Rubrica a cura di Cristina Casareggio
Recensione di Rosaria Sorgato
SINOSSI
Rosie studia all’Università di Oxford e una volta al mese va a Londra a trovare la madre, una donna cupa, intristita, che si rifiuta di parlare del passato.
Alla sua morte, Rosie si ritrova in possesso di una collezione di bambole e di un vecchio quaderno di fiabe scritte in un alfabeto di cui ha solo un vago ricordo; storie che l’accompagnano nella Russia del 1915, in un tempo lontano in cui già si respira il vento della rivoluzione.
Un mondo avventuroso e romantico, colmo di violenza e tradimenti, che custodisce un grande amore, profondo e proibito, tra una nobildonna e un bolscevico.
Rosie decide di accettare un lavoro di ricerca proprio a Mosca, sua città d’origine, dove intende scavare nei segreti della sua famiglia per scoprire cosa è realmente accaduto prima che lasciasse la Russia.
Armata del quaderno come di una bussola che le indica la strada, ritroverà il filo di una matassa complessa e letteralmente costellata di colpi di scena.
Quando ogni mistero sarà svelato e le memorie che si volevano seppellire verranno alla luce, allora la vita potrà riprendere il suo corso, con la consapevolezza che il nostro innato desiderio di appartenenza, se può condurre a verità dolorose, può anche aiutarci a perdonare. In fondo, se una storia è bella, se è capace di coinvolgere ed emozionare, noi vogliamo crederci.

La bambola di porcellana si presenta come un’opera di valido spessore letterario, che fonde abilmente la narrazione storica con una riflessione su temi universali e sull’esperienza umana.
La narrazione segue, su piani storici alternati, le vicende di diversi personaggi, tra cui spiccano Tonya, Rosie (o Raisa) e Valentin.
Tale scelta strategica permette di esplorare le diverse prospettive e le epoche storiche attraverso le quali si sviluppa la storia.
La sovrapposizione dei piani temporali e la loro interconnessione evidenziano anche la complessità e la profondità dei personaggi.
Tonya, una nobildonna russa, attraversa le vicende tumultuose della Rivoluzione russa, della caduta dell’aristocrazia agli anni del regime stalinista, offrendo una rappresentazione vivida delle trasformazioni sociali e politiche della Russia del XX secolo.
Rosie, invece, rappresenta il presente, quello degli anni ’90, mentre cerca di fare i conti con un passato doloroso e misterioso, mentre Valentin, un leader bolscevico, incarna le contraddizioni e le tensioni ideologiche di quell’epoca.
Questa complessità di personaggi e trame è uno dei punti di forza de La bambola di porcellana, che così mantiene un equilibrio tra le storie individuali e il più ampio contesto storico.
I temi del tradimento, della vendetta, della verità, dell’amore, della lealtà, della riconciliazione e della redenzione sono al centro del romanzo e gli conferiscono un respiro epico.
Questi temi, sebbene universali, vengono esplorati attraverso il prisma della storia russa, offrendo una riflessione più ampia sull’impatto della storia sulle vite individuali.
Il romanzo, infatti, non si limita a raccontare una storia d’amore o un mistero avvincente, ma offre una meditazione sulla storia russa del XX secolo, evidenziando come gli eventi storici abbiano plasmato la vita dei cittadini russi.
In questo senso, si pone come un’opera di rilevanza storica e culturale, che invita il lettore a riflettere sul passato per comprendere meglio il presente.
Il libro è anche un omaggio alla tradizione letteraria russa che si manifesta nella profondità psicologica dei personaggi, nella complessità delle trame e nella riflessione sulla natura umana.

Kristen Loesch
Kristen Loesch è cresciuta a San Francisco.
Laureata in Storia, ha poi conseguito un master in Studi slavistici all’Università di Cambridge.
La bambola di porcellana, pubblicato in Italia da Marsilio nel 2024, è il suo romanzo d’esordio, da cui verrà anche tratta una serie tv.
Kristen Loesch riesce a integrare questi elementi letterari con una padronanza narrativa che rende il romanzo avvincente.
Un elemento stilistico distintivo è l’inclusione di riferimenti a fiabe della tradizione narrativa russa che fungono da metafora per le vicende dei personaggi e per la storia stessa di quel paese, evocando un mondo mitico e arcaico che coesiste con la realtà brutale e moderna del XX secolo.
L’abilità narrativa dell’autrice rende le scene vivide, sviluppa personaggi complessi e utilizza il dialogo in modo efficace per sviluppare la trama.
Questa maestria narrativa permette al romanzo di mantenere un ritmo sostenuto, che coinvolge il lettore dall’inizio alla fine, e bilancia l’azione con la riflessione, offrendo non solo una storia coinvolgente, ma anche un’esperienza intellettuale ed emotiva profonda.
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