In salotto con… Peter D’Angelo e Fabio Valle

In salotto con Peter D'Angelo e Fabio Valle

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Claudia Pieri

Oggi ospiti dello spazio interviste “In salotto con…” Peter D’Angelo e Fabio Valle.

Peter D’Angelo è un giornalista, autore televisivo e regista di documentari. Ha firmato inchieste per importanti quotidiani nazionali, come Il Corriere della Sera e La Repubblica. Ha collaborato inoltre con vari programmi televisivi, tra cui Report, Presadiretta, Le Iene, e Agorà. Nel 2018 con Fabio Valle ha pubblicato con Chiarelettere Fisco S.P.A. Gli sbagli e le ingiustizie delle agenzie delle entrate. Come possiamo difenderci.

Fabio Valle è regista, giornalista e scrittore. È autore di documentari e come giornalista ha pubblicato inchieste e articoli per quotidiani nazionali e riviste come Il Corriere della Sera e Il Test. Ha pubblicato, tra l’altro, Diario di uno stagista di successo, scritto con Nicola Basso.

Nel 2024 i due autori pubblicano con Fandango Libri Il figlio peggiore, letto e recensito da Claudia Pieri per Salotto Giallo a questo link. Abbiamo chiesto agli autori di rispondere a qualche domanda sul loro libro per questa interessante intervista.

Salotto Giallo: Come nasce la vostra collaborazione? E chi di voi due ha avuto l’idea di scrivere Il figlio peggiore?

Peter D’Angelo e Fabio Valle: L’idea è nata parlando. Io e Fabio parliamo per ore, giorni, settimane. Spesso senza che ci sia una meta da definire, è più un circuito per levrieri che inseguono una lepre fatta di parole. Nuotiamo attorno alle idee finché non avvistiamo un minimo di terra, a quel punto iniziamo a buttare giù le coordinate. Saliamo sull’atollo, se ha ancora senso, scriviamo il progetto.

Ogni idea è frutto di centinaia di idee cassate, represse nel sangue, cancellate, cestinate, a volte proprio abbandonate sul nascere se uno dei due pone il veto. Siamo una sorta di organizzazione con ambizioni internazionali, ma agiamo come amministratori di condominio, le idee meravigliose devono scontrarsi con le cose pratiche della realtà.

Salotto Giallo: Il romanzo sembra scritto da una sola persona, come siete riusciti a raggiungere una tale armonia? E quale procedimento di lavoro avete adottato per la stesura del libro?

Peter D’Angelo e Fabio Valle: Abbiamo stili diversi, per questo ognuno scrive cose sue, senza compromessi. Io, ad esempio, per conoscere meglio quello che penso devo entrare nelle situazioni in cui non sono mai stato, e quest’esercizio è libero.

La scrittura è armonia deforme, sartoriale, dove le emozioni e le parole vengono usate come remi infuocati per creare una via tra canneti di parole.

Questo resta un esercizio esterno che ci fa raffinare lo stile personale.

Poi, c’è la scrittura coordinata, come il nuoto sincrono, ognuno cede un pezzo di libertà per andare incontro alle certezze dell’altro. Una volta preso il passo, viene automatico.

Salotto Giallo: “Nei sistemi democratici, il controllo e la manipolazione dell’informazione è fondamentale, come fondamentale è saper sfruttare gli elementi già interni alla società che fanno presa sulla gente…”. In queste pagine denunciate la manipolazione e il controllo dell’informazione. Voi siete entrambi giornalisti, come vivete “da dentro” la consapevolezza del ruolo spesso manipolatorio dei mezzi di informazione e come giudicate lo stato attuale dell’informazione in Italia?

Peter D’Angelo e Fabio Valle: L’informazione è potere. L’informazione in situazioni di conflitto aperto, o conflitto a bassa intensità, diventa propaganda, ma questa è storia, non diciamo nulla di nuovo.

