Recensione di Monica Truccolo
SINOSSI
L’estate dei mirtilli
Luglio 1962. Una famiglia di nativi americani, appartenente all’etnia Mi’kmaq, arriva nel Maine dalla Nuova Scozia per raccogliere i mirtilli.
Qualche settimana dopo, la figlia più piccola, Ruthie, di quattro anni, scompare. L’ultimo a vederla, seduta ai bordi del campo, è il fratellino Joe, appena più grande di lei. A nulla servono le ricerche dei famigliari per tutta l’estate e le estati a venire.
Nonostante il tentativo di superare il lutto, gli anni condannano la famiglia a una catena di tragedie: la morte di un altro figlio, Charlie, che decreta la fine delle «estati dei mirtilli», e la lunga latitanza di Joe.
Nella stessa regione, una ragazza di nome Norma è tormentata da sogni orribili che assomigliano a ricordi, costretta da una madre claustrofobica a un senso di colpa inestinguibile. Senza che lei ne abbia davvero coscienza, la ricerca di sé stessa, dai contorni confusi e incerti, verrà intralciata dai continui depistaggi della famiglia.
La verità le si paleserà solo dopo cinque decenni di dolore e di silenzio, in cui le toccherà ripercorrere ogni giorno della sua vita precedente, vissuto adesso come un tradimento.
In questo romanzo d’esordio, che ha già convinto critici e lettori di molti Paesi, tutti bevono whisky puro o diluito «per tenere a bada il dolore» del corpo e della mente.
Ci si lascia consumare dalla rabbia ma si accoglie chi è fuggito a braccia aperte e senza accuse.
Ci si ritrova. Un ritmo incalzante, una storia crudele in cui le bugie si sommano e moltiplicano la disperazione finché, d’improvviso, si recupera la tessera mancante del puzzle e il mondo comincia ad assumere senso.
Perché il perdono può asciugare le ferite e liberare i fantasmi di una vita.
Il giorno in cui Ruthie scomparve, le mosche nere sembravano essere particolarmente fameliche. I bianchi del negozio dove facevamo la spesa dicevano che noi indiani eravamo buoni raccoglitori di mirtilli perché c’era qualcosa di acido nel nostro sangue che teneva lontano le mosche nere.
L’estate dei mirtilli inizia con una famiglia di nativi americani della tribù Mi’kmaq provenienti dalla Nuova Scozia, che arriva nel Maine per la raccolta dei mirtilli nei mesi estivi.
Hanno cinque figli di cui Ruthie è la più piccola, di soli quattro anni.
Un giorno, Ruthie che è in compagnia del fratello Joe, sei anni, improvvisamente scompare.
La polizia locale, prontamente chiamata dopo la scomparsa della piccola, non sembra molto interessata alla sua ricerca e liquida la famiglia.
I genitori sono in preda alla disperazione, con in mano solo una semplice denuncia di scomparsa.
Le ricerche da parte della famiglia andranno avanti per settimane senza alcun esito positivo. Di Ruthie non c’è alcuna traccia, sembra sparita nel nulla.
Nel frattempo, un altro fratello di Ruthie muore durante una lite a una festa, così la famiglia decide di lasciare per sempre il Maine e di fare ritorno a casa.
La scomparsa di Ruthie segnerà in maniera indelebile la vita di Joe.
Il fatto di essere stato l’ultimo a vederla prima della scomparsa, e il conseguente senso di colpa lo perseguiteranno per tutta la vita, facendo di lui un uomo distrutto dal dolore.
La sua vita sarà disagiata e vagabonda, lontana dalla famiglia di origine, dalla moglie e dalla figlia. Un dolore con cui chi legge empatizzerà, sentendolo parte di sé.
Nessun altro ricordava di aver visto Ruthie quel giorno, dopo che io avevo dato il pane ai corvi e mi ero portato l’indice alla bocca. «Non dirlo a mamma Ruthie».
«Non ti farò mai la spia, Joe.» La sua voce era delicata e aveva uno sguardo particolare. Muto e pensoso. È strano quel che si ricorda quando le cose vanno storte. Cose che non ti si fisserebbero mai nella memoria in un giorno normale diventano indelebili.”
Il romanzo è strutturato a capitoli alterni, tra il presente e il passato, dove i protagonisti raccontano la loro prospettiva: quella di Joe e quella di Norma, una giovane donna che scoprirà verità angoscianti e inspiegabili all’interno della sua famiglia apparentemente comune.
Una famiglia di cui Norma non si sente parte, in cui vive costantemente alla ricerca di un senso di appartenenza che non trova, con dei genitori così diversi da lei, sia fisicamente che caratterialmente, e con una madre apprensiva da cui si sente soffocare.
La presenza dei fratelli di Joe e Ruthie, Ben e Mae occupano una parte basilare nella storia, ricoprendo ruoli fondamentali nelle tempistiche del romanzo, completandolo con le loro traversie.
Adesso Ben dorme in un lettino accanto al mio. Sta sveglio tutta la notte, terrorizzato che io esali il mio ultimo respiro durante il suo turno. Quando nel lettino non c’è lui, c’è Mae che russa e borbotta. Siamo rimasti solo noi, adesso: mamma, Mae, Ben e io.
I personaggi de L’estate dei mirtilli sono numerosi, tutti ben delineati, caratterizzati e realizzati, tanto che fungono da completamento della storia.

Amanda Peters
Amanda Peters, canadese, insegna letteratura e teatro inglese presso la Acadia University (Nuova Scozia).
Alcuni suoi racconti sono stati premiati nel 2018 e 2021.
L’estate dei mirtilli è il suo primo romanzo: ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali la Andrew Carnegie Medal for Excellence in Fiction (2024), il Best Crime First Novel 2024, il Discover Prize 2023 di Barnes & Noble.
È stato il Best of 2023 di «New Yorker» e «Harper’s Bazaar», nonché di Book Riot, «Christian Science Monitor», American Booksellers Association).
Un libro scritto bene, più che piacevole, che si legge velocemente perché la Peters ha sapientemente dosato gli eventi e le vicissitudini di tutti i protagonisti.
C’è zia June, sorella della madre di Norma, con cui la ragazza si confida raccontando molte delle sue vicende e delle sue emozioni, e c’è anche Alice, l’amica di zia June che aiuterà Norma, in qualità di terapeuta, a ritrovare la sua strada e le sue origini.
Il fato è briccone. Ama disporre tutti i segnali per vedere se sei in grado di metterli insieme e dare un senso alle cose che non hai mai pensato potessero averne uno.
Non c’è nulla da scoprire, anche se non mancano i colpi di scena, ogni evento viene raccontato o intuito dal lettore coinvolgendolo nella vita quotidiana, nelle dinamiche di ogni soggetto.
Uno straordinario pezzo di narrativa, una storia di resilienza, speranza e determinazione, un racconto che va assaporato per sentire le emozioni di ogni personaggio.
Una lettura stimolante e avvincente che regalerà al lettore tante sensazioni, dalla tenerezza all’inquietudine.
L’estate dei mirtilli ha la forza di avvolgere il lettore e di trattenerlo tra le sue pagine.
Con la lingua sciolta dall’alcol e dagli antidolorifici, dico: «Se è ancora da qualche parte là fuori, voglio vederla prima di morire».
Vengono affrontati temi delicati e dolorosi, in primis la discriminazione, la morte di un figlio, l’alcolismo, l’omosessualità, la malattia terminale e molte altre tematiche che offrono ulteriori sensazioni. Impossibilie non empatizzare con i protagonisti.
«Dice che non vede l’ora di incontrarti di persona e di abbracciarti forte.»
Salottometro:



