Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Barbara Terenghi Zoia
Oggi ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Fabiano Massimi.
Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, dopo aver lavorato come traduttore e consulente per alcune fra le maggiori case editrici italiane, oggi insegna scrittura creativa nel programma universitario della Scuola Holden.
Per Mondadori ha pubblicato i gialli umoristici Il Club Montecristo (2017 e 2021, vincitore del premio Tedeschi) e Vivi nascosto (2022).
Per Longanesi ha pubblicato L’angelo di Monaco (2020), I demoni di Berlino(2021) e Se esiste un perdono (2023), thriller storici tradotti in numerose lingue che gli sono valsi tra l’altro il premio Asti d’Appello in Italia e il Prix Polar in Francia.
La sua più recente pubblicazione per Longanesi Le furie di Venezia (2024) è stata letta e recensita per Salotto Giallo da Barbara Terenghi Zoia, a questo link. Proprio in occasione di questa uscita, abbiamo chiesto a Fabiano Massimi di rispondere ad alcune domande su questo suo ultimo libro.
Salotto Giallo: Venezia non è solo l’ambientazione del romanzo, ma ne diventa uno dei personaggi principali. Perché hai scelto di affidarle un ruolo così importante all’interno della storia e come ti sei documentato per portare alla luce i suoi angoli più nascosti?
Fabiano Massimi: In generale,
trovo che le città non siano luoghi o men che meno sfondi, ma vere persone – persone collettive, per così dire – e quindi che in un romanzo vadano trattate come personaggi. Grazie per averlo notato.
Venezia, poi, è un personaggio principale nell’immaginario globale.
Ho dovuto documentarmi tantissimo, girarla tantissimo, arrivare a conoscerla non minuziosamente (è impossibile, non basterebbero tre vite) ma intimamente. Sentirla. Da lì è stato facile restituirla al lettore attraverso i sensi di Sauer, Mutti e compagnia: loro la vivono per la prima volta, ne sono affascinati e spaventati, straniti e straniati.
Il fatto poi che si aggirino per calli e campielli in piena notte, che si infilino in palazzi oscuri e salgano su isole inaccessibili è legato alla storia che dovevo raccontare, e ha consentito a me per prima di vedere la città con occhi nuovi. Un conto è arrivare in piazza San Marco via terra in un giorno qualsiasi, ben altro osservarla dall’alto in uno dei giorni più importanti del Novecento: il primo incontro fra Mussolini e Hitler.
Salotto Giallo: La storia di Ida Dalser e del suo segreto, pur essendo vera, come ampiamente documentato dalla bibliografia da te citata, è rimasta pressoché sconosciuta. Secondo te per quale motivo non è mai stata raccontata nei libri di storia?
Fabiano Massimi: Non ho una risposta netta e definitiva per questa domanda, che è fondamentale e apre abissi di incredulità.
Che il Duce abbia potuto tener segreti, segregare e quindi far sopprimere la sua prima moglie e il figlio che gli aveva dato (il suo maschio primogenito, quindi l’erede del Regime) è talmente incredibile ed emblematica della violenza dell’uomo che tutti dovremmo conoscerla, almeno in Italia. Invece ha resistito a quasi un secolo di tentativi, anche nobilissimi, di rimetterla al centro del discorso.
Documentari, saggi, film premiati ne hanno parlato, eppure sono in pochissimi a ricordarla. Davvero la Storia è un mare magno che tutto inghiotte. Davvero siamo una nazione (una civiltà?) di smemorati. Lotofagi con Wikipedia.
Ma certo non ci facciamo bella figura, come esseri umani e come italiani, a contemplare un simile episodio nella nostra storia recente. Vogliamo parlare di rimozione?
Salotto Giallo: Nei tuoi romanzi il nucleo di partenza è sempre costituito da una storia vera ma poco conosciuta, attorno alla quale costruisci, integrandola, l’intera trama. Perché questa scelta e cosa cambia nell’ambito della stesura di un romanzo partire da una storia vera anziché da una completamente inventata?
Fabiano Massimi: Ho scritto anche romanzi completamente inventati – la serie gialla degli Ammutinati, che parla di un gruppo di ex detenuti che indaga su casi di ingiustizia – e non ho preclusioni o preferenze in merito.
Semplicemente, con L’angelo di Monaco, il primo romanzo della serie di cui fa parte Le furie di Venezia, ho incontrato una storia vera mai raccontata che dovevo (dovevo) riportare alla luce, e farlo mi è risultato molto congeniale.
Al di là del successo di vendite, delle tante traduzioni, dell’affetto del pubblico per i personaggi di Sauer, Mutti, Sandor, Johanna, è stata proprio la facilità (vorrei dire la felicità) con cui scrivo questi thriller storici a convincermi che sia una strada da proseguire.
Poi bisogna considerare il filo comune anche con Il club Montecristo e Vivi nascosto (i gialli che dicevo): in tutti si parla di ingiustizie non sanate. Si vede che è il mio tema. E raccontando, in qualche misura, posso fare giustizia io.
Salotto Giallo: Quali sono i motivi per cui prediligi ambientare i tuoi romanzi durante il periodo storico della seconda guerra mondiale?
Di fatto, la scelta del nazi-fascismo non è stata una scelta, o meglio, non è stata una scelta mia. Posso dire che sono stato scelto dalle vicende?
Dopo aver scoperto il caso di Geli Raubal, il processo di documentazione mi ha messo in mano tutta una serie di altri episodi dimenticati che cadono negli stessi anni, per cui sono andato avanti a raccontare quegli anni. Va detto che la somiglianza con i nostri anni è impressionante.
Forse a questo punto vorrò continuare per vedere come si evolvono i due periodi storici in parallelo. Tra i prossimi romanzi, comunque, ne avrò anche di contemporanei o di ambientati nella prima guerra mondiale. Uno che mi chiama inizia addirittura nel VI secolo d.C.!
Salotto Giallo: Tra i libri che hai scritto, ci sono anche i due gialli della serie “Il club Montecristo”. Gli appassionati del genere si chiedono se arriverà il terzo capitolo di questa serie, cosa rispondi?
Fabiano Massimi:
I romanzi degli Ammutinati sono, nei miei piani, dieci.
Di certo continuerò, e mi piacerebbe pubblicare il terzo, che chiude un primo arco o ciclo, nel 2027, a dieci anni dal primo. Ma si sa che con i piani bisogna andare piano…
Salotto Giallo: Giochiamo con la fantasia: hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?
Fabiano Massimi:
John Updike, senza dubbio. Il cantore dell’infedeltà nella provincia americana.
E vorrei sapere se dopo il divorzio da Mary, avendo sposato una delle sue tante amanti, Martha, smise davvero di tradire o continuò senza dirlo; e se smise, perché lo fece; e se alla fine si è pentito di aver lasciato Mary, di essersi allontanato dai figli, di essere cambiato così radicalmente per amore.
Perché alla fine è l’amore che muove tutto – anche Le furie di Venezia ne è una estrema dimostrazione.
Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista e gli dà appuntamento al prossimo libro.

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