Le verità spezzate di Alessandro Robecchi

Le verità spezzate Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

SINOSSI

Il grande regista de “Le verità spezzate”, Manlio Parrini, ha deciso di tornare dietro la macchina da presa.

Celebrato da pubblico e critica, all’apice del successo aveva abbandonato il cinema perché gli sembrava “un posto senza verità”.

Ma ora, superati i settant’anni, ha in testa una storia speciale: un film su Augusto De Angelis, pioniere del giallo italiano negli anni Trenta.

La morte violenta di Augusto De Angelis – un uomo libero senza libertà – è, per il Maestro Parrini, un caso irrisolto, che puzza di ingiustizia e ottusa censura fascista e che oggi più che mai deve essere raccontato.

Ma proprio quando il regista ha trovato un produttore per il suo progetto e avviato la stesura della sceneggiatura insieme all’amica e complice Sara De Viesti, un altro giallo irrompe nella sua vita: l’omicidio dell’anziana vedova Bastoni, proprietaria della villa adiacente a casa sua.

La stampa, avida di notizie, si getta sul caso e gli inquirenti si muovono tra mille ostacoli e condizionamenti, e anche Parrini si sente attratto da questo omicidio, che gli ricorda un delitto d’altri tempi, di quelli usciti dalla penna del suo Augusto De Angelis.

Un giallo di ieri che contiene un giallo di oggi, legati a doppio filo da una riflessione sui condizionamenti che tutti subiamo, sui limiti delle nostre libertà, così spesso spezzate.

Le verità spezzate racconta

la storia di un uomo che avrebbe voluto essere libero ma non aveva potuto. Che aveva ristretto e compresso la sua libertà e non era servito.  Di un vincente che era stato sconfitto nonostante i suoi compromessi e il suo adattarsi.

Alessandro Robecchi sceglie il genere giallo per far conoscere ai lettori la vicenda umana di Augusto De Angelis, scrittore e giornalista durante il fascismo, autore di venti romanzi polizieschi e “padre” del commissario De Vincenzi.

De Angelis, arrestato perché

semplicemente, non aveva ubbidito, semplicemente non era stato al gioco

una volta uscito di prigione, muore a causa di un pestaggio su cui non è mai stata fatta luce, né giustizia.

Servendosi di una trama stratificata, di un giallo nel giallo, Robecchi accompagna il lettore in un viaggio nel passato, negli anni del fascismo e della Seconda guerra mondiale.

A fare da Cicerone e da trait d’union tra passato e presente, il protagonista Manlio Parrini, regista cinematografico di successo.

La figura di Parrini è centrale all’interno della storia e il suo personaggio è caratterizzato in maniera impeccabile da Robecchi che lo dipinge come un uomo che non vuole scendere a compromessi, né piegarsi alle leggi di mercato.

Non mi interessa più, è un posto senza verità

Parrini risponde così a chi gli domanda perché, all’apice del successo, ha deciso di abbandonare il cinema, rivelando la sua natura idealista e in fondo sognatrice.

Questi tratti lo accomunano al commissario De Vincenzi

irrimediabilmente non fascista, non rude, non mascelluto. Un poeta… Incredibile

e al suo ideatore Augusto De Angelis.

La storia si svolge a Milano che però resta sullo sfondo e, sfumata nelle dissolvenze tipiche di una pellicola cinematografica, assume le sembianze del passato grazie agli occhi esperti di Parrini:

È sempre così quando immagina una storia, va a vedere i posti che la contenevano, e li vede diversi da come sono, li vede come li vorrebbe. Sa farlo. È un dono.

Anche l’ambientazione, dunque, riflette il dualismo tra passato e presente che permea l’intero racconto.

A sposare la causa di Parrini, incarnando gli stessi suoi ideali, troviamo un personaggio femminile altrettanto ben delineato da Robecchi: Sara De Viesti,

sceneggiatrice, regista, molto underground, molto invisa al mercato, polemica, scontrosa, il meglio che sentirete dire di lei è che è una bella stronza, è una cosa che si dice di quelli bravi, se ci fate caso

La narrazione segue un ritmo crescente, l’avvio lento è necessario per aiutare il lettore a orientarsi al meglio dentro una trama che intreccia più storie in un doppio piano temporale.

La voce di De Angelis che racconta di sé, come in un flusso di coscienza, permette a chi legge di entrare “dalla porta principale” nella vita dello scrittore, empatizzando con lui fino a sentire l’intima sofferenza dei suoi ultimi giorni.

Alessandro Robecchi

Alessandro Robecchi scrive per vari giornali, per la tivù e per il teatro.

È stato editorialista di «Il manifesto» e una delle firme di «Cuore», tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza e critico musicale per «L’Unità» e per «Il Mucchio Selvaggio».

Ha fondato e diretto il mensile gratuito «Urban».

Attualmente scrive su «Il Fatto Quotidiano», «Pagina99» e «Micromega».

Ha scritto: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue,…

Lo stile di scrittura di Robecchi è scorrevole e brillante, punteggiato da quell’ironia che contraddistingue il protagonista: Manlio Parrini che diventa l’interlocutore ideale del lettore.

Mai come ne Le verità spezzate il giallo non è soltanto un genere letterario di intrattenimento, ma diviene uno strumento di denuncia e di conoscenza.

Attraverso

la storia dell’epoca, le analogie con questa di epoca, la nostra…

il lettore si trova a riflettere sulla libertà e sulla verità, valori di cui tutti parlano ma che rischiano di essere concetti ormai svuotati del loro vero significato.

La vita e la morte di Augusto De Angelis, così come gli ostacoli che incontra Manlio Parrini per poter girare il suo film, insegnano che

la verità non esiste, la libertà è una convenzione, si allarga e si restringe a seconda del periodo storico, dell’ottusità di chi comanda, della volgarità di chi la vieta e la ostacola

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