprimere l’urgenza e la vulnerabilità di una New York destabilizzata, inserendo dettagli che ne fanno quasi un secondo protagonista, uno scenario tanto vivido quanto pericoloso.
L’arte di Deaver si manifesta soprattutto nella creazione dell’antagonista, l’Orologiaio, che con la sua oscura ambiguità rappresenta una minaccia costante e sfuggente.
Nonostante sia una “vecchia conoscenza”, la sua presenza rimane agghiacciante, suggerendo una riflessione profonda sul male, non solo come entità criminale ma come simbolo dell’inarrestabile avanzare del tempo verso una fine ignota.

Jeffery Deaver
Ex giornalista ed ex avvocato, nel 1990 ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.
Scrittore di romanzi thriller, ha vinto per tre volte l’Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year; ha vinto, inoltre, il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all’Edgar Award.
Il suo primo romanzo, un horror intitolato Voodoo è del 1988. I tre romanzi successivi, ambientati a New York, affrontano la struttura delle detective stories.
Con i protagonisti dei suoi romanzi, Deaver crea dei perfetti thriller contemporanei, in cui la narrazione si svolge secondo il ritmo e la tensione tipici del linguaggio cinematografico.
Ha conosciuto il successo internazionale con Il collezionista di ossa, la prima indagine di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, da cui è stato tratto l’omonimo film.
La narrazione di Deaver è fluida e calibrata nei ritmi; lo scrittore alterna momenti di azione pura a sequenze di introspezione e osservazione, in cui i personaggi rivelano strati della loro personalità.
Deaver risulta anche analitico e offre uno stile di scrittura perfettamente allineato al ritratto del protagonista, un investigatore metodico e scientifico, che basa su un’analisi paziente e documentata il suo approccio investigativo.
L’inclusione di minuziosi dettagli sui procedimenti legali, sui sistemi di sicurezza e sulle varie operazioni criminali, offre al lettore uno spaccato vivido e realistico delle procedure investigative, elementi che caratterizzano il genere poliziesco, ma che in Deaver assumono un ruolo ancora più complesso, quasi didattico.
Il protagonista, Lincoln Rhyme, scienziato forense tetraplegico, sfida i suoi limiti fisici con una determinazione quasi eroica, mentre Amelia Sachs, sua compagna nella vita e nel lavoro, bilancia il duo con empatia e prontezza d’azione.
La dinamica tra i due personaggi è ben studiata e aggiunge un elemento umano a una trama densa di suspense e risvolti tecnici.
La descrizione dettagliata delle indagini arricchisce la narrazione di una verosimiglianza che immerge il lettore nelle sfide affrontate da Lincoln Rhyme.
Il suo stile investigativo è preciso e puntiglioso, e punta su un realismo quasi documentaristico che amplifica la tensione e il coinvolgimento.
Ogni elemento è trattato con la stessa attenzione, dai dettagli tecnici ai minimi particolari psicologici, costruendo un quadro coerente e immersivo.
La mano dell’orologiaio è un testo capace di appagare sia l’amante del thriller tradizionale che il lettore attento ai dettagli psicologici e sociali e si distingue non solo come thriller ricco di colpi di scena, ma anche per gli aspetti investigativi ed esistenziali dei diversi personaggi.
È un romanzo che può soddisfare le aspettative del pubblico affezionato e, al contempo, avvicinare nuovi lettori, alla ricerca di un thriller che coniughi tensione narrativa e profondità psicologica.
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