Un uccellino mi ha detto di Susan Fletcher

Un uccellino mi ha detto Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

SINOSSI

Florrie Butterfield ha avuto una vita piena, ricca di avventure e viaggi in paesi esotici, di grandi affetti, amicizie, passioni.

Adesso che a ottantasette anni si è stabilita a Babbington Hall, una tranquilla casa di riposo nell’Oxfordshire, è convinta che il futuro non le riserverà più colpi di scena.

Confinata su una sedia a rotelle dopo uno stupido incidente domestico, non può tuttavia rinunciare all’antica curiosità, che ora fa di lei un’osservatrice attenta dell’angolino di campagna inglese che la circonda.

Quando la sera del solstizio d’estate la direttrice della casa di riposo precipita dalla finestra del suo alloggio, l’evento viene archiviato come il gesto disperato di una donna triste e sola, dall’esistenza irrimediabilmente scialba.

Ma Florrie è di un altro avviso, e un rovello comincia ad assillarla.

Spalleggiata da un ex professore di latino con un debole per le bretelle sgargianti, cercherà di fare luce sull’accaduto, spingendo la sua sedia a rotelle lungo i giardini rigogliosi e i corridoi scricchiolanti di Babbington, spillando confidenze a tutta una serie di personaggi indimenticabili nella loro incontrastata fragilità.

Le cosiddette sorelle Ellwood, irrefrenabili impiccione, la snobissima Marcella Mistry, e un ex buttafuori convertito alla Chiesa, ora ribattezzato reverendo Joe. Florrie non chiede di meglio: potersi mettere in gioco, ancora una volta, e lanciarsi con rinnovata gioia in un’avventura capace di risvegliare ricordi, sentimenti, e il brivido inebriante di un sogno tutto da vivere.


Quando s’inizia a leggere Un uccellino mi ha detto, sembra di essere catapultati in quelle pubblicità degli anni ’60, coloratissime, piene di sorrisi, volti felici, alberi, piante, animali, qualcosa di molto sdolcinato dove ti accoglie la protagonista del romanzo, Florrie Butterfiled.

Florrie è una donna energica, molto gentile, amorevole, piena di gesti dolci per tutti, prepara biscotti per i nuovi arrivati, prende il tè con gli “eremiti”, raccoglie fiori per donne in piena crisi di mezza età.

Ma non vive su un isolotto nell’oceano Pacifico, è in una casa di riposo, la Babbington Hall, in un paesino sperduto nelle campagne dell’Oxfordshire a Temple Beeches.

La protagonista è ben tenuta e curata, ma completamente sola nella vita.

La forza di Susan Fletcher è proprio quella di riuscire a dipingere l’ambientazione che varia insieme al racconto del passato della protagonista.

Parte da un ambiente ideale, di serendipità dove tutti convivono in armonia, per passare a un quadro a tinte fosche, dove la responsabile amministrativa Renata, con cui Florrie stava instaurando una bella amicizia, vola dalla finestra dell’ultimo piano durante una notte con un temporale spaventoso.

Ecco che Florrie passa dall’essere descritta una dolce donnina ultraottantenne, arzilla e affettuosa, all’apparire una signora anziana su una sedia a rotelle, senza una gamba quindi con una mobilità limitata e con un passato buio e ingombrante, di cui non vuole parlare con nessuno.

Florrie non smetteva di chiedersi come mai si era ridotta a girare per case di riposo mentre dentro sentiva di avere vent’anni, era ancora convinta di saper fare la verticale e c’erano cose che non aveva mai fatto in vita sua, come attraversare la Manica a nuoto, o cavalcare nelle pianure con dei veri cowboy….
Ma c’è anche un’altra sensazione. La percepisce, sotto lo strato di felicità. È scura e si muove lentamente; ha l’occhio vigile, come un luccio.
Di cosa si tratta? Paura? Vergogna? No, sa benissimo che cos’è”

Anche gli abitanti di Babbington Hall sono un gruppo eterogeneo e variegato, popolato però solo da chi ci lavora, dal vicario e da chi vive nella casa di riposo, quindi una comunità chiusa.

