Il figlio peggiore di Peter D’Angelo & Fabio Valle

Il figlio peggiore Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

SINOSSI

Roma, 1970.

Cinquecentosessanta tossicomani al di sotto dei 25 anni. Nessun eroinomane.

L’eroina a Roma è sconosciuta.

Novembre 1975.

Gli eroinomani in Italia sono stimati in ventimila.

L’Italia è traumatizzata dai primi morti di eroina.

L’eroina non è arrivata misteriosamente, a caso, tutto d’un tratto. “Il figlio peggiore” è un romanzo che prende spunto dai fondamentali documenti del ROS e dalla testimonianza di un ex agente del SID relativi all’inchiesta sull’operazione Blue Moon, nome in codice della capillare opera di somministrazione di stupefacenti in ambienti legati ai movimenti di opposizione, parte di un più ampio piano di guerra “non convenzionale”.

Il figlio peggiore è un romanzo in cui la storia recente del nostro paese si mescola alla cronaca, e trova nel noir l’espressione narrativa più idonea per far arrivare al lettore i tanti messaggi e spunti di riflessione che il racconto sottende.

“Di cosa stiamo parlando, quale sarebbe questo mezzo tanto potente ?”
“E’ la droga, Onorevole.”

La droga, quella sostanza che in cambio di un illusorio e transitorio momento di benessere, si prende la vita, vena dopo vena, goccia dopo goccia, e che nei primissimi anni Settanta, si diffonde a macchia d’olio tra i giovanissimi, mietendo molte vittime innocenti.

Peter D’Angelo

Giornalista, autore televisivo e regista di documentari, ha firmato inchieste per il “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “Panorama”, “L’Espresso” e “il Venerdì”.

Ha collaborato inoltre con vari programmi televisivi, tra cui “Report”, “Presadiretta”, “Le Iene”, “Petrolio”, “Mi manda Raitre” e “Agorà”.

Nel 2018 ha pubblicato con Chiarelettere Fisco S.P.A. Gli sbagli e le ingiustizie delle agenzie delle entrate. Come possiamo difenderci, scritto con Fabio Valle.

In queste pagine gli autori ricostruiscono, un tassello dopo l’altro, il percorso che in quegli anni portò l’eroina ad invadere Roma e, successivamente, l’Italia intera, e lo fanno affidandosi al personaggio di Carlo, un giornalista

schivo, intelligente, presuntuoso, intrattabile. Simpatico e disponibile con gli ultimi, arrogante e polemico con i colleghi finti intellettuali e i politici amiconi

“Un cane sciolto” si direbbe,

per lui il giornalismo viveva di intuizioni e inchieste sul potere dei palazzi, non dei fatterelli di quartiere né della contabilità delle veline

determinato nella sua professione, alla costante ricerca della verità, ma umanamente fragile e vittima egli stesso delle sostanze stupefacenti:

il viso consumato di Carlo, lo sguardo allo stesso tempo ossessivo e assente, ma vivo

Intorno a Carlo gravitano altri personaggi che rivestono un ruolo importante nella narrazione: Luca, Silvia, Selce, un commissario di polizia e un medico accomunati dalla stessa sete di sapere.

Fabio Valle

Regista, giornalista e scrittore.

È autore di documentari, come THERAPY (2018) e pubblicità (A2A, Hikvision).

Come giornalista ha pubblicato inchieste e articoli per quotidiani nazionali e riviste come “Corriere della Sera” e “il Test”.

Ha pubblicato, tra l’altro, Diario di uno stagista di successo, scritto con Nicola Basso, e Fisco S.P.A.

Gli sbagli e le ingiustizie delle agenzie delle entrate. Come possiamo difenderci (Chiarelettere, 2018), scritto con Peter D’Angelo.

I due autori prestano la massima attenzione alla caratterizzazione dei protagonisti, facendo emergere la profondità dei personaggi, ponendo l’accento sui loro ideali e sui loro convincimenti, ma anche sui dubbi che iniziano a corroderli da dentro:

Il fine giustifica i mezzi. Ma quei mezzi avevano ormai raggiunto un livello inaccettabile, un limite che stava per essere superato.

Sullo sfondo, Roma e le sue piazze, dal centro alla periferia, descritte con la stessa cura con cui vengono rappresentati i personaggi; non solo palcoscenico, ma parte integrante del tessuto sociale di quegli anni.

Questo romanzo sfugge alle normali classificazioni di genere, per le tematiche affrontate e per il modo in cui vengono raccontate.

Le sommosse, i movimenti politici, le condizioni di vita in carcere, infine la droga come mezzo di contrasto e di controllo degli agitatori:

bisogna mettergli la gente contro, convincerla che siano pericolosi, e allo stesso tempo bisogna dividerli, metterli gli uni contro gli altri, creare un clima di diffidenza

perché

non è un caso che alla fine tutti pensino che un tossico sia un delinquente e non un malato

Su tutto, il ruolo fondamentale giocato dall’informazione, manipolata e manipolatoria:

nei sistemi democratici, il controllo e la manipolazione dell’informazione è fondamentale, come fondamentale è saper sfruttare gli elementi già interni alla società che fanno presa sulla gente

Pagine dipinte con grande realismo che raccontano al lettore uno spaccato importante dell’Italia agli inizi degli anni 70.

Un libro denso, per gli argomenti che affronta e per lo stile narrativo utilizzato, che non lascia nulla all’immaginazione, spesso crudo e crudele nel suo perseguire l’obiettivo della veridicità.

Gli autori traducono alla perfezione le immagini in parole, stimolando nel lettore i sentimenti più disparati, dove a prevalere è un senso di sgomento e angoscia che aumentano a mano a mano che si entra nel vivo del racconto, grazie anche alla forte corrente di empatia che si accende con i personaggi principali, soprattutto con Carlo.

Il figlio peggiore è un romanzo che scava dentro ognuno di noi, un pugno sferrato al centro dello stomaco, forte e diretto, che non fa sconti, che lascia spiazzati e con una grande amarezza da elaborare.

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