Gli anni Settanta hanno visto accadere cose impensabili, scriteriate. Vanno collocate nel contesto della guerra fredda. Esistono una verità storica e una verità giudiziaria. I depistaggi, le false testimonianze, i falsi gruppi maoisti, le strategie erano incredibilmente sofisticate nella loro semplicità, e usavano elementi già presenti nella società. In quel momento Le porte della percezione di Aldous Huxley, i libri di Jack Kerouac, la voglia di sperimentare stati di coscienza superiore, erano già vivi nella società.

Queste inerzie sono state piegate e usate in modo, evidentemente, raffinatissimo.

Salotto Giallo: Carlo, il protagonista del romanzo, è un giornalista “schivo, intelligente, presuntuoso, intrattabile. Simpatico e disponibile con gli ultimi, arrogante e polemico con i colleghi finti intellettuali e i politici amiconi”. In quali di queste caratteristiche vi riconoscete e quali invece non vi appartengono?

Peter D’Angelo e Fabio Valle:

Siamo un distillato di ogni aggettivo, poi il tempo, il contesto, e le persone che abbiamo attorno influenzano l’emergere di una caratteristica o l’altra, perché non siamo dei minerali, assorbiamo e reagiamo alle cosa che accadono.

Chi non ha colleghi ignifughi ad ogni forma di confronto? Arroganti, vittime del classico effetto Dunning-Kruger, ovvero che chi meno sa, urla e appare il più sicuro nell’esposizione. Chi invece sa – davvero – di più tende al dubbio omissivo, almeno in linea generale. Questo crea una spirale virtuosa negativa. In senso ampio,

negli ultimi anni, la comunicazione è stata consumata all’altare del binomio amico/nemico, pro/contro, intelligente/ignorante, come se non esistesse un pensiero intermedio. Questa polarizzazione ingenua e violenta l’abbiamo subita, o invocata, maturando una sorta di indifferenza verso l’altro. Abbiamo cassato i dialoghi, i confronti, i dibattiti, spinti da una pressione mediatica asfissiante. Abbiamo allontanato chi la pensa diversamente da noi. Un cosa aberrante.

In psicologia sociale questo fenomeno ingroup/outgroup definisce la possibilità di poter sentire l’altro diverso, non appartenente alla specie, e quindi si diventa tolleranti anche nei confronti della violenza, e l’annullamento dell’altro. Follia. 

Salotto Giallo: “Non è un caso che alla fine tutti pensino che un tossico sia un delinquente e non un malato”. È ancora questo il pensiero diffuso, a vostro avviso?

Peter D’Angelo e Fabio Valle: Il sentire comune è quello dal quale posso attingere.

Ognuno di noi pensa di essere migliore degli altri, inutile negarlo. Ognuno pensa di vivere le emozioni nel modo migliore, ognuno di noi pensa di essere nel giusto (anche noi ovviamente lo pensiamo, ma siamo pronti alla sconferma). Ma, poi, quello che conta davvero sono le azioni.

Le parole non definiscono quello che siamo sincereamente, quello è un esercizio estetico. Le azioni invece sono quello che siamo in realtà.

Posso pensare che un tossico sia un malato, ma poi evitarlo. Oppure posso pensare che sia un delinquente, ma con empatia provare ad aiutarlo con un piccolo gesto, per chi lo fa – come dare la mano, parlare, ecc. -ma grande per chi lo riceve.

La filantropia antropologica è una grande maschera, sicuramente utile per sentirci coerenti con il pensiero di essere sempre nel giusto. Ma inutile in termini assoluti. 

Salotto Giallo: Giochiamo con la fantasia: avete la possibilità di sedervi nel nostro Salotto con il vostro autore preferito, per fargli una sola domanda: chi invitate? E cosa gli chiedete?

Peter D’Angelo e Fabio Valle: Abbiamo autori preferiti molto distanti, quasi dissonanti con quello che scriviamo.

Fabio apprezza Emanuele Trevi, io stimo Paolo Nori. Io, se dovessi incontrare Paolo Nori, gli chiederei di darmi una mano con il trasloco. Mentre, parleremmo di tutto, per giorni. Poi, come tutti, impareremo a vedere le mancanze dell’altro, e finiremo per provare indifferenza.

Salotto Giallo ringrazia gli autori per la disponibilità all’intervista.

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