C’è Stanhope Jones con le sue bretelle sgargianti che aiuterà Florrie nella sua “indagine”, le sorelle Ellwood che sono le perpetue della situazione, se vuoi sapere qualcosa basta chiedere a loro; la bravura della Fletcher è entrare nel cuore dei personaggi e renderli unici senza perdere la loro umanità.

Il filo conduttore del romanzo è il tentativo di omicidio della responsabile della casa di riposo, Renata, perché di questo Florrie è certa: una donna che solo poche ore prima le aveva confidato quanto fosse innamorata, che voleva sentire tutti i suoi racconti sull’amore, non si sarebbe mai buttata volontariamente dalla finestra.

Mentre beve tè e scambia due chiacchiere con tutti gli abitanti di Babbington Hall, aiutata nella sua ricerca da Stanhope, Florrie ripercorre la sua vita, con tutti gli uomini che ha amato, con i viaggi che ha fatto, con le sue avventure.

Dietro al racconto di una vita avventurosa, piena d’incontri e di viaggi nei posti più esotici, Susan Fletcher cela temi sociali molto forti e attuali come la guerra, la disabilità, l’omofobia, il trauma da parto, gli anziani.

Con una prosa ben scritta e fluida, il lettore si ritrova a viaggiare, catapultato in Africa, Sud America, Parigi; una sorta di giro del mondo sulle orme del passato della protagonista mentre raccoglie indizi su quanto successo nella casa di riposo.

Difficile quindi, catalogare questo libro in un genere solo: è un noir con la denuncia di tanti temi sociali importanti, è un giallo con un omicidio e ci sono anche scene da thriller, il tutto raccolto in un favoloso plaid scozzese, dove ti senti al caldo e al sicuro.

Susan Fletcher

Nata a Birmingham nel 1979, vive e lavora a Stratford-upon-Avon.

Dopo aver studiato inglese all’Università di York, ha svolto un tirocino presso la HarperCollins prima di laurearsi in scrittura creativa alla University of East Anglia.

Nel 2004 ha fatto il suo esordio nella narrativa con il romanzo Eva Green, travagliata vicenda di formazione di una giovane orfana, risultando vincitrice di un Premio Costa e del Betty Trask Award

La riflessione più importante che la Fletcher pone al lettore sotto forma di quesito è: Florrie non ha figli, per questo viene considerata meno.

Meno cosa? Meno significativa. Meno importante. Meno femminile…c’è chi è convinta che avere figli sia la raison d’être di una donna.
Come se Florrie avesse perso un treno che aveva inseguito gridando
“Aspettatemi!”

Una domanda così privata che non dovrebbe essere pensata, figuriamoci espressa, una domanda che, ancora oggi, nessuno pone a un uomo solo, al contrario di solito viene elogiato con un “hai fatto bene a non avere figli, tanti fastidi in meno”.

Un viaggio giallo che riesce ad associare sia quello che Un uccellino mi ha detto (della specie caprimulgi per la precisione) sia una R con il ricciolo sul biglietto, che un viaggio a Parigi e poi in Africa e ancora altro… insomma buon viaggio!

CONCLUSIONE: Un ottimo romanzo da leggere, per sorridere, riflettere e viaggiare in compagnia di Florrie che ha avuto più occasioni ed incontri lei di un paese messo insieme, da gustare senza fretta, seguendo il filo giallo che lo avvolge.

Salottometro:

Susan Fletcher ha accettato di rispondere per noi di Salotto Giallo ad alcune domande in una interessante ed esclusiva intervista a cura di Barbara. Trovate l’articolo e l’intervista completa a questo link.

Un uccellino mi ha detto Salotto Giallo

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